Laika e Iran: la forza della street art

Laika e Iran: la forza della street art

Laika e Iran: la forza della street art. “C’è modo e modo”, così potrebbe iniziare un testo scritto qualche decennio fa.

C’è modo e modo di parlare di quello che le donne stanno affrontando in Iran. Pe primo c’è un modo che, chi scrive, trova compassato e autocompiaciuto, e ne abbiamo parlato in questo articolo, dove il portare ciocche di capelli a un museo per protesta, in effetti, non ha poi smosso ‘un capello’ della situazione.

C’è poi la libera espressione e oggi parliamo di quella.

Si tratta dell’opera che la street artist Laika, anonima e sempre con maschera bianca e parrucca rossa, ha lasciato su un muro di Roma proprio in occasione della giornata contro la violenza sulle donne. Raffigura una giovane che si libra nell’aria, lasciando andare un hijab insanguinato e staccando le catene del regime fondamentalista che la opprime. Sullo sfondo, in tinte gradate, lo stemma della Repubblica Islamica incrociato con il simbolo delle donne.

Il murales di Laika a Roma

Laika e Iran: la forza della street art

Il poster a muro è dedicato a tutte le donne iraniane, e Laika ha scelto non a caso la data di affissione: “ho scelto questa data per dire la mia su ciò che accade in Iran, per supportare le donne che lottano contro il regime islamico, per la loro libertà, a costo della vita. Ho simbolicamente affisso l’opera lungo il percorso della manifestazione nazionale, del 26 novembre, organizzata dal movimento ‘NON UNA DI MENO‘ per dedicarla a tutt* coloro che scendono in piazza. Non c’era cornice più adatta“.

Laika e Iran: la forza della street art

Non tutti sono riusciti a prenderla bene: alcuni critici ne colgono un attacco diretto all’Islam come istituzione religiosa più che alla situazione iraniana. Laika non ha avuto problemi nel rispondere “basta guerre sui nostri corpi, basta violenza, morte e paura. A Mahsa Amini, Nasrin Ghadri, a tutte le donne che non ci sono più e a tutte quelle che ogni giorno lottano: Donna, Vita, Libertà!“.

Una lotta di territori quindi, di sperati colori e voli senza simboli a gravare il peso. E’ particolare che proprio l’arte, che di simbolismo si nutre, debba ricordare come il simbolo serva a metterci in contatto con un mondo sperato, voluto, e non usato ‘contro’ per rimanere ancorati a questa realtà.

Cerchiamo di insegnare a cosa servono i simboli.

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