Cos’è il “reverse mentorship”: nuovo strumento nel lavoro all’estero. Il mondo del lavoro è in continuo movimento e cambiamento, e dall’estero arriva qualcosa di nuovo: il “reverse mentorship“. In Italia è ancora un concetto molto distante, soprattutto vista la grande importanza che tuttora viene data all’anagrafe sui luoghi di lavoro, ma forse negli anni anche da noi qualcosa cambierà.

Tutoraggio inverso, all’estero e in Italia

Solitamente quando si parla di tutoraggio, di ‘mentorship’, si intende la guida che un dirigente senior offre a un lavoratore più giovane. Tuttavia i primi tentativi di instaurare sui luoghi di lavoro uno scambio tra generazioni arrivano addirittura dagli anni ’90.

E’ infatti nell’ultimo decennio del millennio che la tecnologia ha invaso anche le mansioni tradizionali, rendendo necessarie competenze tecnologiche che le nuove generazioni avevano imparato quasi naturalmente. Oggi il mondo post-pandemico, che ha scoperto improvvisamente il lavoro da remoto e l’importanza dei social, vede un forte ritorno del concetto di reverse mentorship.

Si pensi alla comunicazione su canali come TikTok, o all’attenzione ormai innata verso temi sensibili che non possono essere più trattati anche solo come pochi anni fa.

In forza di questa situazione ‘rovesciata’ e complessa molte aziende stanno aprendo e finanziando programmi di tutoraggio inverso.

Cos’è il “reverse mentorship”: nuovo strumento nel lavoro all’estero

Cos'è il "reverse mentorship": nuovo strumento nel lavoro all'estero

Durante questi approfondimenti viene unito e fatto dialogare il personale più distante come generazioni. Lo scopo è incoraggiare un flusso di informazioni dal basso verso l’alto, con la persona anziana che ha più da imparare dalla persona giovane.

Il personale più giovane può decidere di insegnare abilità specifiche o condividere tematiche affrontate in maniera diversa dal passato. Oppure semplicemente viene riunito in gruppi che dialogano con team di leadership in discussioni una tantum.

Un panorama lavorativo inedito

C’è anche da ricordare come il panorama lavorativo sia diverso rispetto ai devenni passati. Oggi sul luogo di lavoro possono convivere fino a quattro generazioni, un fenomeno che non era mai accaduto prima. Per questo motivo così tante aziende si sono rivolte al tutoraggio inverso, offerto oggi anche da molte università e istituti indipendenti.

L’ignorare questa possibilità può portare a due conseguenze negative. Da una parte l’impreparazione dei settori dirigenziali verso un mondo profondamente cambiato, dall’altra l’insoddisfazione delle nuove generazioni, inascoltate e ridotte al silenzio. Queste nuove generazioni, che nel territorio italiano sono spesso sfruttate, all’estero invece sono profondamente insofferenti agli ambienti di lavoro ostili. La loro percentuale nel mondo anglosassone di mobilità è incredibilmente alta rispetto ad anni passati, e oggi si presenta il problema di come trattenerli per più tempo nell’impiego. L’utilizzo del reverse mentoring ha diminuito in media del 30% le decisioni di licenziarsi dei giovani, e se non bastasse ha aumentato l’accoglienza verso le ultimissime generazioni nel mondo del lavoro (infatti i problemi non vengono solo da vecchie generazioni e ultime, ma anche dal rapporto tra le fasce medie!)