La mostra più controversa degli USA: Philip Guston. La stanno definendo la mostra attualmente più controversa degli States. Il lavoro di Philip Guston fa da sempre molto parlare di sè, ma stavolta clima sociale, fatti di cronaca e pensiero unico hanno messo il pittore nel mezzo del fuoco incrociato.

Una controversia di 3 anni

La mostra avrebbe dovuto aver luogo nel 2020, presso la National Gallery of Art di Washington, DC, con il titolo “Philip Guston Now“. A lato dell’esposizione principale erano previsti eventi collaterali e un successivo tour in diversi musei. Nota a margine: il lavoro di Guston nuota letteralmente nel controverso sociale, e anche l’esposizione prevista non si faceva pregare. Erano presenti molti quadri con figure incappucciate alla Ku Klux Klan.

Inizialmente è stato lo scoppio della pandemia a ritardare l’apertura della mostra, che rimaneva in cartellone. Poi tutto cambiò con il caso George Floyd, l’uomo assassinato dalla polizia a Minneapolis. Ne derivava un movimento di massa che influenzava tutte le scelte pubbliche inerenti la questione razziale.

E’ un attimo perché anche i curatori della mostra si facciano due domande. Tutto viene bloccato: materiale e organizzatori della mostra (tutti, loro malgrado, bianchi) sono attaccabili da un pensiero che sembra evitare ogni pensiero. Non se la sentono di rischiare e appena i mezzi di comunicazione iniziano a ricordarsi di quella “mostra di ritratti incappucciati” decidono di rimandare a data da destinarsi anche la presentazione.

Aperta a Boston la mostra più controversa degli USA: Philip Guston

Sono passati 3 anni dai mesi iniziali di preparazione della mostra. La National di Washington si è quasi subito tirata indietro, negando i suoi spazi come prima sede della mostra controversa, mentre Boston ha offerto il proprio museo. L’organizzazione ha potuto quindi riiniziare a formare la mostra e ha portato molti cambiamenti ‘di comodo’ per proteggersi dalle critiche. Nello staff sono stati aggiunti curatori di colore, artisti rappresentanti delle minoranze sono stati chiamati ad affiancare l’evento principale, la curatela ora è fortemente incentrata sul mettere in risalto la vena accusatoria verso il razzismo dell’artista. E non basta: il team curatoriale negli ultimi mesi ha indetto un gruppo consultivo del personale, affinchè ogni reparto dello staff potesse influire in modo egualitario alle decisioni riguardanti l’esposizione. Ma le decisioni sono state ulteriormente condivise e modellate da specialisti esterni di sociologia:

Ginger Klee, specialista in traumatologia, LMFT, LPCC, ha fornito consulenza su aspetti cruciali dell’assistenza ai visitatori, offrendo spunti per garantire opportunità di consenso informato ai visitatori e per preparare un pubblico vario alla visualizzazione di immagini impegnative.” (Fonte Forbes)

Questo nuovo approccio (che cerco con tutte le mie forze di non commentare) è stato possibile anche grazie all’intervento in prima linea del Museum of Fine Art di Boston, che inizialmente era solo una delle tappe del tour, ma che oggi ne rappresenta la sede prima. Il 1 Maggio 2022 ha aperto finalmente le porte la controversa esposizione, “Philip Guston Now”, che sarà in mostra al MFA di Boston fino all’11 settembre 2022, prima di passare al Museum of Fine Arts, Houston, dal 23 ottobre 2022 al 15 gennaio 2023, alla National Gallery of Art, Washington, DC, 26 febbraio–27 agosto 2023 e alla Tate Modern, Londra, 3 ottobre 2023–25 febbraio 2024.

Chi era Philip Guston

Philip Guston, originariamente Philip Goldstein, nasce a Montreal, in Canada, nel 1913 da genitori ebrei immigrati da Odessa. Cresce a Los Angeles in un’infanzia tragica. Il padre, ridotto a fare il raccoglitore di stracci, si impicca quando lui ha 10 anni. Nel 1932 il fratello muore con le gambe schiacciate da un auto. Tutti eventi che creano dei topoi riproposti in modo compulsivo nella pittura di Philip. Anche ciò che vede intorno a sè non gli piace. I suoi lavori giovanili sono incetrati sugli abusi fatti dalla polizia su neri e comunisti, e proprio in queste opere iniziano ad apparire i cappucci bianchi da Klan per i quali diventerà riconoscibile. Il peggioramento del pregiudizio razziale anche verso gli ebrei lo porta a cambiare nome.

La mostra più controversa degli USA: Philip Guston

L’idea del male mi ha affascinato. Ho quasi cercato di immaginare di vivere con il Klan. Come sarebbe essere malvagi? Per pianificare e tracciare”.

Verso la fine degli anni ’60 scopre la maschera che lo farà conoscere in tutto il mondo: un Ku Klux Klansman fatto come un cartone animato. Il tratto e la defizione sono infantili, da striscia satirica fatta male. I volti sono sempre coperti dietro un triangolo bianco con le fessure per gli occhi. L’accusa è spiccatamente contro un uomo bianco che preferisce mascherarsi e disperdersi nella società dei pari quando vuole fare del male.

Muore nel 1980.

Personalmente…

Personalmente scoprii il lavoro di Philip Guston parlando con un amico artista statunitense (lui ne è tuttora un grande fan). Lo considero un artista profondamente coraggioso nella pittura (oltre che nelle idee, ma quelle vengono dopo per me), e ne ho tale considerazione a prescindere dalle “quote paritarie razziali” o di genere di chi lo presenta…

LEGGI ANCHE