Crisi nel mercato dell’arte: cosa ci può insegnare?

Crisi nel mercato dell'arte: cosa ci può insegnare?

Crisi nel mercato dell’arte: cosa ci può insegnare? Quest’anno nelle aste sono rimaste invendute opere che, fino a pochi anni fa, sarebbero state il centro di ogni speculazione del mercato. Cosa è successo e cosa ne possiamo ricavare di utile?

Il mercato dell’arte, una ambigua fenice

Il mercato dell’arte è spesso stato guardato come un settore “rifugio”, ovvero un contenitore di beni nei quali investire quando ci sono sopravanzi. Possiamo anche parlare più chiaro di così, e non fare finta di nulla per l’ennesima volta: le valutazioni nel mercato dell’arte facilitano il riciclo di denaro.

Possiamo, ripeto, fare finta di niente e credere che le ipervalutazioni e le montagne russe che vengono fatte fare ai valori delle opere d’arte siano frutto di un mercato molto creativo. Oppure raccontarcela dicendo che “non c’è parametro oggettivo” nel valutare l’arte… poi diciamo che ci sono le mode, poi le generazioni cambiano e non ci sono più le mezze stagioni.

Crisi nel mercato dell'arte: cosa ci può insegnare?

Tutto ciò pur di non dire che il riciclo di denaro trova sempre casa dove il valore economico può essere dimostrato fino a un certo punto. Strapagare un’opera vuole dire, troppo spesso, pagarla solo in parte per veder restuite importanti somme sotto banco. In estrema sintesi è per questo motivo che il mercato dell’arte ha sempre funzionato da mercato rifugio, perché nei periodi di sovra guadagni da far sparire è stato un fidato alleato dei ‘grandi collezionisti’ (definizione che solitamente fa tremare le gambe a curatori e artisti, ma che maschera il più delle volte avvoltoi completamente ignari di ogni concetto che graviti attorno all’arte)

Cosa è successo quest’anno nell’arte

In questo momento storico sembra che il mercato non solo abbia problemi, ma stia perdendo i pezzi. Un pezzo importante è Modigliani. Il 6 Giugno è stato proposto in asta all’Hôtel Drouot dalla maison Giquello, a Parigi, la ‘Bourguignonne’, ritratto femminile del 1918 pubblicatissimo e molto conosciuto. Riemerso dopo anni da una collezione privata livornese, è stato stimato tra i 6 e gli 8 milioni di euro. L’asta è andata deserta. Per chi non compra arte questo potrebbe sembrare normale, per chi segue il mercato, invece, è un piccolo terremoto.

Crisi nel mercato dell'arte: cosa ci può insegnare?

Non è la prima scossa sismica tuttavia: le aste di maggio a New York hanno visto invendute più della metà delle opere proposte (con una media di 7 su 17 lotti), tutte dichiarate “certezze” a vendersi. A lasciar ancora più basiti gli specialisti è stata la fine dell’onda lunga del post-covid. Alla ripresa delle aste e delle fiere nel dopo pandemia si era assistito a un aumento delle vendite, a un mercato in crescita quasi costante, seppur più focalizzato sui pochi pezzi molto costosi che sui tanti di medio valore.

Gli analisti, che dobbiamo ormai imparare a considerare alla stregua di astrologi, stavano già ipotizzando un lungo periodo fertile per poche opere da pompare all’estremo. Un vero marketing selvaggio focalizzato su pochi autori e poche opere. Poi è arrivata New York, poi è arrivata Parigi.

Ora gli analisti prevedono di grattarsi la testa per qualche settimana…

Crisi nel mercato dell’arte: cosa ci può insegnare?

Ma di tutta questa scena economica, nei fatti, a noi cosa interessa? A noi che di solito siamo su questo portale a parlare di arte, non di mercimonio?

Una cosa utile, a parere di chi scrive, la dice. Ci fa pensare che i grandi nomi dell’arte, che spesso accostiamo a un pantheon intoccabile, forse così intoccabili non sono. Il mercato non ci mette niente, se gli conviene, a disprezzare Modigliani, Picasso, Leonardo (sì, ho detto anche Leonardo!). Non dico che dovremmo imparare dagli speculatori, ma da loro possiamo capire che quelli sono solo nomi. Guardiamo più liberamente le loro opere, osserviamo attentamente tutte le volte che hanno sbagliato, mettiamoli a confronto onestamente anche con i contemporanei, senza rincorrere sempre quella spazzatura intellettuale di una Aurea Aetas dell’arte.

Divincolando i nostri pensieri da tali pregiudizi possiamo guardare meglio all’arte contemporanea, che non nasce unicamente per essere un termine di paragone con qualcosa di inarrivabile.

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