Fabio Ferrari è fondatore & Presidente di Ammagamma, ex Energy Way: “un gruppo di scienziati, di menti creative, inquiete, pronte a esplorare l’ignoto con curiosità e determinazione. Ognuno di noi è portatore di idee, di competenze e di sensibilità uniche che insieme danno vita a nuove forme di conoscenza e a nuovi linguaggi per leggere e narrare il mondo che ci circonda. Plasmiamo la complessità con la forza del pensiero matematico e della nostra immaginazione.”

Se questa spiegazione non vi bastasse, eccone una più formale: Ammagamma è una PMI che si occupa dell’analisi di problemi attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Oggi abbiamo intervistato Fabio Ferrari, suo fondatore, e gli abbiamo fatto qualche domanda per capire cosa significhi affrontare la realtà da un punto di vista ‘liminale’.

Il tuo progetto è a dir poco ambizioso, e sono convinta che all’inizio è stata una vera avventura, come un salto nel vuoto.

7 anni fa è partita questa avventura. Ero postdoc all’università e tutto è nato leggendo Moby Dick. Ho deciso di lasciare l’università e di cambiare vita, dal mattino alla sera, ho scritto al mio professore che avrei lasciato tutto quello che ho fatto in ambito accademico e… lui mi ha insultato, giustamente.

Dopo un mese sono ufficialmente uscito dalla ricerca universitaria con l’idea di portare la matematica nelle aziende per descrivere e ottimizzare i fenomeni fisici e transazionali.

Descriverli, tradurli e renderli comprensibili a chiunque per trovare una ricetta matematica numerica per ottimizzare e migliorare il sistema oggetto di analisi.

Questo era l’obiettivo fin dall’inizio, a prescindere dal cliente: che fosse un CRM, un sistema energetico, un’attività di Marketing o di Finance non importava, si potevano trasferire le informazioni e renderle leggibili e analizzabili.

Quando abbiamo iniziato era ancora un’utopia, ma la nostra idea ha avuto fortuna perché ci siamo trovati in un settore che in pochi anni ha iniziato a esplodere.

I primi anni sono stati difficili, complicati, con clienti che non capivano e io che ho investito tutti i miei pochi risparmi. Inoltre era l’inizio dell’intelligenza artificiale, quindi ci siamo trovati di colpo a essere gli unici in Italia a fare queste cose quando il modello è esploso a livello internazionale.

Pian piano siamo cresciuti da una decina di collaboratori di 4 anni fa ai 65 di oggi tra Modena e Haifa in Israele.

 Come mai Israele?

Israele perché è uno dei pochi paesi al mondo dove davvero stanno sviluppando questo tipo di analisi matematica e versano ingenti quantità di fondi in queste nuove tecnologie. Abbiamo per esempio fatto una forte esperienza nel settore acqua, al quale Israele è molto interessato perché desalinizza l’acqua del mare.

Chi siete in Ammagamma?

Posso farti dei nomi, anche per sottolineare come le nostre figure vengano da ambiti diversissimi ma da una preparazione ed esperienza sempre di alto livello.

Abbiamo un bellissimo Advisory board, Pier Luigi Celli, che è stato precedentemente responsabile del personale di Eni, Enel e presidente di Luiss, che ci aiuta nella parte organizzativa.

E poi Development & Strategy Advisor è Francesco Caio – Amministratore Delegato di Saipem, dirigente pubblico e privato, ex consulente del Governo Italiano ed Inglese per la trasformazione digitale.

Sabina Leonelli, un’enfant prodige: la prima donna filosofa che ha vinto il premio Lakatos e che lavora nell’ambito dell’etica del dato dal’Università di Exter. Sul lato della vision e strategia David Bevilacqua, vice presidente europeo di Cisco e co-fondatore di Yoroi che oggi è il nostro amministratore delegato e ci sta traghettando verso uno sviluppo molto ambizioso.

Se tu dovessi definire con 3 parole quello che hai costruito fino adesso?

Un luogo dove le persone possono esprimersi…. lo so, sono più di 3 parole, e ne aggiungo anche: esprimersi con un obiettivo unico, comune.

Nel nostro progetto collaborano molti ragazzi che hanno obiettivi, conoscenze e tecniche diversissime, ma che riesco a unire grazie a una visione comune, una visione che non è fredda come si pensa sia la matematica.

Cerchiamo di unire tutti sotto un unico linguaggio, parole chi ci guidino. Sembra vago come concetto, ma tra le figure più peculiari nell’organizzazione c’è il nostro responsabile della comunicazione che è uno storico della religione, la nostra designer è una grafica che disegna ancora a mano, insomma, capacità apparentemente molto distanti dalle immense doti scientifiche dei ragazzi del team che sarebbero difficili da far dialogare in assenza di parole e obiettivi comuni, senza un ambiente che accolga e rimanga accogliente.

Siamo troppo abituati a vedere l’intelligenza artificiale e la matematica come qualcosa di freddo, robotico, con questa immagine stra-abusata della mano umana che incontra la mano robot… come se l’uomo dovesse diventare più robotico e freddo, imparare dai circuiti come relazionarsi. Invece la nostra realtà dimostra che la matematica permette la libertà dell’espressione, permette il dialogo e l’unione tra esseri umani.

Cosa rappresenta per te la parola ‘futuro’?

Una forte inquietudine.

Questo dipende dal fatto che ‘futuro’ porta una grande responsabilità con sé: il nostro punto di vista, la nostra nicchia, si è costruita all’interno di una grande mancanza e latitanza dell’Italia e dell’Europa.

L’intelligenza artificiale matematica applicata è sempre più polarizzata tra Cina e America. Questo per noi è veramente un dato inquietante: manca una matematica al servizio del cittadino.

Il mondo asiatico utilizza il dato numerico come controllo verso le persone, la Cina ne è un esempio massimo, mentre in America è unicamente business.

Manca tutto il dato europeo che non ha ancora una visione di questi strumenti. L’Europa ha una grande storia di civiltà e senso civico e credo che l’analisi dei numeri dovrebbe essere applicata a questi principi per differenziarsi dall’Asia e dall’America.

Tuttavia così non sta succedendo, ed è proprio questo e mi crea inquietudine.

 

Se il nostro portale fosse la tua lampada di Aladino, cosa chiederesti?

Vorrei conoscere John Lennon e Paul McCartney negli anni ‘60… non potrei chiedere di meglio.

 

Dalla Liverpool degli anni ’60 torniamo allora alle possibilità dell’oggi. Il futuro è, come sempre, in mano a figure che sanno immaginare un mondo diverso conservando le relazioni e le potenzialità degli esseri umani. Fabio penso sia uno di questi: un giovane dalle idee chiare, capace di concretizzare i suoi obiettivi, che offre la possibilità ad altri giovani talentuosi di esternare le proprie capacità attraverso un pensiero, un luogo, attraverso Ammagamma.

Grazie di aver fatto l’intervista con noi Fabio, ci sentiremo presto!!!