Fate arte nei luoghi abbandonati. Guido Nosari è nostro collaboratore e direttore artistico, questa settimana ha aperto una mostra insieme a Italo Chiodi e Hannah Quinlivan a Bergamo, sua città di origine, in un palazzo abbandonato da più di 20 anni. Gli ho fatto qualche domanda su come e perché è nata questa iniziativa.

La mostra si chiama ‘Genius Loci’. Da dove deriva questo titolo?

Potrei dirti che deriva da una complessità iniziale. Gli spazi che abbiamo occupato con le nostre opere sono stati molto difficili da gestire. Primo da tutto la dimensione: avevamo un intero piano di un palazzo completamente vuoto. Quando siamo entrati la prima volta insieme io e Italo Chiodi, per iniziare a vagliare le scelte di lavori, ci siamo trovati all’interno di un vero labirinto novecentesco di muri, angoli, scale e saloni. Uno spazio che sapevamo già ci avrebbe inghiottiti se non fossimo stati attenti. In secondo luogo, per la città di Bergamo, il Palazzo Teatro Nuovo è una vera grande ferita cittadina. E’ ormai vuoto e abbandonato da più di 20 anni, centralissimo e nobile come edificio, è stato un centro di cultura nel secolo scorso. Ora da fuori sembra in rovina. Queste due condizioni iniziali hanno fatto scegliere quasi in modo naturale il titolo: lo spazio era talmente importante, storico, stratificato, che la nostra esposizione sarebbe stata probabilmente un’ennesima apparizione nei sui spazi, un’ennesima sedimentazione. Da questa consapevolezza a capire che il titolo doveva parlare proprio delle possibilità inventive che un luogo del genere scatena il passo è stato breve.

Fate arte nei luoghi abbandonati

Un luogo ‘sedimentato’ hai detto..

Esatto. Era prima un parco affacciato a una delle rogge cittadine. Poi il ruscello è stato coperto dalla strada e il parco usato per i primi palchi in legno smontabili e i primi circhi cittadini. Solo negli ultimi secoli sono comparsi un palazzo dopo l’altro, fino a quello presente, inaugurato nel 1901, che è stato teatro, poi cinema, poi studio, e infine abbandonato. Nei corridoi dell’edificio, lasciati soli dalla presenza della società, è tornata a respirare tutta questa storia, si sente che batte sotto la superficie. Potrei dirti che un edificio del genere abbandonato sembra proprio fatto di terra, quando la tua mano sente che la terra batte nelle sedimentazioni sottostanti e comunica simboli e frasi.

Come hai scelto gli altri artisti?

Io ho chiamato Italo Chiodi a collaborare fin da subito. E’ stato mio insegnante di disegno all’Accademia di Brera, e poi siamo diventati amici prima ancora che colleghi. I dialoghi tra opere nascono meglio tra artisti che prima di tutto sanno ascoltare, dote che Italo porta (veramente) nel mondo. Hannah Quinlivan, presente con Polyrhythm, 2018, è invece un’artista di stanza a New York. L’idea perfetta di inserirla nell’esposizione è venuta a Paola Re, di Fondazione Bortolaso Totaro Sponga, che ha collaborato in maniera perfetta alla riuscita dell’esposizione. Una volta individuati gli artisti, naturalmente, è arrivato il momento del rendere possibile e un po’ guidato il dialogo. A questo ha dato aiuto la curatela di Giovanni Berera.

Fate arte nei luoghi abbandonati

Andiamo nello specifico: perché riaprire con l’arte un luogo abbandonato?

A parer mio non c’è luogo migliore che quello abbandonato per l’arte contemporanea. Vi è una vera e propria consonanza di intenti. L’arte, dal mio punto di vista, non deve mai avere una funzione o un senso prestabiliti. L’unico modo che ha di esistere è aprire una fessura di possibilità nella realtà. La possibilità, la ferita in superficie che crea un’opera d’arte, può essere poi usata e vissuta a piacere dall’osservatore, dal visitatore. Uno spazio abbandonato ha le stesse valenze: è decaduto da un ruolo, non ha più senso, ma ogni volta che esploriamo edifici abbandonati i nostri occhi si riempiono delle possibilità che potrebbero verificarsi, dei sogni mancati e delle occasioni perse. Il luogo abbandonato è il luogo delle possibilità, così come lo sono le opere d’arte.

Fate arte nei luoghi abbandonati

Intanto ringraziamo Guido Nosari per questa prima intervista sulla sua mostra, forse ne seguirà un’altra, stavolta sulle opere esposte. La mostra resterà aperta fino al 28 Novembre e sarà visitabile ogni venerdì, sabato e domenica dalle 14 alle 19, e in settimana su appuntamento. Palazzo Teatro Nuovo, Largo Belotti 15, Bergamo.

Ricordo, come sempre, che qui a NonSoloWork vogliamo prima di tutto ascoltarvi: fateci sapere delle vostre iniziative, rendeteci curiosi!

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