Il Cristo di Nag Arnoldi

Questo blog è fatto di tanti aspetti ma quello umano è quello che preferisco, amo scrivere articoli a due mani, dove si incrociano esperienze, suggestioni, conoscenze, amicizie ed opinioni.

Con questa scultura di N. Arnoldi abbiamo voluto  incrociare, io e Guido le nostre sensazioni in un duetto artistico dove i nostri pareri si sono congiunti.

Buona Lettura,

PaoS

Nag Arnoldi è un tipo di scultore che, probabilmente, per un po’ non vedremo più.

E’ lui, infatti, un tipico rappresentante dell’arte del ‘900, quando lo scultore era chiamato dall’esperienza delle avanguardie a estrapolare un senso espressivo dalla materia.

Nasce a Locarno, il 18 settembre del 1928, e morirà a Lugano nel 2017. Nella sua vita è stato pittore, scultore e insegnante e, questo è da dire, il suo territorio lo ricorda con molto affetto e orgoglio.

Il Cristo e l’opera di Nag Arnoldi

Parliamo oggi della sua scultura, in particolare di come affrontò (lo fece più volte in differenti maniere) la figura di Cristo.

L’opera di Arnoldi è sempre composta, grammaticalmente corretta, le curve e le volute che dà alla materia seguono ritmi ferrei ma caldi e il suo segno affonda nell’espressione della forza animale pur rimanendo leggibile la narrazione.

Se guardiamo i suoi Cristo li possiamo pensare come formati da corna di bue.

Credo che almeno una volta nella vita abbiamo incrociato tutti nei campi un bue, fermo, placido a mangiare l’erba, ma guardandogli le corna abbiamo intuito una forza ctonia in lui, che gli deriva direttamente dalla terra.

Le energie della natura, del sottosuolo, salgono lungo i suoi zoccoli, invadono il petto largo e trovano uscita nella testa.

Ecco che anche il Cristo di Arnoldi mi ha sempre dato questa impressione, incapace di prendere il volo perchè nutrito dalla forza terrena, un Cristo che ha le stesse ossa dei riformatori e, per sopravvivere, ne mangia lo stesso pane.

Non credo mi inginocchierei davanti a un Cristo del genere, ma il dubbio di seguirlo sarebbe più che mai forte.     

G. Nosari

 

La scultura ha la forza di essere un tutt’ Uno con la croce. L’espressione del Cristo dalle sottili gambe come se reggesse non il peso ma la forza di una manifestazione.

Il mio invito è guardare l’opera più volte e sentire le sensazione di vibrazione nel corpo mentre la si rende ‘viva’ dentro se stessi. E’ una sensazione strana, differente ad ogni sguardo che racconta il vissuto dell’artista, la potenza della scultura e la nostra esperienza da spettatori.

Un ‘ordinato groviglio’ di materia che parla alle nostre cellule, lo fa continuamente in ogni aspetto e nell’arte si rinnova attraverso il cuore dell’artista.

P.Santini

 

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