Mirella Bentivoglio censurata da Facebook: ottimo! L’algoritmo di Facebook decide di censurare per “istigazione all’odio” un’opera d’arte contro il razzismo e la violenza.

Il caso

Mirella Bentivoglio nel 1971 crea un collage che parla dei delitti a sfondo razzista della polizia. Il quadro ha titolo Fiore Nero e viene esposto alla Biennale di Venezia del 1978 all’interno della mostra “Materializzazione del linguaggio”. Il collage è un insieme di ritagli in bianco e nero dove è narrata la vicenda tragica e di cronaca di un giovane afro-americano ucciso da un poliziotto. La composizione forma un fiore su fondo nero, e il gambo viene fatto con ritagli dei titoli, dove campeggia a chiare lettere “Funerali di un negro ucciso”.

Stazione dell’arte, giovane museo a Ulassai, Nuoro, dedicato a Maria Lai, artista di punta della storia moderna della Sardegna, decide di esporre l’opera. Tra le altre è proprio quest’opera che dà l’immagine alla comunicazione della mostra. L’esposizione si intitola L’altra faccia della luna, organizzata dalla Fondazione Stazione dell’Arte, in collaborazione con l’Archivio Mirella Bentivoglio.

Messa l’immagine sui social, l’algoritmo di Facebook la censura immediatamente: l’opera incita all’odio.

La sospensione della pagina ci ha colto di sorpresa e amareggiato, se pensiamo che una grande artista come Mirella Bentivoglio ha fatto delle battaglie per i diritti, per l’inclusione e l’emancipazione femminile i suoi vessilli. Abbiamo da subito attivato tutte le procedure di ripristino della pagina non senza difficoltà, in quanto le operazioni di recupero risultano alquanto macchinose e nemmeno i tempi sono certi. Confidiamo di poter riattivare il canale quanto prima”, Davide Mariani, direttore di Stazione dell’Arte.

Mirella Bentivoglio censurata da Facebook: ottimo!

Così sono andati i fatti. La mostra apre proprio mentre sto scrivendo, di sabato 25 Settembre, e poco importa ai fini del nostro articolo se Facebook si accorgerà o meno dello scivolone.

Quel che è certo è che questo evento ci permette di dire cose interessanti, che spesso non si ha occasione di dire oppure, più frequentemente, si ha l’ipocrisia di non dire.

La censura svela la posizione

La censura mi fa schifo, lo ripeterò sempre, mi schifano di più solo quelli che, senza alcun ruolo, diventano fan della censura. Ora, a fianco della giustissima protesta del museo sardo e dell’Archivio Bentivoglio si sono immediatamente schierati molti mezzi stampa. Quello che non mi convince è che quegli stessi mezzi stampa sono stati, da anni a questa parte, i principali fautori delle più svariate ipotesi di censura. A partire dal togliere la parola ai portatori di “Fake News“, per passare alla moda della cancel culture, finendo a censurare chiunque non fosse rispettosissimo della questione di genere. Non mi voglio addentrare nel merito di queste scelte, che posso o meno condividere, ma pretendo un vademecum almeno. Quando è giusto censurare e quando no? E perché l’arte non può essere censurata? E’ anch’essa un linguaggio che esprime idee. Perché ad oggi, mi sembra, la censura è ben calata su chi non sia coautore della propria linea di pensiero, mentre è condannata se va a toccare voci accettate.

La censura fa anche bene all’arte

Facciamo cadere anche un secondo velo di ipocrisia. L’arte e gli artisti da sempre si nutrono avidamente dell’inconsapevole lavoro del censore. Quest’ultimo, per parere personale, è un essere per lo più disonesto oppure ottuso, un burocrate insomma. Sul suo lavoro, come su un ‘utile idiota’, si scatena la fantasia e la provocazione degli artisti, è un vero carburante inconsapevole. L’arte è sempre una funambola che gioca con i limiti della società.

Questo giustifica l’idiozia della censura (che è presente allo stesso modo nell’algoritmo e in chi l’ha creato)? No, ma sarebbe ipocrita dire che la censura della quale stiamo parlando fa del vero male all’arte. Questo si può ancora dire, e giustamente, quando la censura distrugge le opere materiali, quando riduce alla fame, quando manda “a rieducare” gli artisti. Quella fa e faceva veramente male all’arte. Ma oggi la censura, quando possibile, è una goccia in un secchio, e diventa quasi più potente nel suo essere stimolo che nel suo essere limite (esempio: Facebook mi censura un’immagine? Proclamo sul social pubblicamente il mio sdegno e sotto metto il link dove ho comunque caricato l’immagine. Gli utenti ne saranno attirati molto più rispetto al semplice caricarla sul social).

La censura fa anche bene alla comunicazione

Pronti ad abbattere il terzo muro di ipocrisia: quanti di voi avrebbero saputo della mostra a Nuoro? Quanti di voi si ricordano di Mirella Bentivoglio? Quanti di voi erano stati scossi dall’opera Fiore Nero?

Questa censura è manna dal cielo per una mostra. La censura, nel tempo della comunicazione globale e atomizzata, è una delle poche prove che il nostro contenuto esiste.

Per concludere e chiarire, la censura in sé, e anche questo caso nel particolare, mi continuano a fare schifo. Fortunatamente, e senza volerlo, rimettono luce su un’artista che lo merita.

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