Parlando di colore…esplorando il giallo

A volte mi passano momenti nei quali il mischiare il giallo con il verde e il rosso mi crea delle sfumature che passano dagli arancioni a dei verdi cangianti. Gli effetti sono spontanei, non amo programmare il colore che uscirà ma amo sperimentare e lasciare che sia il colore ad uscire. Incomincio questa serie di articoli settimanale sui colori partendo proprio dal colore giallo che dona energia ai nostri percorsi, rappresenta il nostro respiro all’aria aperta guardati dal sole, il nostro essere in connubio con la natura-sole.
Parlare di colore e delle sue caratteristiche è un mondo di informazioni variegate alcune anche contrastanti fra di loro ma rimane il fascino del colore che, per chi dipinge come me, sia usato nella sua purezza che mischiato ad altri colori.

A volte mi passano momenti nei quali il mischiare il giallo con il verde e il rosso mi crea delle sfumature che passano dagli arancioni a dei verdi cangianti. Gli effetti sono spontanei, non amo programmare il colore che uscirà ma amo sperimentare e lasciare che sia il colore ad uscire.

Incomincio questa serie di articoli settimanale sui colori partendo proprio dal colore giallo che dona energia ai nostri percorsi, rappresenta il nostro respiro all’aria aperta guardati dal sole, il nostro essere in connubio con la natura-sole.

EXCURSUS SUL COLORE GIALLO

Il giallo è un colore che parla direttamente nella nostra storia e, avrebbe detto Jung, quindi anche nella nostra mente. La realtà, illuminata dal giallo, si presenta come una scala verso il divino e ogni gradino che saliamo aumenta d’intensità: il giallo non è di questa terra, il giallo viene dal cielo, dal sole e trova nella natura serbatoi privilegiati, come il limone o il miele, le api o il riflesso nell’acqua.

Il giallo scende su di noi per mostrarci al contempo la nostra distanza e la nostra vicinanza da un regno fatto di luce, e nella parte meno nobile il giallo rappresenta un ego a volte molto potente.

QUALCHE CURIOSITA’ …

Per parlare del colore in sé bisogna, prima di tutto, dare qualche elemento introduttivo: la sua frequenza o lunghezza d’onda, tra i 565 e i 590 nanometri; insieme al rosso e al blu è uno dei tre colori primari; più chiaro di lui c’è solo il bianco (che da molti non è neanche previsto tra la gamma dei colori).

Nella cultura popolare, chi è amante del giallo racchiude in sé un grande potere, è creativo e solare, ma ha anche un umore che varia a picchi (non confondiamoci però con l’essere ‘lunatici’, che è proprio dall’altra parte del cielo).

In ultimo, è abbinato al terzo chakra, dell’energia e della conoscenza, simbolo solare e di ricchezza mentale.

IL GIALLO NELLA STORIA UMANA, PICCOLI PERCORSI DI LETTURA

Il giallo rappresenta sempre un’energia che si posa sulla terra, che illumina: non è mai simbolo di un oggetto che non sia il sole, non è mai terreno. Finché l’uomo ha creduto profondamente che il sole fosse il divino, il giallo ne era la manifestazione simbolica.

La sua assimilazione al divino ne ha fatto il colore degli Dei per millenni, come la tunica e lo scudo di Zeus ad Atene. Per gli egizi era il colore primo, dal quale discendono tutti, per i babilonesi rappresentava le porte dello spazio sacro.

Spesso, durante i secoli, viene unito all’aquila, forse perché durante l’attacco questo animale sfrutta la posizione del sole per essere controluce e quindi invisibile alla preda: l’aquila è l’essere che viene dal sole (e la sua parentela stretta con la fenicie ne aumenta il prestigio).

Il figlio prediletto del sole e di Zeus, Alessandro il Macedone, attaccherà con gli stendardi gialli l’impero persiano e, una volta arrivato a Persepoli e a Babilonia, fa sua anche l’immagine dell’Aquila su fondo giallo di Dario, immagine che passerà poi a Costantinopoli e che, ancora oggi, è mantenuta della chiesa greca ortodossa.

Stessa aquila e stesso giallo: impero Asburgico e degli zar, entrambi dichiarano la loro discendenza dagli imperi dell’antichità per fondare Europa e Russia, fino alle grandi restaurazioni e rivoluzioni: da una parte la rivoluzione francese che si ribella al giallo scegliendo gli altri due colori primari, rosso e blu, per la nuova bandiera che uccideva la monarchia (e basteranno pochi anni perché un nuovo re regnante, Napoleone, si faccia ritrarre con una vistosa sciarpa gialla mentre riprende il trono d’Europa); dall’altra parte la rivoluzione russa, che vede nel rosso la discontinuità, lo stesso rosso che giustizierà i Romanov, ma che non può esimersi dal ritrarre falce, martello e stella nel giallo caldo dell’oro di palazzo.

E PER FINIRE, IL GIALLO E L’ORO NELLA STORIA DELL’ARTE

Parliamo di Europa, parliamo inizialmente dell’arte greca, o ‘bizantina’, che fa dell’oro il fondo definitivo, il regno di luce all’interno del quale le scene sacre assumono realtà. Per secoli è l’oro a rappresentare il giallo in pittura, fino al canto del cigno di Fabriano.

Il giallo vero e proprio viene usato in sostituzione dell’oro per i fondali (insieme al rosso) o, più raramente, come colore delle vesti dei personaggi, che tuttavia, risaltando poco sulle tonalità dorate, raramente si trovano.

Durante il Rinascimento toscano (o per meglio dire “la Rinascenza”) la storia dell’arte vede quasi diminuire ulteriormente l’uso del colore giallo. Il motivo può essere trovato nelle intenzioni comunicative dell’arte dell’epoca, un’arte di signorie e comuni che si oppongono alle invadenze papali e dell’impero. Le figure diventano vestite di porpora e di colori cittadini, tranne tonalità che richiamano all’ascesi, come in Piero della Francesca, mentre tutt’altro discorso va fatto per Venezia.

Piero della francesca

La Repubblica di Venezia, porto degli imperi orientali ma anche attenta alla nascente Anversa imperialista, utilizza il giallo in ogni manifestazione e sfruttandone pienamente la simbologia. I grandi manti del Doge, che fa dell’oro e del giallo la sua veste, così lo ritrarrà anche Carpaccio, fino al Tintoretto che fa discendere un angelo fatto di giallo su San Marco durante il miracolo dello schiavo. A Venezia la tradizione del giallo, estasi della materia, è quanto mai viva!

L’Otto-Novecento sembra invece prediligere l’aspetto psicologico del giallo, più che quello simbolico: Van Gogh fa del giallo la vera e propria presenza sulla terra della luce interiore, indescrivibile e per questo persecutoria; Klimt rende i suoi personaggi impalcature lucenti di un dramma umano che, rappresentato nei teatri viennesi, riflettono i cornicioni dorati dei palchetti; Munch intuisce la luce solare distante come l’occhio dalla verità e Schonberg, musicista prestato alla pittura, confeziona una testa gialla che ci parla di tutte le manie e le inquietudini che il sole volente o nolente illumina.

Oggi David Hockney ha riportato prepotentemente il giallo nelle passeggiate californiane, mentre El Anatsui sembra indicarci che ciò che la società rifiuta si tramuta in luce.

Vi aspetto nella prossima esplorazione, parlerò del colore arancione.

PaoS

 

 

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