Un’Intelligenza Artificiale vince il concorso artistico. “L’opera è sorprendente ed evoca l’arte rinascimentale” questo il commento di uno dei giudici quando Jason Allen ha vinto il primo premio al concorso artistico della Colorado State Fair con un’immagine generata da un‘intelligenza artificiale.

Un’Intelligenza Artificiale vince il concorso artistico. Come sono andati i fatti

Jason Allen ha presentato un’opera grafica dal titolo “Théâtre D’opéra Spatial” al concorso di belle arti della Colorado State Fair, nella sezione “fotografia digitale”. Nel concorso sono accettate opere fotografiche modellate digitalmente, ma l’immagine di Jason, che ha battuto gli altri 20 artisti aggiudicandosi 300 dollari, era stata totalmente creata da un’intelligenza artificiale.

Al momento dell’iscrizione Jason ha solo accennato alla cosa e i giudici, non certo ‘updated’ in quanto a tecnologie, non hanno proprio capito cosa stavano accettando. L’immagine, infatti, era il risultato di un algoritmo di intelligenza artificiale, Midjourney, in grado di generare immagini realistiche su comando dell’utente.

Un'Intelligenza Artificiale vince il concorso artistico

Chi la utilizza non deve far altro che descrivere (e scrivere) in modo più dettagliato possibile la scena che si vuole far apparire, il resto lo fa tutto il programma. “Théâtre D’opéra Spatial” ritrae di tre figure, vestite con abiti fluenti, che fissano un luminoso mondo ultraterreno.

Come funziona l’attuale AI

Di programmi per creare immagini da descrizioni verbali ce ne sono parecchi ormai. Alcuni più raffinati, altri meno ricchi di librerie, ma ormai il procedimento è ben noto. L’Intelligenza artificiale viene istruita con miliardi di esempi grafici da abbinare a ogni parola o concetto. Se, per esempio, scrivessimo ‘sedia’ in un motore di ricerca uscirebbero milioni di figure. Lo stesso vale per concetti più astratti, come potrebbe essere ‘noia’ o ‘paradiso’. Questi stessi materiali vengono analizzati dai vari programmi di AI che, con la quantità, raggiungono un comune denominatore grafico per ogni parola.

I programmi di oggi poi, parecchio raffinati rispetto alle generazioni precedenti, sono in grado di intendere lo scopo di una descrizione oltre alle singole parole.

Possono imitare interi stili visivi, riprodurre finti documenti antichi o libri per bambini, interpretare e fingere uno stato d’animo particolare dell’autore mentre creava l’opera. Onestamente oggi, guardando molte immagini prodotte da AI, siamo in difficoltà nel capire se c’è dietro o no una mano umana.

La parola all'”Autore”

Bisogna che le persone superino la loro negazione e paura di una tecnologia che potrebbe potenziare nuove invenzioni e rimodellare il nostro mondo. L’AI è uno strumento, proprio come il pennello è uno strumento. Senza la persona, non c’è forza creativa

Così ribatte Jason Allen a chi lo accusa di aver imbrogliato (tralasciando di aver giocato più sulla ignoranza dei giudici che sulle loro paure)

Ho iniziato con una semplice immagine mentale, una donna con un abito vittoriano a balze, che indossa un elmetto spaziale, e ho continuato a perfezionare le istruzioni, usando i test per creare davvero una scena epica, come da un sogno. Ho trascorso 80 ore a realizzare più di 900 iterazioni dell’opera, aggiungendo parole come “opulento” e “sfarzoso” per perfezionarne il tono e la sensazione.”

“(…) Quando ho guardato il lavoro che avevo completato ho visto una realtà soprannaturale… qualcosa che non siamo nemmeno stati in grado di sperimentare, oltre il grande aldilà. Ma il ritmo dell’arte dell’IA si sta muovendo forse anche più velocemente di Internet. Stavo guardando l’arte di un mese fa. In termini tecnologici sono decenni. Questo pezzo è antiquato rispetto a quello che sta facendo Midjourney ora.”