Venere degli Stracci a Napoli: occasione sprecata

Venere degli Stracci a Napoli: occasione sprecata

Venere degli Stracci a Napoli: occasione sprecata. Avete mai incontrato dal vivo un attore hollywoodiano? A me è successo qualche anno fa. Ero in piazza della Scala, a Milano, notte inoltrata, nessuno in giro, e a seguito di una decina di bodyguards è comparso dal nulla Arnold Schwarzenegger, proprio lui, l’ex Governator. La cosa che più mi ha colpito è stato rendermi conto che è basso… ovvero, non è basso ma di certo non alto come me lo ero sempre immaginato da bambino. Ci torneremo su questo…

La manifestazione di arte diffusa a Napoli con Pistoletto

Nel frattempo a Napoli è iniziata una manifestazione di arte diffusa. Napoli, a differenza di molte città che hanno volutamente lasciato dimenticare le tradizioni popolari, è sempre un ottimo palcoscenico per l’arte contemporanea (quando non ci si mettono d’impegno a farla diventare merce da finanziamenti).

La manifestazione prende il via dal concetto sempre più utilizzato di “arte diffusa“, ovvero stupire il pubblico ignaro con opere dietro l’angolo, mentre si passeggia nel centro urbano. La città è come un museo espanso. Stavolta arrivano dei big dell’arte contemporanea che magari non conoscete di nome ma, quasi sicuramente, riconoscereste attraverso alcune loro opere.

Curata da Vincenzo Trione, consigliere del sindaco per l’arte contemporanea e l’attività museale, porta tra le piazze e le strade opere di Antonio Marras, Michelangelo Pistoletto, Gaetano Pesce, Claudio Parmiggiani, Francesco Vezzoli, Daria D’Antonio e Paolo Sorrentino.

Tra tutte spicca l’opera più famosa e riprodotta: la “Venere degli Stracci” di Michelangelo Pistoletto, del 1967. Non a caso è stata installata in Piazza Municipio.

Venere degli Stracci a Napoli: occasione sprecata

Il mio rapporto con la città è lunghissimo, ho già esposto a Napoli questa Venere parecchie volte quando era più ‘piccola’, adesso è cresciuta ed è grandissima in piazza Municipio. È stata finalmente considerata un’icona del nostro tempo e qui viene presentata a dimensione iconica” (Pistoletto)

La Venere è effettivamente “cresciuta“: l’opera proposta a Napoli è alta 7 metri e ha un diametro di base di 7,5 metri. E’ composta anche da una vera montagna di abiti usati, attaccati in modo mediamente sicuro e che, nei giorni passati, sono stati descritti come un “invito ad atti vandalici”.

La Venere ha già cambiato dimensione in passato

Non è la prima volta che la Venere degli Stracci cambia di dimensione. La primissima versione la troviamo a Biella, presso CittadellArte, Fondazione Pistoletto. Ne abbiamo due riproduzioni al Museo di Arte contemporanea di Rivoli e alla Tate Gallery di Liverpool. Questa prima versione dell’opera, che è effettivamente quella che vediamo sui libri di storia, è alta 1.30 m. Ulteriori tre calchi in gesso finiscono prima a Napoli, poi in Germania e infine a Milano.

Nel 1970 vengono realizzate due copie in gesso di altezza leggermente maggiore, per il Toyota Museum of Contemporary Art in Giappone e il Hirschhonn Museum di Washington. Infine il 1972 ne vede una ricoperta d’oro presso la collezione Lia Rumma di Napoli.

Venere degli Stracci a Napoli: occasione sprecata

Vi ricordate di Schwarzenegger? Ecco, quando per la prima volta ho visto la Venere degli Stracci dal vivo sono rimasto stupito in maniera molto simile. E’ piccolissima. Provate con la mano a segnare sul vostro corpo 1.30 m. Ecco, in quell’altezza ci sta la statua con tanto di stracci. E non è tutto: la piramide di stracci non è affatto una piramide, ma è molto schiacciata e, infatti, la base è un quadrato di circa 40 cm. Provate a vedere su un righello quanti sono 40 cm, è pochissimo (niente battute, uomini!).

Vedere il Governator e la Venere dal vivo è stato bello. In entrambi i casi ho intuito la realtà umana oltre che iconica.

Venere degli Stracci a Napoli: occasione sprecata

Ora, Michelangelo Pistoletto ha tutto il sacrosanto diritto di espandere, rimpicciolire o stravolgere la sua opera, ma qui mi sembra che il concetto di “opera” sia stato proprio perso.

Pistoletto offre alla città di Napoli esattamente ciò che si aspetta: una esemplificazione monumentale, perché solo i monumenti finiscono nei libri. Un’opera di grande impatto, che sovrasta e annichilisce. Gigantesta in quantità, perché la qualità non può essere spiegata al grande pubblico.

Quest’opera, che vive della sua notorietà, perde così ogni mistero imponendosi nella funzione di cartellone pubblicitario delle icone contemporanee. Offrire al pubblico ciò che vuole non è il mestiere dell’arte.

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