Mary: l’influencer che sbugiarda i critici d’arte è virale

Mary: l’influencer che sbugiarda i critici d’arte è virale. Con il progetto The Iconoclass sta facendo ridere tutti i musei.

Si può anche essere superficiali e spiritosi quando si entra in un museo. Una risata di gusto è un modo vivo di mettersi in contatto con le opere d’arte, certo molto più vivo che leggere acriticamente una targhetta a muro.

In fondo nel modo di comunicare di Mary McGillivray c’è qualcosa di molto buono e di preoccupante. Ma questo secondo aspetto lo lasciamo a chi saprà arrivare alla fine dell’articolo.

Chi è Mary McGillivray, l’influencer virale che sbugiarda i critici d’arte

Mary McGillivray è una giovanissima influencer di TikTok (per qualche dritta su TikTok leggete qui), sbarcata per seguire i numeri anche sulle altre piattaforme social, Instagram, Youtube, etc.

Mary, l'influencer che sbugiarda i critici d'arte è virale

Si è laureata all’Università di Melbourne e ha iniziato a realizzare contenuti video comici e coinvolgenti per TikTok e YouTube sulla storia dell’arte.

“Sin da quando ho visto ‘Ways of Seeing’ di John Berger al liceo, ho capito che volevo essere in grado di raggiungere le persone come ha fatto lui e demistificare il mondo spesso soffocante ed elitario della storia dell’arte”

Il progetto The Iconoclass

Formalmente Mary McGillivray ha veramente una formazione da storica dell’arte, però ha rinunciato a fare bella figura quando andava a vedere mostre con gli amici.

Ha scelto di buttarla sul facile, iniziando a dare qualche dritta che si scambiava nelle aule per ricordarsi i vari autori della storia dell’arte. La cosa è talmente piaciuta, come un velo elitario che lascia nuda una intera classe intellettuale, che ha deciso di aprire un canale TikTok.

Mary, l'influencer che sbugiarda i critici d'arte è virale

Sono seguiti il canale Youtube | Instagram | Twitter | Sito ‘istituzionale’ | Patreon 

tutto sotto il nome di The Iconoclass (il corso di iconoclastia!)

“La storia inizia nel primo periodo COVID in Australia nel 2020—ah, ricordi—dove mi sono ritrovato bloccata in casa senza niente da fare. Ho deciso di fare buon uso della laurea in storia dell’arte e delle mie capacità di editor video per utilizzare TikTok. Non avevo idea che alla gente sarebbero piaciute le mie prime battute sugli affreschi omoerotici, ma 10 mesi dopo, eccoci qui!”

Scopriamo gli autori più famosi della storia dell’arte con The Iconoclass

1 “Se sembra il caos dopo un blackout in cui tutti barcollano nel buio sotto una sola luce di emergenza, è un Caravaggio”

Mary, l'influencer che sbugiarda i critici d'arte è virale

2 “Se c’è un bambino bello, allora è Barocco, ma se c’è un bambino brutto, è Medioevo”

3 “Se è un ritratto di Rembrandt, è un Rembrandt”
Mary, l'influencer che sbugiarda i critici d'arte è virale
4 “Se ci sono persone ricche che si divertono all’aperto, allora è Rococò”
Mary, l'influencer che sbugiarda i critici d'arte è virale
5 “Se mentre lo guardi pensi di avere bisogno degli occhiali, allora è Impressionismo”
Mary, l'influencer che sbugiarda i critici d'arte è virale
6 “Se c’è vendetta femminile e rabbia contro gli uomini, allora è Artemisia”
Mary, l'influencer che sbugiarda i critici d'arte è virale
7 “Se assomiglia a un cassetto organizzatore Ikea, allora è cubismo”
Mary, l'influencer che sbugiarda i critici d'arte è virale
8 “Se assomiglia a un teatro storico di dilettanti, allora è Neo-classico”
Mary, l'influencer che sbugiarda i critici d'arte è virale
9 “Se c’è più carne al vento di una spiaggia di nudisti, allora è Rubens”
Mary, l'influencer che sbugiarda i critici d'arte è virale
10 “Se ti fa pensare a una… (organo riproduttivo femminile), allora è Georgia O’Keeffe

Mary, l'influencer che sbugiarda i critici d'arte è virale

Critica d’arte vera: leggi 7 domande a Barbara Pavan sull’arte tessile

Il lato nascosto di questo tipo di narrazione

E’ divertente, lascia il pensiero leggero a cavalcare su sbuffi di risate spensierate. Ancora meglio: smaschera la seriosità e l’inavvicinabilità dell’arte classica.

Al contempo, però, noto come ogni frase descriva l’atteggiamento o l’apparenza delle figure ritratte, mai l’opera. La figura umana sovrasta su tutto. L’unica cosa che siamo in grado di riconoscere nelle immagini siamo noi stessi, nei nostri atteggiamenti e commenti spensierati (e “spensierato”, stavolta, non è proprio in senso positivo).

L’unico metro di giudizio non è più l’uomo, non c’è umanesimo in tutto ciò, ma è la nostra noia, la nostra quotidiana mediocrità. Ci sentiamo bene a ritrovarla anche dove ci avevano insegnato non ci fosse. Ci troviamo così bene a sapere che non c’è altro da pensare. Ci convinciamo che siamo un metro di giudizio affidabile. 

Mentre facciamo tutto ciò non possiamo più essere piccoli e insignificanti… ma neppure grandi.

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