La democrazia e la diffusione della patata

Con il diritto di voto e di candidatura alle elezioni, la democrazia riconosce ad ogni persona la sua appartenenza alla comunità sociale con la stessa dignità di tutte le altre persone. E’ anche una forma di accoglienza per il fatto che, con il diritto di partecipare alle decisioni, riconosce ogni individuo come membro della società.

Ho come ospite nel blog Adriano Pettenon con  quest’articolo che trovo interessante perchè ricco di spunti riflessivi. 

La mia personale opinione è che di democrazia intesa come dice l’enciclopedia Treccani democrazìa s. f. [dal gr. δημοκρατία, comp. di δμος «popolo» e -κρατία «-crazia»]. – 1. a. Forma di governo in cui il potere risiede nel popolo, che esercita la sua sovranità attraverso istituti politici diversi; in partic., forma di governo che si basa sulla sovranità popolare esercitata per mezzo di rappresentanze elettive, e che garantisce a ogni cittadino la partecipazione, su base di uguaglianza, all’esercizio del potere pubblico: paese retto a d.; instaurare la d.; ddiretta o plebiscitaria, quando il potere è esercitato direttamente da assemblee popolari o mediante plebisciti; ...http://www.treccani.it/vocabolario/democrazia/

attualmente non ve ne sia.

Ringrazio Adriano di aver scritto per il blog e i suoi lettori questo articolo.

Winston Churchill diceva che la democrazia è la peggior forma di governo, ad eccezione di tutte le altre forme sperimentate fino ad ora.

George Bernard Shaw definiva la democrazia un mezzo di rappresentanza che dà la garanzia di non essere governati meglio di quanto ci meritiamo.

Al contrario, Bertrand Russell precisava che gli eletti non possono mai essere più stupidi dei loro elettori.

Sappiamo che la Democrazia è il “governo del popolo”, un sistema di governo in cui la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dall’insieme dei cittadini che ricorrono ad una votazione per eleggere liberamente i loro rappresentanti.

Con il diritto di voto e di candidatura alle elezioni, la democrazia riconosce ad ogni persona la sua appartenenza alla comunità sociale con la stessa dignità di tutte le altre persone. E’ anche una forma di accoglienza per il fatto che, con il diritto di partecipare alle decisioni, riconosce ogni individuo come membro della società.

La democrazia è un metodo giusto per prendere decisioni che spettano al popolo, ma non è un buon metodo per prendere decisioni giuste. Infatti ogni decisione presa democraticamente è da considerare giusta, da rispettare ed attuare, perchè è la volontà della maggioranza del popolo, ma può essere sbagliata.

Cosa centra tutto questo con la diffusione della patata?

Una questione molto importante nell’esercizio della democrazia è la relazione tra la formazione dell’opinione pubblica e l’espressione della volontà della maggioranza dei cittadini con il voto.

Questo è uno degli aspetti più discussi e più critici di una democrazia perché mentre le votazioni si possono regolamentare, ben più difficile, se non impossibile e limitativo delle libertà, è regolamentare quell’intreccio di relazioni sociali, di confronti e interessi che portano alla formazione delle opinioni espresse poi attraverso il voto.

Io non ho risposte certe su questo argomento, mi sembra però un ottimo stimolo alla riflessione il racconto di come si è diffuso il consumo della patata in Europa.

La patata è originaria dell’America centrale. Dopo la scoperta dell’America fu importata in Europa dal Perù dai primi invasori di quei territori nei secoli XV – XVI, ma rimase a lungo confinata negli orti botanici come rarità, per poi trovare una prima diffusione solo come cibo per animali.

La patata non fu bene accolta dalla popolazione perchè:

  • la sua forma bitorzoluta ricordava le eruzioni della lebbra;

  • l’originario color vinaccia della buccia era mal visto;

  • invece di nascere dai fiori o dai rami delle piante cresceva sotto terra;

  • non era mai stata citata nella Bibbia.

Il secoli XVI e XVII furono un periodo di gravi carestie e di fame e la patata avrebbe potuto risolvere i problemi di denutrizione, ma la popolazione preferiva morire piuttosto che cibarsi di quello che chiamava “frutto del diavolo”.

Come superare le resistenze? Per convincere la gente a mangiare la patata nel Regno Prussiano e in Francia adottarono strategie opposte.

In Prussia la diffusione della patata avvenne in modo coercitivo:

  • nell’anno 1651 fu emanato un editto in cui si condannava al taglio del naso e delle orecchie chiunque si fosse rifiutato di coltivare le patate;
  • Federico II nel Settecento favorì poi la coltura della patata bonificando e disboscando larghi appezzamenti di terreno purché fossero coltivati a patate.
  • incoraggiò sempre con le armi i contadini a coltivare patate.

Nonostante i metodi utilizzati, la gratitudine del popolo tedesco per il sovrano è ancora viva, tanto che i visitatori a Potsdam pongono tuttora patate sulla sua lapide in segno di ringraziamento.

In Francia, paese che si avvicinava alla Rivoluzione, fu scelta la strada della persuasione.

Antoine-Augustin de Parmentier, chimico e agricoltore che conosceva le qualità gastronomiche e nutritive della patata, convinse il Re e i nobili della corte a coltivare patate nei loro orti e fece mettere guardie per proteggere i recinti.

Le guardie alle patate che nessuno voleva servivano perché la proibizione fa nascere il desiderio. Durante la notte i soldati venivano tolti e gli agricoltori, spinti dalla curiosità, trafugavano campioni di tuberi e ne sperimentavano spontaneamente la coltivazione.
Poi Parmentier convinse il Re a lasciargli piantare patate in un terreno sabbioso in periferia di Parigi, noto per la sua sterilità, per dimostrare quanto è facile coltivare patate. Quando il campo di patate fu in fiore Parmentier offrì un mazzolino di fiori al Re, che pubblicamente lo accettò e si complimentò con lui, mentre Maria Antonietta se ne mise uno nei capelli. Parmentier inoltre persuase i sovrani a sfoggiare fiori di patata su abiti e capelli e presto questa moda di Versailles si trasformò in moda popolare.

Infine vi fu il grande evento del 1767: la cena delle patate nella reggia di Versailles con nobili e illustri ospiti, anche stranieri, con un menu di venti piatti diversi tutti a base di patate. L’avvenimento ebbe un grande risalto e quando Parmentier iniziò la coltivazione della papata su larga scala, gran parte del raccolto fu depredato dalle folle. L’obiettivo era stato raggiunto.

La domanda ora è: se a quel tempo in Prussia e in Francia ci fosse stata la democrazia, oggi in Europa mangeremmo patate?

L’iniziativa autoritaria di quei governi non democratici ha salvato dalla fame milioni di persone, quindi è stata una scelta giusta nonostante la contrarietà del popolo.

In democrazia una soluzione non può essere imposta con la forza come ha fatto Federico II in Prussia, e nemmeno con una legge, che verrebbe abrogata con un libero referendum.

 
 
 
 
 
 
Nessun eletto dal popolo si assumerebbe la responsabilità di agire contro la volontà dei suoi elettori, nemmeno con un’operazione di marketing di stato come quella francese.
Avremmo allora dovuto attendere la libera iniziativa imprenditoriale di qualche cittadino che ne vedeva l’affare? Oppure la solita multinazionale americana?

 

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