Le promesse UN non mantenute sulla sostenibilità globale: nel 2021 siamo peggiorati. A Giungo è uscito l’indice Sdg. Conferma che nel 2021 il mondo non è stato capace di migliorare in alcun modo verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, Sdg), decretati dall’Onu nella risoluzione del 2015 contenuta nell’Agenda 2030.

Questo vuol dire che a distanza di 7 anni su un percorso di 15 (metà strada!) non c’è ancora nulla di fatto. Nulla di raggiunto, nulla di veramente iniziato. La situazione è veramente sconsolante.

Cosa sono gli SDG

Gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) sono una risoluzione delle Nazioni Unite. Rendono noti gli obiettivi globali che devono essere messi in atto entro il 2030 per migliorare le condizioni di vita della popolazione mondiale e salvare il pianeta. Secondo molti esperti segnano il punto di non ritorno.

Sono stati siglati nel 2015 e puntano a ridurre la povertà e aumentare la sostenibilità. Il senso generale è mettere le basi perché nei prossimi decenni vi sia meno disparità di ricchezza e più attenzione alla salvaguardia della natura.

Sono 17 e tendono a bilanciare innovazione sociale, economica e ambientale. I Paesi firmatari si sono impegnati in questa strada, ma è una truffa, una promessa che non vogliono mantenere. A confermarlo la prima metà degli anni, dove nulla è stato mantenuto.

Le promesse UN non mantenute sulla sostenibilità globale: nel 2021 siamo peggiorati

Le promesse UN non mantenute sulla sostenibilità globale: nel 2021 siamo peggiorati

A rivelarlo il rapporto annuale della Rete per le soluzioni di sviluppo sostenibile (Sdsn), network internazionale di esperti in materia.

Già nel 2020 era stato lanciato lo stesso allarme, con progressi inesistenti, e la situazione pandemica ha dato modo di rallentare ulteriormente ogni promessa non mantenuta.

L’Sdsn ogni anno analizza i paesi firmatari e, attraverso un indice comune, ricava i progressi fatti nella direzione degli obiettivi. Quest’anno ogni indice è calato, siamo globalmente ancora più distanti dalla nostra salvezza. In cima alla classifica c’è la Finlandia, seguita da Danimarca, Svezia e Norvegia. I Paesi nordici sembrano essere quelli che, nella disfatta generale, almeno ci provano. L’Italia è al 25mo posto su 163 paesi.

I veri fanalini di coda sarebbero gli Stati Uniti, il Brasile e la Federazione Russa, peggiori anche dei molti stati africani che, pur mancanti di veri progressi, dimostrano maggiore mobilità sociale.

Il rapporto di quest’anno, infine, mostra chiaramente come i paesi ricchi generino siano sempre maggiormente responsabili delle gravi situazioni socioeconomiche e ambientali dei paesi più poveri, in particolare facendo ricadere su di loro i consumi non sostenibili.

Perché la situazione è grave?

L’aspetto peggiore è che noi, nell’Occidente pieno di start up e imprese, continuiamo a parlare di sostenibilità, riempiendocene talmente la bocca da non vedere che è diventato uno slogan e non una realtà.