Valentina Arzilli: assumo persone di cuore per produrre dolcezza. Cosa vuol dire “scoprire una persona”? Per noi significa rimanere affascinate nel trovare un’unicità che non ha paura di descriversi, nei propri pregi e debolezze. Abbiamo già presentato Valentina Arzilli, alla guida del marketing de La Perla, cioccolato Torino, e la sua passione innovativa per il cioccolato, ma intervistarla è stato un salto in un mondo!

Come ti definisci? Sei per tutti una donna d’azienda, innovatrice, comunicatrice, tu come ti presenti?

Io sono una sognatrice. Mi piace guardare avanti e guardare l’orizzonte e vedere che cosa può diventare quello a cui sto lavorando. Ci sono cose che mi vengono naturali. Io riesco a vedere chiaramente i miei obiettivi e la strada da percorrere. Devono avere comunque un’anima quelle mete e allora. anche se ci vorrà del tempo e dell’impegno, cerco di costruire in quella direzione, verso quella visione e questo mi definisce come sognatrice. Non mi spaventano le sfide, mi piace fare le cose per bene. Lavoro per far funzionare le cose. Questo è il mio vero obiettivo in azienda e in tal modo posso definirmi. Quando lavoro posso anche identificare obiettivi da qui a 10 anni all’interno della mia azienda e preparare il lavoro verso quegli obiettivi. Li tengo ben saldi, sempre davanti a me. 

Come hai iniziato? Hai sempre avuto l’idea di entrare nell’azienda di famiglia?

Assolutamente no. Ho fatto un mio percorso di studi con l’istituto d’arte, perché l’arte l’avevo nell’anima. Musica e disegno. Mio papà mi ricordava sempre che il mio dovere era comunque studiare e mi piaceva studiare, molto, e andavo bene a scuola. Dopo la maturità però ho capito che non avevo una missione ben definita… tipo dottore o ingegnere. Sapevo però che se avessi ascoltato la vena artistica sarei stata solo una delle tante e, invece, io cerco l’eccellenza. Allora ho detto “va bene, mi iscrivo a scienze politiche internazionali così inizio a immagazzinare informazioni e cultura”.

Una scelta molto matura devo dire

Ero sicura sarebbe venuto un momento in cui sarebbe emerso quel che ero ma nel frattempo dovevo accumulare cultura. Mi sono laureata a dicembre 2002 e dopo 15 giorni ho fatto un biglietto di sola andata per Londra. Mi ci sono trasferita non sapendo proprio l’inglese e ho cercato lavoro nei vari caffè. Ho fatto 5 giorni di porta a porta a chiedere lavori senza capire cosa mi dicessero, ma dopo 8 mesi avevo imparato la lingua, mi mantenevo da sola e avevo cambiato modo di ragionare.

Poi sei tornata in Italia

Sono tornata su Roma per un Master che mi interessava in comunicazione internazionale Europea. Mi hanno presa e ho lasciato Londra, rimanendo a Roma quasi un anno. Dopo mi hanno preso per una società a Firenze che si occupava di internazionalizzazione di aziende. Sono rimasta a lavorare lì per sei mesi ma non ero molto contenta del posto. Quando quindi mi è finito il contratto sono tornata a Torino.

Valentina Arzilli: assumo persone di cuore per produrre dolcezza

Infine la svolta della vita, quella che avevi sempre avuto sotto gli occhi ma evidentemente non era ancora tempo…

Mentre facevo colloqui mio padre mi chiese di accompagnarlo a Parma alla fiera del Food. C’era bisogno di braccia e a me è andato bene perché, tanto, non stavo ancora lavorando. Parto per Parma e quando alla fiera ho visto l’espressione e le stelline negli occhi delle persone che assaggiavano il nostro prodotto… ho detto “ma qui c’è un mondo da fare.. qui si lavora con le emozioni!”. Quindi quando sono tornata a casa per chiudere i contatti aperti in fiera sentivo anche a livello fisico una leggerezza nella testa e le farfalle nello stomaco.

All’epoca l’azienda di tuo padre era molto più piccola, giusto?

L’azienda di quegli anni, 2005-2006, era di fatto un negozio. Tre dipendenti con mio padre, e un piccolissimo laboratorio per creare il cioccolato. Mi è parso chiaro ci fossero grandi potenzialità e già vedevo dove potevamo arrivare. Tuttavia quando ho deciso di entrare ufficialmente, l’ho fatto in punta di piedi perché non conoscevo le dinamiche dell’azienda e non mi volevo imporre, oltre al fatto che avevo mio padre dall’altra parte: uomo di altra generazione, fattosi da solo, duro e lavoratore d’altri tempi.

In più dovevo fare io il mio percorso di crescita… quindi un sacco di dinamiche che si incrociavano e rischiavano sempre di trasformarsi in conflitto, in lotta tra gli ego. Però a me era chiaro dove saremmo potuti arrivare e già leggevo il nostro marchio vicino a determinati competitor, con determinati flussi di capitale ed è in questa direzione che mi sono messa a lavorare. La prima cosa che ho fatto è stato aprire l’export che oggi è una delle nostre forze, poi mi sono messa a studiare il posizionamento del Brand e a fare vero e proprio marketing

Che strategie hai seguito per crescere?

Facciamo quindi prima di tutto il restyling del logo, Inserendo la parola ‘cioccolato’ insieme a ‘Torino’, nasce così “La perla, cioccolato Torino” per dire cosa e dove. Dopodiché abbiamo impostato una strategia che stiamo portando ancora oggi avanti, facendo uscire il concetto di eccellenza del cioccolato dal solo comparto Food. Abbiamo così creato collaborazioni con brand di alto profilo del food, ma anche del design, della Automotive, del fashion, in modo da avere una visibilità trasversale.

A fare da apripista rimane l’intuizione che mio padre ebbe nel 1992, e cioè riprendere il tartufo di cioccolato come ricetta storica Piemontese che veniva fatta prevalentemente in casa, proprio con questa forma irregolare a tartufo. Una meraviglia che rimane il nostro biglietto da visita nel mondo. Nel 2016, infine, avevo in mano esattamente l’azienda che avevo immaginato quasi 10 anni prima. Oggi siamo a 35 persone e continuiamo a strutturarci ulteriormente.

Valentina Arzilli: assumo persone di cuore per produrre dolcezza

Qual é la vera ricchezza di un’azienda?

Le aziende sono fatte di persone e il vero valore delle aziende sono le persone.

Tutto si può imparare e cambiare, ma il valore della persona che entra é ciò che cambia veramente le cose. Essere una persona di cuore è fondamentale, soprattutto se si produce qualcosa di dolce e che debba trasmettere belle sensazioni.

Cosa sono per te L’onore e l’onestà?

Per me l’onore è avere questa opportunità e poterla portare avanti. L’onore è ciò che mi tiene retta nella consapevolezza di appoggiare i miei piedi su basi solide e pulite. L’onore è la gratitudine per il regalo che la vita mi ha fatto e che con il mio impegno sto portando avanti, ma rimane un regalo.

E’, in altre parole, un mix tra gratitudine e principi che stanno alla base dell’essere retta, quindi un collegamento tra radici e azione. L’onestà è una delle cose che fonda la mia vita: non riesco a sopportare le omissioni e le scale dei grigi.

Ci vuole chiarezza nelle relazioni, qualunque esse siano, qualsiasi ostacolo, dubbio o titubanza può essere sciolto e chiarito da una confronto più o meno diretto. Per me onestà è dire quello che penso, fare quello che dico. Essere come mi vedi.