“Facebook Papers” svelano il lato oscuro di Zuckerberg. Facebook ha cambiato la comunicazione contemporanea e il suo CEO Mark Zuckerberg è diventato mediatore di idee e movimenti. Oggi, con oltre 3 miliardi di utenti mensili sulle sue varie piattaforme, alcuni documenti mettono in difficoltà il ruolo di moderatore mondiale che Zuckerberg si è voluto cucire addosso.

I documenti scottanti

Negli ultimi anni Facebook e le piattaforme controllate si sono volute presentare come ‘moderatori’ del dibattito globale (leggi qui del caso indiano). Capaci di arginare ogni commento d’odio, razzista, di incitazione alla violenza o sessista. Il compito, arduo e costoso, ha richiesto all’organizzazione un impiego di risorse molto alto (15.000 dipendenti solo sul controllo diretto e 13 miliardi di dollari spesi nel 2016). Intere strutture sono dedicate alla monitorizzazione e alla censura. Questo sforzo è stato mirato palesemente a poter entrare nel dibattito pubblico, oltre che in quello privato.

Gli alti costi sostenuti hanno permesso a Zuckerberg e compagni di presentarsi come piattaforma che ha il diritto acquisito di poter censurare chiunque. Lo stesso presidente USA è stato privato del diritto di parola, e con lui chi non esprima concetti e idee conformi a un dibattito ‘moderato’.

I “Facebook Papers”

I “Facebook Papers” portano invece alla luce una situazione diversa. Sono stati presentati dalla Securities and Exchange Commission al Congresso, in forma redatta dalla consulente legale di Facebook Frances Haugen, ora accusatrice della piattaforma.

In questi documenti si esamina la situazione dei “paesi a rischio”, definizione per Stati con una politica instabile, che parlano più lingue interne. India, Pakistan, Etiopia e Iraq sono i primi. Nei “Facebook Papers” si sottolinea che i team di moderazione di Facebook sono impreparati a queste situazioni, non parlando più di una lingua per stato.

Facendo un veloce conto, sulle 100 lingue che Facebook ha voluto ufficialmente accettare e coprire per espandersi, almeno 30 non sono controllabili.

"Facebook Papers" svelano il lato oscuro di Zuckerberg

I luoghi più fragili del mondo sono linguisticamente diversi e parlano lingue che non sono parlate da molte persone“, dice Frances Haugen, che per anni ha lavorato nel team di integrità civica di Facebook occupandosi di disinformazione e incitamento all’odio. “In questi luoghi aggiungono una nuova lingua, di solito, in condizioni di crisi (…) Facebook e Instagram hanno dato la priorità all’espansione dei loro sistemi automatizzati durante la prima metà del 2021, basandosi in parte sul “rischio di violenza offline”. Tra questi, l’amarico e l’oromo, due delle lingue più parlate in Etiopia, che da quasi un anno sta attraversando una violenta guerra civile.

“Facebook Papers” svelano il lato oscuro di Zuckerberg

Per prima cosa si capisce che la piattaforma, appena esce dal ‘civilizzato’ mondo occidentale, attua un modello di business molto spregiudicato.

E’ a conoscenza che verrà usata per pianificare e mettere in atto violenza nei luoghi di scontro civile (i documenti parlano a lungo dell’analisi dei possibili usi violenti). Tuttavia, pur di sbarcare in un nuovo mercato, accetta le nuove lingue mettendo in conto il “rischio violenza”, facendolo esaminare da una burocrazia altrettanto smaliziata (“Questa lingua è parlata in qualche paese a rischio?” e “I rischi sono temporanei (ad es. solo intorno alle elezioni) o in corso?“).

In secondo luogo, si può desumere che molte scelte siano effettivamente strategiche. In luogo di scontri, alla piattaforma conviene diventare il canale di comunicazione di chi potrebbe salire a breve al potere. Come queste realtà salgano al potere non sembra interessare troppo. L’importante è prenotarsi come spazio per il futuro dibattito pubblico.

Infine, risulta chiara una strategia di infiltrazione nei diversi paesi del mondo che non prevede affatto l’appiattimento della comunicazione, anzi. In diversi paesi Facebook accetta di ricoprire ruoli molto diversi. Passa con scioltezza dal social network che noi occidentali conosciamo alla piattaforma per azioni anche stragiste usata da gruppi armati.

In tale ultima veste Facebook “accetta il rischio” di diventare ciò che per noi potrebbe essere il deep web. Accetta di essere il ‘cattivo’.

"Facebook Papers" svelano il lato oscuro di Zuckerberg

Come Facebook argina questo lato

E’ un vero lato oscuro quello che traspare dai “Facebook Papers”: un reale impero che non guarda ad altri fini che l’espansione. In tal senso diventa più chiaro come Facebook investa la maggior parte dei costi di moderazione in Occidente, ovvero nell’unico luogo dove è sanzionabile: gli Stati Uniti.

Abbiamo eliminato oltre 150 reti che cercano di manipolare il dibattito pubblico (statunitense) dal 2017 e hanno avuto origine in oltre 50 paesi, con la maggioranza proveniente o focalizzata al di fuori degli Stati Uniti” (Haugen).

Lo sforzo è effettivamente moderare il dibattito globale, ma solo se diretto a influenzare gli equilibri occidentali. Le dinamiche estere invece rimangono pura terra di conquista mediatica, senza volontà di moderazione.

I casi indiano e mediorientale

L’India è oggi il più grande mercato di Facebook per dimensione di pubblico. 400 milioni di utenti ai quali, in un tentativo fallimentare del 2016, Facebook aveva cercato di portare internet gratuito. Peccato che la combinazione di intelligenza artificiale e revisori umani (sia dipendenti a tempo pieno che appaltatori indipendenti) sia totalmente mancante di “classificatori” hindi e bengalesi (ovvero di conoscenze linguistiche che facciano partire un allarme in queste due lingue). Tra le più popolari dell’India, hindi e bengalese sono parlate da oltre 600 milioni di persone dal 2011, e l’odio anti-musulmano le ha elette su Facebook come vero canale di comunicazione.

Altro caso è il Medioriente. Uno studio interno sui sistemi di moderazione dei contenuti in lingua araba di Facebook ha evidenziato le vaste carenze nella capacità dell’azienda di gestire i diversi dialetti parlati in Medio Oriente e Nord Africa.
Ogni nazione araba diversa dalla regione del Sahara Occidentale è designata come “a rischio” da Facebook e lo utilizza per questioni gravi come il terrorismo e il traffico sessuale“.

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