Lavorare nell’arte? Quali redditi contratti e rischi aspettarsi

Lavorare nell'arte? Quali redditi contratti e rischi aspettarsi

Lavorare nell’arte? Quali redditi contratti e rischi aspettarsi. Uno studio cerca di fotografare la condizione lavorativa media nel campo e mercato dell’arte contemporanea. Vediamo cosa ne è uscito.

L’analisi sullo “stato dell’arte”

E’ ART WORKERS (IN) ITALIA insieme al Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Milano Bicocca e con la collaborazione di  ACTA (Associazione dei freelance) a proporre questa ricerca sul campo. L’intento è testimoniare la condizione dei lavoratori nel campo dell’arte in Italia. Non che i risultati stupiscano ma, forse per chi legge, ci fanno sentire meno soli (è forse quella vecchia nenia del “mal comune mezzo gaudio”? No, e in effetti dopo averla letta mi sono sentito PIU’ solo).

Rimane comunque una novità: la prima indagine in tal senso che interessi l’intero territorio nazionale. I campi di studio riguardano la condizione sociale (che rimane non molto ben definita), giuridica e contrattuale. A chiosa c’è anche un vademecum in aggiunta dedicato agli “art workers” sui compensi minimi rapportati alla concorrenza di mercato, raccomandazioni provenienti dal commercialista Franco Broccardi e i Modelli di contratto per i lavoratori del comparto con la professoressa di Diritto Comparato delle Obbligazioni e dei Contratti all’Università Bicocca Alessandra Donati.

Lo studio è stato scritto anche per essere portato all’attenzione del Ministero della Cultura e i ministeri del Lavoro, dell’Economia e dell’Istruzione, affinché prendano visione di una condizione che, tutt’oggi, si può ritenere per lo più sconosciuta e sotterranea.

Chi sono gli “Art Workers”

Lavorare nell'arte? Quali redditi contratti e rischi aspettarsi

Ce ne sono di tutti i tipi, da chi ha un vero e proprio percorso scolastico e professionale a chi ha voluto fare un salto nel vuoto. L’identificazione del lavoratore nel campo dell’arte è per lo più de facto, e cioè non dipende da titoli o ordini di categoria, e si muove all’interno di un sistema dove i livelli di intermediazione possono anche moltiplicarsi a vista d’occhio, rendendo le mansioni inefficaci come approccio d’analisi.

Lo studio ha interessato 440 intervistati, tutti nati tra gli anni ’80 e ’90. Tra di loro sono stati presi in considerazione artisti (37%), curatori, docenti, ricercatori, project manager, coordinatori, operatori della comunicazione, uffici stampa, educatori museali, mediatori, galleristi e assistenti, art writer, archivisti.

La preparazione scolastica media è molto alta, segnando il titolo di laurea magistrale come il più presente intono all’85%. Quasi il 30% ha approfondito il proprio percorso scolastico anche all’estero e il diploma superiore è praticamente di base. Non mancano esperienze scolastiche ‘poliedriche’, con operatori che presentano tipologie di lauree molto diverse, alcune anche in ambito matematico o di ingegneria. Qualora non vi siano questi titoli specifici, abbiamo comunque percorsi di studio con crediti acquisiti anche in contesti molto eterogenei, grazie alle sempre più frequenti collaborazioni tra istituti e dipartimenti. Nel campione analizzato il sesso femminile è maggioritario (60,5%) e la preferenza a non identificarsi in un genere (8%) rende il sesso maschile, ad oggi e secondo questo studio, in netta minoranza.

Situazione lavorativa generale

A discapito di una preparazione scolastica (sulla carta) di alto livello, il mondo del lavoro vede diversi problemi per gli operatori dell’arte. Prima di tutto vi è una quasi totale mancanza di contrattualistica e, ove ci sia, siamo davanti a contratti di forma che non descrivono il rapporto professionale effettivo, non riconoscono sicurezze e, ancor di meno, continuità.

