Licenziarsi in diretta sui social: il ‘quittok’ è moda

Licenziarsi in diretta sui social: il 'quittok' è moda

Licenziarsi in diretta sui social: il ‘quittok’ è moda. C’è una nuova moda, inattesa e difficile da capire per molti: è pieno di lavoratori e lavoratrici che si dimettono durante una live, su TikTok, Twitch o Instagram. Non è più tempo di mail al direttore, o di buste con lettera di dimissioni, ora si accede alla diretta e si affronta il datore di lavoro.

Licenziarsi in diretta sui social: il ‘quittok’ è moda. Come è iniziato.

Potremmo dire che è iniziato tutto nel luglio del 2021, quando nel Regno Unito un gruppo di lavoratori di McDonald’s ha avviato una diretta TikTok e si è licenziato in massa. Il video è immediatamente diventato virale e “I quit” è diventato uno slogan ripetuto in altre migliaia di video.

Ebbene sì, qui ha giocato anche la normale dinamica della viralità sui social: se un contenuto diventa famoso altri centinaia di content creator lo riproporranno in pochi minuti. In pochissimi giorni i social si sono riempiti di video dove i dipendenti si licenziavano, in diretta o registrati, con tutte le varianti che vi possano venire in mente.

Nelle ore successive si è aperto l’hastagh #quittok che è divenuto di tendenza

Il quittok rimane in tendenza

In seguito è successo ancora l’inatteso: la tendenza invece di scaricarsi in pochi giorni è resistita al tempo. Il ‘quittok’ è rimasto nei mesi e, ormai, negli anni come uno dei contenuti graditi dei social. Nel susseguirsi dei video sono entrati anche un numero indefinito ma altissimo di fake, di finti licenziamenti e scenette preparate per l’occorrenza. Ma al contempo anche piccole star dei social hanno approfittato del cellulare per dimettersi da un loro impiego.

Anzi, verrebbe da dire, anche per gli influencer le dimissioni sono un momento che ha dato una vera spinta di popolarità. Nei commenti a questo tipo di video si sprona fortemente l’empatia del follower, si crea un ambiente fertile per il concetto di comunità, si lavora sul pietismo e sul darsi la carica a vicenda.

Cosa ci dice sui giovani lavoratori il quittok.

Questa tendenza, che sembra non voler smettere, ci dice molte cose sulle nuove generazioni di lavoratori. Prima di tutto che sempre di meno concepiscono gli eventi al di fuori della condivisione degli stessi. Un evento ha importanza solo se è visto o visibile.

Diventa anche chiaro che le dimissioni non sono più un trauma a tutto tondo. Le nuove generazioni, passate per il 2008, il covid e il precariato coatto, distinguono molto chiaramente i luoghi di lavoro nocivi alla salute mentale e all’equilibrio personale, e, almeno a favor di camera, non sembrano aver problemi ad abbandonarli e a denunciare in pubblico dinamiche malsane.

Infine, vi è sempre di più la ricerca smodata di una comunità che accolga le nostre azioni, le valuti, metta un like o un cuore, e le faccia così diventare ‘giuste scelte’. Il tutto condito da un narcisismo e un’autoassoluzione che poche volte la storia ha tramandato.

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