L’arte di Beeple censurata sui social ma non al museo

L'arte di Beeple censurata sui social ma non al museo

L’arte di Beeple censurata sui social ma non al museo. Oggi parliamo di NFT (dei quali abbiamo scritto QUI per presentarli PRIMA e QUI recensirne la caduta POI) e di censura. Sarà un articolo molto vecchio con materiale molto giovane.

Inizia tutto al Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli, meta da vedere assolutamente. La direttrice del Museo, Carolyn Christov-Bakargiev, prima di andare in pensione decide di fare un ultimo, forse, acquisto per la collezione permanente. Decide di comprare FTX BOARD MEETING, DAY #5676 11.13.2022, opera dell’artista Beeple.

Siamo davanti a un’opera ‘esistente’ in due formati: materiale ed NFT, e in entrambi è appena stata donata al Castello. Rappresenta un’orgia molto strana. Vi si vede l’imprenditore tech Sam Bankman-Fried, salito alle cronache giudiziarie per uno scandalo legato a finanza e critpovalute.

Chi è Sam Bankman-Fried, ritratto nell’opera censurata

Sam Bankman-Fried, dopo aver fondato e gestito la piattaforma di scambio di criptovalute FTX, si era imposto al pubblico come uno dei portavoce della nuova filosofia easy-tech. Essere “tech-boys”, ricchi senza ostentarlo (nei modi classici, almeno!), nerd e un po’ geek, yuppies degli anni ’20 del 2000. “Fare soldi è facile, basta surfare sulla chiususra mentale altrui“, questo sembrava dire in ogni uscita. Poi la tavola da surf è affondata. Si è notato uno scoperto nella compagnia di miliardi di dollari appartenenti ai fondi dei clienti e ci si è chiesto dove fossero finiti. Li si è magicamente trovati nelle entrate di un’altra società, la Alameda Research, utilizzati per operazioni non autorizzate e rischiose. Il caso è oggi in tribunale e ha mostrato agli USA la filosofia leggermente truffaldina che gira intorno alle crypto, oltre a destabilizzare un mercato che si è improvvisamente scoperto fondato su promesse di buona condotta (ahia!).

Cosa rappresenta l’opera di Beeple censurata

Nell’opera di Beeple (all’anagrafe Mike Winkelmann), Sam Bankman-Fried è ritratto in un’orgia tutta personale. Ogni personaggio ha la sua faccia, ripetuta nelle varie posizioni. L’altruismo sbandierato nei comunicati diventa edonismo spinto, la sicurezza del mercato delle crypto scoperchiata e ritratta come un vero boudoir delle ipocrisie. Il tutto creato sia come NFT che come tela a olio, in concomitanza con la prima grande crisi a lungo periodo delle crypto (e per alcuni anche l’ultima, ma non in senso positivo).

L'arte di Beeple censurata sui social ma non al museo

L’opera d’arte è entrata nella collezione del Castello di Rivoli per affermare l’importanza dell’opera d’arte come momento di critica e disvelamento del presente con mezzi e linguaggi nuovi.

“(…) commenta il nostro tempo e la fragilità della tecnologia (…) Beeple non è stato il primo, ma è stato un personaggio fondamentale nel portare arte digitale e gli NFT nel mondo dell’arte tradizionale. Poi abbiamo anche ospitato la sua prima personale, e da allora c’è una proficua collaborazione. Tra tutte, ho scelto questa immagine perché mostra la fragilità della tecnologia: i più grandi artisti sono quelli che si rendono conto di essere in una nuova modalità comunicativa e criticano a proprio modo la società in cui vivono, come Michelangelo o Warhol” (Carolyn Christov-Bakargiev ad Artribune).

L’arte di Beeple censurata sui social ma non al museo

Appena messa l’immagine sui social e su YouTube, il Castello di Rivoli se l’è vista censurata, senza possibilità di appello. Ha dovuto quindi ricorrere a una versione ‘coperta’ della scena, anche sul suo stesso sito, con una polemicissima caption: “Al fine di conformarsi alle norme online delle società digitali, il Museo ha coperto parte dell’immagine”.

L'arte di Beeple censurata sui social ma non al museo

“sebbene questa immagine sia provocatoria, Beeple usa il linguaggio visivo della pornografia e la grafica da cartone animato del mondo digitale per criticare ciò che considera l’incoscienza e l’immaturità adolescenziale dell’imprenditore tecnologico Sam Bankman-Fried e la più ampia cultura digitale che lo circonda”.

Come sono vecchi i social… Forse Beeple ha proprio ragione: utilizzare linguaggi nuovi per ripetere gli stessi limiti che l’uomo da sempre esprime è una via per il successo, lo vediamo in lui e lo vediamo nei social. La censura espressa quotidianamente da queste spietate compagnie sembra andare bene a tutti, essere accettata come normale. Se la guardassimo bene la troveremmo indiscriminata eppure discriminante, modaiola e soggettiva, ipocrita sopra ogni commento. La troveremmo da questo punto di vista così Stile ‘900 da porre delle domande molto scomode sul nostro concetto di ‘intrattenimento’.

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