Ugly Design: il peggio del brutto di Instagram… “ma cosa?!”

Ugly Design: il peggio del brutto di Instagram… “ma cosa?!”. Ugly Design è tra le pagine Instagram consigliate assolutamente per il 2021. Ad oggi conta quasi 700 mila followers.

Negli anni hanno fatto un lavoro di collezione del brutto in giro per il mondo veramente invidiabile. Nella loro descrizione della pagina semplicemente “solo il meglio del meglio“.

Oggi vi facciamo vedere un po’ di quel meglio del meglio del brutto di tutto il mondo, sperando che vi divertiate quanto noi; poi, per chi non sarà stufo delle immagini, una piccola chiusa a questo articolo per capire meglio come il concetto il ‘brutto’ si sta evolvendo in internet.

Billie Eilish: marchiarsi per essere felici

Ugly Design: il peggio del brutto di Instagram… “ma cosa?!”

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Ugly Design: il peggio del brutto di Instagram... "ma cosa?!"

Il concetto di Brutto

“La bellezza sta solo in superficie. Ma il brutto arriva arriva fino all’osso.” (Dorothy Parker)

Se vogliamo affrontare il concetto di brutto, prima dobbiamo metterci d’accordo sulle definizioni. Ognuno di noi si è spesso imbattuto sulla polemica “cos’è bello cos’è brutto” nella sua vita. Spesso (e volentieri, per far cessare discussioni inutili) si finisce con la solita banalità per far partire un brindisi riparatore: “bello è ciò che piace“. Ma questa, in fin dei conti, altro non è che una tautologia abusata.

Il brutto invece spesso è rilasciato anche a giudizi morali nella nostra storia. Accettato che bello è ciò che piace, è difficile capire cosa sia brutto perché, in fondo, a qualcun altro potrebbe pure piacere. 

“Come tutte le mattine si alzò si guardò allo specchio e si vide bruttissima: ci mise un’ora a farsi brutta.”
(Ennio Flaiano)

Insomma: se a me piace è bello, ma se non mi piace magari è bello per qualcun altro. Per questo motivo il “brutto” si unisce a qualcosa di meno epidermico nella nostra cultura e linguaggio.

“Inutile comprare creme antirughe, cosmetici, trucchi.
È la cattiveria a farvi brutte, non l’età.” (Twitter)

Col tempo (e soprattutto negli ultimi anni, con l’ascesa del politically correct) la bruttezza è interna, scelta liberamente da chi poi si dimostra tale, segno di perfidia o di insicurezza. 

“La bruttezza non sta mai nel volto, nel corpo, ma in qualcosa che si ha dentro.
Nell’infelicità di non sapersi apprezzare.” (Twitter)

Mary, la influencer che sbugiarda i critici d’arte è virale

Il concetto di Brutto in Instagram

E invece poi arriva la leggerezza di una pagina come Ugly Design a sparagliare le carte: niente pensiero retrostante, niente obiettivi educativi, solo un reportage da ridere.

Se facciamo cadere il velo che copre le immagini che state vedendo, scopriamo che l’assoluta maggior parte di queste fotografie hanno una sola vera cosa in comune: persone che non vorremmo essere.

Gli stessi design, le stesse buffonate fatte malissimo, le vediamo ogni giorno nelle case dei ricchi eccentrici in Instagram. E’ pieno là fuori di rapper che hanno tavoli con braccia umane a sostenerli, o cavalli impagliati nel salotto. Solo che se lo fanno loro, a prescindere modelli da invidiare, le trovate sono “curiose”, “assurde”, “postmoderne!”, oppure quando le vediamo, anche più brutte, in una galleria di arte contemporanea sono “shocking” “updated”.

Se invece sono gli ignoranti, i “poveracci”, quelli che si vede che hanno scattato la foto con un cellulare di 5 anni fa, beh, diventano tutte cose brutte.

La bellezza in Instagram, mi viene da pensare, è legata strettamente all’invidia verso una vita più patinata, più fotografata. Chi sta chiaramente peggio di noi in Instagram non può che collezionare bruttezza, anche raccogliendo gli stessi oggetti. 

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