WhatsApp censura 2 milioni di profili per ‘false informazioni’. WhatsApp per la prima volta ha bloccato più di 2 milioni di utenti in India per aver diffuso fake news. La notizia è fresca, ma sorprende perché a scatenarla è una regola che WhatsApp aveva diramato nell’Aprile 2021, e che pochi credevano sarebbe stata applicata veramente.

La dell’inoltro indiscriminato

Nell’Aprile 2020, infatti, WhatsApp annunciava la futura limitazione di eccessivo inoltro di messaggi. Tale regola era prevista per quei profili che inoltravano in maniera tipicamente ‘spam’ uno stesso contenuto o messaggio a numerosi altri utenti.

In India, maggior mercato della compagnia, WhatsApp ha trovato comunque milioni di profili secondari spam per aumentare la ‘viralità’ di un link. La decisione, non casuale, arriva anche a seguito dell’inoltro indiscriminato di notizie sulla situazione pandemica e sul Covid-19.

WhatsApp censura 2 milioni di profili per 'false informazioni'

Chi è stato bloccato

Il blocco interessa profili con un “tasso di messaggi elevato e anormale”, notizie non verificate, così come foto e video. Il 95% dei divieti dipende “dall’uso non autorizzato di messaggi automatici o di massa”. E’ l’algoritmo di Intelligenza Artificiale in comune con Facebook ad aver individuato i fake, con un’analisi del comportamento degli utenti senza lettura del contenuto delle conversazioni.

C’entra il concetto di Fake News?

Questa è la vera domanda alla quale, per ora, non possiamo avere risposta. L’unica risposta finale sarebbe possibile grazie a un’analisi dell’Intelligenza Artificiale che ha compiuto questa cernita tra gli utenti. Ma i dati sono coperti e segreti, così come i metodi di profilazione degli utenti delle compagnie social.

Tuttavia uno primo sguardo vede chiaramente come la censura si sia abbattuta su quei profili che diffondevano notizie in palese contrasto con la comunicazione ufficiale e, per questo motivo, marcate come ‘fake news’.

WhatsApp censura 2 milioni di profili per 'false informazioni'

E’ giusto censurare?

A chi scrive la censura non piace mai, anche se alle volte può diventare necessaria. A chi scrive piacciono ancora di meno i tifosi della censura: coloro che pur non essendo coinvolti in alcun meccanismo decisionale tifano perché ci sia chi separa le notizie false dalle vere.

Ancora di più: a chi scrive non interessa veramente decidere se quello che ha fatto WhatsApp sia giusto o sbagliato, ma portare alla luce un’inevitabile conseguenza.

Parlare di verità nel tempo potrebbe diventare rischioso, perché la stiamo affidando a chi crea gli algoritmi che permettono una più comoda comunicazione. Chi non parla di verità, o almeno non prova a pensarla, finisce col parlare di banalità, con l’intrattenersi, con il non fare mai domande. Questa potrebbe essere una linea di condotta che in futuro assicurerà l’utilizzo dei media e dei social, lasciando le questioni serie sempre di più fuori dal discorso.