Falsi d’autore e falsi autentici: la satira.

La satira viene definita l’esistenza di una parziale verità riconosciuta dal fruitore (il quale sa che si tratta di un falso, ma un falso che serve come innesco per un atto comunicativo che porta a una riflessione di solito non banale), mentre le fake news la determinazione nel creare danno e proselitismo.

La satira ha radici antiche, una dignità storica, un valore aggiunto al di là della singola vignetta, deve la sua diffusione alla carta stampata, divenuta massima ora con i social media.

Un esempio per tutti: il terremoto di Amatrice e la vignetta satirica di Charlie Hebdo.

 

 

Gabriele Ferraresi il 2 settembre 2016 su dailybest.it commentava così:

“Non fa molto ridere vero? No. La vignetta sul terremoto in centro Italia pubblicata oggi dal settimanale satirico francese Charlie Hebdo sta scatenando la consueta indignazione da “non si può fare satira su tutto!”, ed è normale che sia così. Ma è una di quelle indignazioni che almeno qualche testolina dovrebbero mandarla in runtime error. Già, perché fino a ieri se non tutti, almeno moltissimieranoCharlie e i #JeSuisCharlie ingorgavano le bacheche Facebook di chiunque, con tutti grandi paladini voltairiani della libertà di satira, della libertà in generale, uniti a difendere l’espressione artistica contro il fondamentalismo. Oggi pare che il vento sia cambiato, e non si sia più tanto tutti Charlie.”

Se Charlie Hebdo è tristemente noto sul web come luogo di morte, la satira e il suo modo di esporre la verità esistevano da prima, la rivista satirica degli anni 70 Il Male è un precedente illustre.

Giuseppe Cattani il 7 settembre 2016 sul dailybest.it scriveva:

“Viene spontaneo pensare a equivalenti italiani di Charlie Hebdo, se non per tono, almeno per cattiveria e livello di dissacrazione. E il primo nome che viene in mente è Il Male, rivista satirica edita dal 1977 al 1982. Ma cosa sarebbe successo ai tempi de Il Male, quando Facebook e compagnia non rappresentavano nemmeno un’ipotesi? Quali sarebbero state le nostre reazioni di fronte alla cattiveria in uscita dalle pagine della più controversa rivista di satira italiana? Peraltro esercitata in uno dei momenti più disgraziati della nostra storia (leggasi terrorismo, violenza politica e via sanguinando). Forse avremmo allargato le braccia, forse ci avrebbero aiutato a capire che quei francesi di cui sopra, al confronto, sono dei poveri dilettanti.”

Paragonabile per notizia e per immagine è la copertina sulla morte di Alfredino Rampi.

“Dalla cattiveria de Il Male non si salva nemmeno Alfredino Rampi, il bambino romano uscito cadavere da un pozzo artesiano dopo una caduta accidentale. Questa volta l’ironia (chiamiamola così) punta sulle lentezze e sulle difficoltà dei soccorsi. Tremenda la didascalia: “Il Presidente (il riferimento è a Sandro Pertini, nda) ha chiesto che venisse esposto al Quirinale”. È una delle ultime vignette bastarde pubblicate dal settimanale: da lì a poco Il Male chiuderà i battenti, sommersa dai debiti e da una certa stanchezza.”

Poco è cambiato in quarant’anni, le vignette satiriche fanno leva, ora come allora sugli stessi elementi, e poco importa se in realtà quelle più famose di Il Male avevano un chiaro contenuto di messa in ridicolo, saranno sempre quelle forti come questa che verranno ricordate. Intanto su Rampi ne hanno fatto un film.