Giornata contro la violenza sulle donne: una critica. E’ appena passato il 25 Novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. L’intervento che state per leggere è pericoloso perché mette in discussione argomenti molto delicati, è fraintendibile perché critica simbologie consolidate, spero comunque aiuti chi lotta contro la violenza sulle donne.

Simboli

Parliamo di simboli. Nel significato originario, risalente alla cultura della Grecia antica, il simbolo è un mezzo di riconoscimento o di controllo che si otteneva spezzando irregolarmente in due parti un oggetto, in modo che i possessori di una delle due parti fossero riconoscibili facendole combaciare. Da questa pratica deriva moltissimo del senso che ancora oggi diamo alla parola. ‘Simbolo’ è far comunicare due livelli di significato che ancora non si conoscono.

Le scarpette rosse della giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Giornata contro la violenza sulle donne: una critica

I simboli che la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne adopera sono ormai molto riconoscibili. Petali di rosa rossa fatti cadere, gonne rossissime esposte, ma soprattutto in ogni paese sono diventate simboliche le scarpette rosse lasciate nelle piazze. Tutti questi simboli hanno come filo conduttore la mancanza di un corpo. Stanno a significare che la vera tragedia è nella perdita di vite umane, segnate nel rosso che da passione diventa martirio.

Eppure… Eppure c’è qualcosa che non mi convince in questa simbologia.

Come dicevo all’inizio, questo è un discorso facilmente fraintendibile da chi non vuole capire: è una riflessione sui simboli che vengono usati, e mai sul merito della questione. In alcun modo la lotta alla violenza sulle donne è posta in discussione, anzi, si vuole dare un contributo in tal senso.

L’importanza di un lessico simbolico

Quel qualcosa che non mi convince nella simbologia usata durante questi eventi lo ritrovo proprio nella complessità del simbolo.

Creare simboli è oggi diventata una pratica comunissima e affidata anche al dilettantismo. Le migliaia di immagini che vediamo ogni ora ci hanno resi punto di sintesi di discorsi diversissimi tra loro. Oggi ogni immagine può rimandare a moltissime sfere di significato differenti.

Questo però non cambia il portato che ogni simbolo nasconde.

Come dicevamo, il simbolo unisce due mondi di significati, e di ogni mondo porta con sè un substrato, una rete di riferimenti e di rimandi.

Un lessico simbolico, seppur accettato, è portatore sempre di impressioni e riferimenti complessi. La differenza tra dilettantismo e professionismo sta proprio nel calcolare l’impatto che sullo spettatore avranno questi substrati che, anche se non letti dall’occhio, vengono riaperti comunque dal pensiero.

I riferimenti delle scarpette rosse

Proprio in questa complicazione con la quale gioca il simbolo sta il fraintendimento insito nei simboli scelti dalla giornata contro la violenza sulle donne.

I simboli sono scarpette, gonne ampie, petali di rosa, tutto legato dal rosso (è vero, nelle piazze si trovano anche ciabatte, scarpe da tennis o simili in rosso, ma queste sono riservate quasi completamente a chi le vede dal vivo, ed evitate nelle foto e nei video di rito). Questi simboli sono portatori di un’aura fiabesca, principesca, parlano alla nostra memoria visiva con immagini legate alle storie dove una principessa viene predata da un orco.

E questo, a farci caso, è spesso il linguaggio che sentiamo in relazione a questi eventi: “un orco”, “un mostro” ha ucciso una bellissima donna.

I media fanno a gara a far diventare ogni caso di violenza sulle donne una partitura fiabesca, e questi simboli danno loro manforte.

Il problema insito in questa narrazione

A me va benissimo questa narrazione: chi uccide in tal modo è un mostro e ogni vita spezzata, paradossalmente, si arricchisce di ogni bellezza che sarebbe potuta diventare.

Il problema è che io lavoro con i simboli e riesco, per quanto posso, ad analizzarne i punti ciechi. Chi invece non si ferma a pensare molte volte sarà portato a ricostruire la tragedia avvenuta in modo fiabesco.

Ascoltando i racconti e vedendo le scarpette penserà sempre a una principessa uccisa da un mostro appartenente agli incubi dell’infanzia. Non penserà mai di poter essere anche lui un mostro, perché non ci assomiglia, e se la donna che ha vicino, ai suoi occhi, non somiglia a una principessa diventa difficile l’immedesimazione.

Gli eventi che portano all’uccisione di una donna sono diversissimi: la passione che diventa martirio non condivide il rosso acceso con i messaggi giornalieri di uno stalker, e i jeans che metteva per andare al lavoro non sono gonne e scarpette.

Invito chi fa comunicazione sulla violenza contro le donne a far ritornare la narrazione su un piano condiviso e realistico, fatto meno di simboli riconoscibili e più di accuse a comportamenti eccessivi che prevengono la tragedia. Il simbolo riconoscibile è maggiormente adatto ai social, alla comunicazione, a diventare punto di riferimento, ma pecca gravemente di analisi del portato simbolico. Un primo ‘passo’? Un ‘ipotesi è far diventare quelle scarpe meno iconiche, meno uscite da un ballo, magari perderanno la connotazione in rosso, ma l’osservatore ne vedrà di simili ai suoi piedi.

Un ultimo ‘paragrafetto’ può essere dedicato al fatto che io sono un uomo e non dovrei aver diritto a criticare queste scelte. Però quella comunicazione è rivolta in primis a me e sinceramente, rischiando di essere frainteso dalle mie lettrici, posso dire che questo tipo di comunicazione so non coinvolgermi.

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