Il potere dell’Ecologia Affettiva in un annus mirabilis

Come trasformare un momento di crisi in un annus mirabilis? Per l’Ecologia Affettiva la risposta sta nella “Biofilia”, il talento di connettersi con la natura.

Di necessità virtù 1905, un annus mirabilis. Se non per tutti lo è stato sicuramente per il fisico più anticonformista della storia: Albert Einstein che, appena ventiseienne, si scontra con le difficoltà di trovare un lavoro stabile.

Eppure una lettera inviata nella primavera dello stesso anno all’amico Conrad Habicht rivela l’incipit di uno straordinario percorso di innovazione.

Con semplicità racconta di essere concentrato sui quattro progetti che cambieranno per sempre la storia della fisica. Poi, con altrettanta naturalezza, afferma di essersi ritagliato il tempo per la ricerca durante gli anni di lavoro presso l’ufficio Brevetti di Berna, intrapreso dopo il rifiuto da parte dell’Università di Zurigo.

Non è il solo a vivere un’esperienza simile.

Prima di lui anche Newton riesce ad avviare una rivoluzione – culturale e scientifica – in un momento di difficoltà.

Isaac Newton

Nel 1600, mentre la peste avanza, decide di isolarsi in campagna per evitare il contagio. Rimane lì due anni durante i quali elabora la teoria della gravitazione universale, riscrive le leggi sulla luce e i colori, inventa le derivate e il telescopio a riflessioni.

 L’innovazione scientifica come rivoluzione umana

Da anni il progresso della società viene scandito da quello della tecnologia a misurare la capacità di spinta in avanti del singolo e della comunità.

Ma cosa succede all’uomo se è costretto a fermarsi? A sostare in un tempo sospeso dove la dimensione privilegiata per innovare e rinnovarsi diventa quella interiore?

Il desiderio evidente di connettersi alla natura spinge a cercare una soluzione nella possibilità di ricorrere alla ricerca scientifica per valorizzare l’immateriale. Non il virtuale ma la sostanza che ciascuno si porta dentro, in quanto qui si determina il nostro benessere e quello del mondo.

Un esempio a riguardo sono le teorie avanzate dal professore Giuseppe Barbiero, da anni impegnato sui temi della Biofilia e della Ecopsicologia presso il Laboratorio di Ecologia Affettiva dell’Università della Valle d’Aosta.

Spazio alla filosofia naturale

Biofilia. Ecopsicologia. Ecologia Affettiva.

Sembrano parole nuove, invece rievocano concetti lontani nel tempo. Primo tra tutti la definizione di scienza come filosofia naturale, denominazione utilizzata fino all’arrivo della rivoluzione galileiana a scindere il sapere scientifico da quello umanistico.

A partire dal recupero di questa visione, le ricerche di Barbiero sono alimentate in parallelo dal contributo della psicologia e dell’ecologia. Creando una sinergia utile a penetrare la complessità della relazione organica esistente tra uomo e natura.

Ma non solo.

Gli studi chiariscono anche un altro punto relativo al significato dell’essere “connessi con la natura”.

Tutti abbiamo sperimentato almeno una volta la necessità di rigenerarci immersi nell’ambiente naturale. Pochi invece sanno che si tratta di un sentimento innato in ognuno di noi, che può essere stimolato, esercitato e rafforzato nel tempo.

La terra

 

L’Ecologia Affettiva nutre l’intelligenza

Come descritto nel libro pubblicato dal docente nel 2017, Ecologia Affettiva. Come trarre benessere fisico e mentale dal contatto con la Natura, al pari di un talento, la Biofilia può essere alimentata.

Insomma, più si entra emotivamente e fisicamente in contatto con la natura, più aumenta la nostra predisposizione a conoscerla e comprenderla. Fino a sviluppare una forma di intelligenza che Barbieri definisce “intelligenza naturalistica”.

Secondo la ricerca la fascia di età ideale sulla quale agire per rafforzare questa abilità è quella compresa tra i 3 e i 9 anni. Ma chiunque può trarre beneficio dalla pratica, con la conseguenza di maturate maggiore resistenza nell’affrontare i momenti di difficoltà.

Sarà davvero la tecnologia a stimolare la rivoluzione umana in futuro?

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