La competenza e il curriculum non interferiscono praticamente mai con il compenso che, al confronto di altri settori con un corrispondente impiego di anni di studio, rimane sproporzionatamente basso. La maggior competenza teorica non cambia l’ingresso economico e di funzioni, settando delle “porte al piano terra” obbligate per chiunque voglia entrare. Da soli gli introiti medi del mercato dell’arte non possono assicurare alcuna sussistenza.

Per tale motivo l’81% degli intervistati svolge un secondo lavoro che dia la base economica per, almeno, resistere durante la difficile ascesa (in altri settori analizzati la media del doppio lavoro si stabilizza quasi sempre tra il 30 e il 40%). Il trasferimento nei centri urbani è quasi obbligato, soprattutto nella prima parte della carriera, laddove vi possono essere le uniche vere incognite del raggiungimento di scopi economici e di visibilità: incontrare personalmente altri operatori che facilitino.

Quale reddito hanno in media

Partiamo con un dato: lo stato italiano identifica la soglia di povertà pari a 10.299 Euro annui per adulto. Più o meno il 50% degli intervistati dichiara di ricevere dal proprio lavoro nell’ambito dell’arte meno di 10.000 euro annui. Il 24% si stabilizza tra i 10 e i 20.000 euro, e solo l’8.4% oltre i 30 mila.

A fronte di questa situazione le ore di lavoro dichiarate sono molte, ma non vi sono contratti pronti a recepirle e neppure istituti che si diano compito di controllo. Intorno al 60% dichiara oltre 40 ore settimanali, contando straordinari che, nella pattuizione, comunque non sono previsti e regolati. Il 15% dichiara oltre 60 ore settimanali. Solamente il 30% degli intervistati sostiene di ricevere un compenso proporzionato al carico di lavoro portato a termine e che tenga conto delle ore dichiarate, mentre la maggioranza degli operatori porta esempi costanti di prestazioni offerte gratuitamente e fatte in vista di futuri incarichi (che spesso rimangono comunque “a venire”).

Intorno al 30% dichiara di riuscire a raggiungere una media di 50 euro giornalieri solo unendo prestazioni molto diverse e influenzate da richieste estemporanee e inattendibili.

Quali contratti adoperano

Tra il 30 e il 40% c’è l’utilizzo della partita Iva, il contratto dipendente si ferma al 23,5% (15,5% a tempo indeterminato e 8,8% a tempo determinato), la prestazione occasionale/cessione diritto d’autore al 19,7%. Il restante 6% non ha modalità e lavora per lo più in nero.

La forma scritta è la meno utilizzata negli accordi, e non vi è regolamentazione specifica che lo vieti. Sindacati e associazioni di categoria sono assenti anche dai piani degli intervistati per quasi il 90%.

Lavorare nell’arte? Quali redditi contratti e rischi aspettarsi

Lavorare nell'arte? Quali redditi contratti e rischi aspettarsi

La situazione è naturalmente grave, ma è inutile fare discorsi retorici. Chi legge ed è già dentro al mondo dell’arte sa a memoria questo panorama e cerca anche, spesso colpevolmente, di approffittarne. Lo studio in questione, inoltre, non può andare a sondare quello che è un vero fiume carsico nell’arte contemporanea, ovvero i flussi di soldi ripuliti dal mercato, le plusvalenze immaginate, i fondi pubblici e privati deviati. Il mondo dell’arte non è vittima, a meno che non si identifichi anche, allo stesso momento, come proprio carnefice. Chi vi entra inconsapevolmente (e poco preparato dal corso da studi!) ne può invece diventare molto facilmente vittima. Essere tuttavia indulgenti perché si crede che gli operatori siano mossi da passione e ideali è semplicemente cadere in una retorica che prorio noi dell’arte contemporanea cerchiamo di smerciare come nostra prima opera d’arte.

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