Martina Vitrani: quando fotografare significa “leggere dentro agli sguardi”

Continuo la scoperta dei fotografi che hanno composto la giuria del concorso ‘Il rumore del Silenzio’.

Oggi conosciamo Martina Vitrani, e lo facciamo attraverso le sue stesse parole, rubate mentre conversavamo di progetti e ricordi.

 

“Amo il mondo della fotografia da quando ero molto piccola, mi hanno regalato la prima macchina fotografica quando ero in prima media e, da allora, ho cominciato a sperimentare partendo dalla natura e da ciò che osservavo attorno.

Dopo le medie mi sono iscritta alla scuola di fotografia e nel 2018 arriva il diploma.

Ho sfruttato tutte le opportunità che la scuola mi ha fornito: avendo al suo interno uno studio fotografico mi fermavo oltre l’orario, quando c’erano delle ore libere a scuola e tutte le volte che potevo andare ero in laboratorio.

Dopo il diploma decido di incrementare il mio percorso e mi sono iscritta all’accademia Baumer di Milano e ho approfondito la post produzione, ritocco, basi fondamentali per chi vuole intraprendere questo percorso.

Nel frattempo ho sempre lavorato nella fotografia, facendo foto di qualsiasi tipo: dagli appartamenti ai matrimoni, ritratti, foto della natura… questo mi ha permesso di comprendere in modo significativo quello che realmente mi piace, ossia la fotografia di ritratto, in specifico la fotografia di moda.

Infatti il mio occhio fotografico è particolarmente attratto dalle simmetrie, dalle geometrie e approfondisco con pignoleria lo studio dell’immagine, la cura delle luci, la location e amo interagire con la persona.

La particolarità della fotografia di ritratto è che quando ci si incontra è dal primo momento “in cui ci si saluta che incomincia la fotografia”, l’ interazione, il conoscersi, il raccontarsi. Poi l’atto dello scatto fotografico è un di più.

Inoltre amo completare il mio lavoro fotografico con l’estetica, che non significa essere superficiali ma creare un’immagine armoniosa, con colori che siano legati all’ambiente dove avviene lo scatto.

Come è nato il rapporto con Barbara Bavastro, che ti ha portata nella giuria del concorso “Il Silenzio del Rumore”?

Barbara – coordinatrice di Wall of Dools in Liguria – l’ho incontrata l’anno scorso grazie ad una conoscenza in comune e ho potuto esporre due fotografie alla mostra contro la violenza delle donne a Genova del 24 luglio 2020.

Ricordo ancor oggi una forte emozione per quell’evento, a me molto caro per il suo significato.

In quel contesto ho portato delle foto particolari perché ho voluto esaltare la figura femminile: poteva sembrare di essere fuori tema ma volutamente non ho rappresentato scene di violenza. Ho voluto celebrare la forza della bellezza femminile.

Una figura che si illumina uscendo da uno spazio scuro.

 

 

 

 

 

 

 

 

Cara Martina , ora una domanda che ogni tanto amo fare: ma se avessi la lampada di Aladino quale desiderio esprimeresti?

Domanda difficile anche se i miei obiettivi sono chiari e ti rispondo raccontandoti delle mie ambizioni.

Se chiedo ad Aladino di farmi vedere come sarò fra dieci anni ecco come mi vedo: indipendente e che lavoro con la fotografia. Viaggiare collaborando con riviste di moda e brand di abbigliamento affermati, è in quel modo che mi percepisco. Nel privato sicuramente mi vedo con una persona che condivida i miei progetti e una famiglia.

Parlando di progetti futuri, con Martina abbiamo deciso di continuare a collaborare anche noi di NonSoloWork: le sue esperienze, le opinioni sul mondo della fotografia, i suoi esperimenti ci hanno stupiti e incuriositi.

Per questo motivo sentirete ancora molte volte la sua voce sul nostro blog e, perché no, forse stiamo anche pensando a una rubrica tutta per lei 😉 “stay tuned”!

https://twitter.com/MartinaVitrani
https://www.instagram.com/martina.vitrani/
https://www.behance.net/martinavitraniart

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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