Ruba 72 mila euro al museo: “è una performance artistica”. L’artista Jens Haaning ha rubato quasi 72 mila euro al Kunsten Museum di Aalborg, i giornali hanno rimbalzato la notizia chiedendosi se questa possa essere considerata una performance, ma la realtà, almeno dalle parole dell’artista, sembra più semplice.

Come sono andati i fatti

Jens Haaning è un artista danese, classe 1965. La sua arte è concettuale e minimalista, negli ultimi anni il mercato ha apprezzato molto una serie di lavori dove Jens criticava la struttura del capitalismo.

Nello specifico, le opere di questa ultima serie sono pannelli dove vengono esposte ordinatamente banconote necessarie a comporre uno stipendio, un valore, un guadagno, una persona. La società e noi costretti a guardare l’uomo solo attraverso i suoi ricavi e ad accorgerci delle disparità solo se monetizzate. Dei ‘ritratti’ contemporanei.

Il Kunsten Museum of Modern Art di Aalborg, Danimarca, lo sceglie per la rassegna “Work it Out” dedicata ad arte ed esperienza lavorativa. Il museo commissiona due grandi cornici che contengono 534 mila corone danesi in contanti, pari a 71.808 euro. Rappresentano il reddito medio annuo di un lavoratore danese e austriaco. Il museo fornisce di conseguenza anche il denaro necessario all’installazione, con l’accordo di restituirlo per il 16 gennaio 2022, data di fine della mostra.

“Le opere illustrano come appare fisicamente un reddito annuo. In questo modo, l’artista punta l’attenzione sia alla retribuzione come strumento per misurare il valore del lavoro, sia alle differenze nazionali all’interno dell’UE. (…) Fianco a fianco, le banconote sono montate con cura e mostrate come un’opera classica incorniciata in vetro. Soldi fantastici e un’estetica accattivante”

Ruba i soldi al museo: "è una performance artistica"

Il cambio di programma di Jens

Succede tutto all’improvviso, come nei migliori colpi di scena: l’artista nella sua comunicazione cambia senza preavviso il titolo dell’opera, che diventa “Take the Money and Run” (Prendi i soldi e scappa).

Fatta questa comunicazione decide di tenersi i soldi e al museo risponde bellamente che la provocazione è ciò che volevano, e la provocazione è ciò che hanno avuto.

Nelle dichiarazioni pubbliche, invece, il tono è meno di intenti, molto pratico:

“Incoraggio altre persone che hanno condizioni di lavoro miserabili come le mie a fare lo stesso. Se sono impegnati in qualche lavoro di merda e non vengono pagati, e in realtà gli viene chiesto di pagare soldi per andare a lavorare, allora prendete quello che potete e battetevi”.

La trovata dell’artista potrebbe anche derivare da un mancato pagamento delle opere da parte del museo, che ancora non era stato versato nella somma di 1.340 euro, e che oggi il direttore Lasse Andersen rilancia a 6 mila euro.

Ruba 72 mila euro al museo: “è (davvero) una performance artistica”?

Chiaramente bisognerebbe essere nella testa dell’artista per capire cosa veramente abbia voluto fare. Le ipotesi sono parecchie e tutte, in certo modo, convincenti:

  • Ha voluto veramente fare una performance. Può sembrare strano, ma dovete pensare che il mercato dell’arte contemporanea riduce molti artisti a pensare tutto il giorno “cosa faccio che non sia stato ancora fatto“. Non può essere esclusa come ipotesi e, se così, ha fatto parlare di sé: ottimo lavoro (non escluderei anche una silente complicità con il museo).
  • Si è vendicato per pagamenti che non arrivavano. In questo caso una vendetta ben congegnata, un po’ prevedibile forse.
  • E’ scappato con i soldi. In tal caso ha fatto bene. Questo lo dico solo perché ha tirato giù con uno spintone un grande velo di ipocrisia. Vi parlo da operatore del mondo dell’arte contemporanea, e da tale posizione so una cosa che non si può mai dire in pubblico: i musei guadagnano con l’arte, curatori guadagnano, assistenti e grafici guadagnano con l’arte, articolisti e collezionisti guadagnano con l’arte. Fondi pubblici arrivano per spazi, fondazioni, organizzazioni e curatele. Indovinate chi, negli anni, non ho visto proprio guadagnare? Possibile che quando si fa una mostra l’artista venga, il 90% delle volte, non pagato affatto perché per lui è tutta visibilità?! Mi potreste, per favore, dire qual è il supermercato dove comprare pane con visibilità? Perché, se non l’aveste ancora capito, la visibilità porta ad altre mostre, e il giro ricomincia da capo. Jens ha fatto benissimo a riprendersi una posizione da protagonista anche economico dell’esposizione, seppure le sue opere continuano a non piacermi.

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