Polemica documenta 15: gli artisti hanno sempre ragione?

Polemica documenta 15: gli artisti hanno sempre ragione?

Polemica documenta 15: gli artisti hanno sempre ragione? Documenta sta perdendo un pezzo alla volta. Per chi non lo sapesse, Documenta è una rassegna di arte contemporanea fondata nel 1955. Ha luogo a Kassel ogni 5 anni, e insieme a Biennale di Venezia e Manifesta è la vetrina più importante del panorama artistico mondiale. Vediamo per prima cosa, molto in breve, cosa sta succedendo.

Cosa sta succedendo a Documenta?

La 15esima edizione di Documenta ha inizialmente visto una denuncia pubblica spiccata dal Consiglio Ebraico Tedesco contro la scelta di alcuni artisti selezionati. La direzione di Documenta è affidata al collettivo indonesiano ruangrupa, che si è visto arrivare l’accusa di aver incluso “artisti attivisti anti-israeliani”. Nella specifico si parlava del collettivo Taring Padi, accusato di contenuti fortemente antisemiti.

La direzione di Documenta ha negato l’accettazione di opere anti-semite, ma non abbastanza. L’artista tedesca Hito Steyerl ha fatto notare il poco impegno nel negare questa accusa e ha rimosso le sue opere perché “non ho fiducia nella capacità dell’organizzazione di mediare e tradurre le complessità. Ciò si riferisce al rifiuto ripetuto di favorire un dibattito inclusivo sostenuto e strutturalmente ancorato attorno alla mostra, nonché al rifiuto de facto di accettare la mediazione”.

Polemica documenta 15: gli artisti hanno sempre ragione?

In pochi giorni sono seguite anche le dimissioni da consulente di Meron Mendel, direttore dell’Anne Frank Educational Institute. Entrambe queste prime uscite non si è capito molto bene quanto siano legate alla mera presenza di alcuni artisti o alla incapacità della direzione di giustificare quelle presenze. Non è stato chiaro se la ‘goccia’ sia stata l’inclusione delle opere sotto attacco (poi rimosse) o il tentativo fallito di spiegare al pubblico una situazione complessa nei pochi caratteri di un comunicato ufficiale.

Alle volte meglio “pararsi…”

Certo, poi, ognuno lavora prima di tutto per sé.

Così entrambi i fuoriusciti si sono anche creati una solida rete di sicurezza. In fondo non si sa mai in questi dibattiti dove cadrà la scure del politicamente corretto. Così Steyerl ha anche aggiunto che se ne andava, oltre al motivo di principio, perché le maestranze di Documenta sono sottopagate. Mentre Mendel ha specificato che il collettivo ruangrupa non era stato collaborativo quando gli aveva proposto di infilare all’interno dell’organizzazione un consiglio di “esperti di antisemitismo” per decidere tutti insieme!

Onde non pensiate che queste siano “baruffe” tra specialisti, i ruangrupa sono stati poi chiamati in audizione davanti al Parlamento Tedesco per rispondere del fatto che artisti israeliani ed ebrei non erano presenti nella mostra. Solo che, davanti alla commissione, elenco alla mano hanno dimostrato la presenza di entrambi.

Polemica documenta 15: gli artisti hanno sempre ragione?

Su chi abbia ragione nello specifico caso di Documenta, non saprei dirvelo con certezza. Mi sono fatto un’opinione, che tale resta. Il pubblico che legge queste notizie, però, deve stare molto attento a fare le dovute distinzioni. Queste sono faccende legate all’attivismo sociale e politico, non all’arte.

La differenza è molto importante. Quando il pubblico sente la parola “arte” pensa ingenuamente a qualcosa di bello e disinteressato. Non collega “arte” a un concetto di conseguenza del fare artistico, ma a un qualcosa legato all’eccellenza umana (quanti fraintendimenti su questo!!!!!!).

Sapere che “un’artista” ha messo in moto una protesta, ammanta tale protesta di eccellenza e di un senso del giusto disinteressato. Così non deve essere. Possiamo avere massima stima della persona, condividere o meno le sue posizioni. Dobbiamo però fare attenzione: un’artista fa arte quando si esprime con la propria arte. Al di fuori di questo entra nell’arena di tutti noi, arena popolata da opinionisti, politici, attivisti, gente del bar sport. Non porta con sé alcuna aura di giustizia a prescindere. Gli artisti sono influenzati dalle stesse mode politiche e sociali di tutti noi, non hanno “salvacondotti” per non sporcarsi le mani. Hanno presunzioni, ignoranze, ideologie preferite, malizie, tutte le cose che ci accomunano quando vogliamo issarci a detentori della verità sul campo.

Parlare oggi di quel che succede a Documenta ci serve solo a capire questo: non per forza dove ci sono gli artisti schierati c’è la posizione corretta da tenere. Se sentiamo parlare di “anti-semitismo”, “razzismo”, “sessismo” o altre parole d’ordine, e vediamo artisti che entrano nelle barricate stiamo attenti a presumere che siano scandali da portare fino davanti a un Parlamento. In quel momento quegli artisti sono prima di tutto attivisti o, peggio, ‘furbacchioni‘. Vanno presi e misurati in tal senso, ricordando che anche i nostri artisti immortali (anche i miei) qualche volta hanno sostenuto vere cretinate.

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