Ci lascia Chiara Frugoni l’indagatrice medievale. Si è spenta una delle voci più interessanti del panorama italiano, forse la miglior storica del medioevo che la sua generazione abbia prodotto. Chiara Frugoni se ne va all’età di 82 anni, dopo una vita di divulgazioni, scoperte e lotte contro i preconcetti.

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Chi era Chiara Frugoni

Chiara Frugoni nasce a Pisa il 4 febbraio 1940. La sua futura carriera la vedrà figlia d’arte: Arsenio Frugoni, il padre, è medievista, saggista e professore e la instrada verso la passione che diverrà comune. Si laurea all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” a 24 anni. La sua tesi ha titolo “Il tema dei tre vivi e dei tre morti nella tradizione medievale italiana“. Fin da principio Frugoni è molto interessata all’attendibilità che l’immagine nei secoli può riportare. Già nella sua tesi l’argomento principale è una disamina, attraverso la raffigurazione muraria dell’incontro dei vivi e dei morti, della società medievale.

Sarà questa una sua caratteristica negli anni. L’amore per la figura di Francesco d’Assisi metterà nuova luce sull’iconografia del santo, così come le disavventure della Maddalena (confusa ingiustamente con una prostituta unendo due personaggi diversi) saranno rincorse nelle miniature, nei dipinti a muro e nelle icone che la raffigurano. “L’immagine parla sarà sempre un suo modo di descrivere il metodo utilizzato.

Ci lascia Chiara Frugoni l'indagatrice medievale

Nel 1965 entra alla Scuola Normale Superiore, e 9 anni dopo inizia la carriera di insegnante universitario. Il 1980 le viene conferita la cattedra di Storia medievale a Pisa, e nel 1988 passa all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

Nel 2000 smette l’insegnamento per darsi maggiormente a una divulgazione nazionale, scrivendo libri e diventando un volto ben noto anche in televisione e alla radio e una penna per La Repubblica e Il Manifesto.

La passione e lo studio per San Francesco

Come già accennato, fu la passione verso il Giullare di Assisi a fare di Chiara Frugoni una voce tradotta anche all’estero (e per uno storico italiano è impresa da ricordare!).

La sua ricerca volle sempre mettere in luce il reale conflitto con le istituzioni della Chiesa che Francesco ebbe in vita e che fu letteralmente cancellato tanto nell’iconografia che nella Vulgata. I suoi comportamenti ed estremismi furono un reale pericolo per Roma, la sua predicazione venne schiacciata in un’istituzionalizzazione coatta e post-mortem. I suoi seguaci, che lui avrebbe voluto in numero di 12, nella sua disperata Imitatio Christi, diventano il prolifico braccio del papato e la sua figura viene epurata di ogni idiosincrasia al Tempio.

Frugoni ne parla per restituire verità a un messaggio molto più estremista della rappresentazione che ci è giunta. I titoli da recuperare sono molti e tradotti in più lingue: Francesco e l’invenzione delle stigmate (Einaudi, 1993); Vita di un uomo: Francesco d’Assisi (Einaudi, 1995); Le storie di San Francesco (Einaudi, 2010); Storia di Chiara e Francesco (Einaudi, 2011).

Nel 2011, infine, facendo ricerca e concentrandosi sul ciclo pittorico individuò in uno degli affreschi attribuiti a Giotto nella Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi un profilo di diavolo tracciato tra le nuvole.

La maddalena e l’equivoco

A contraltare c’è poi lo studio della Maddalena, ovvero di Maria che seguì Gesù. Questa, proveniente da Magdala, nulla aveva a che fare con la prostituta protagonista di una storia diversa legata ai Vangeli, ma la disattenzione e la voglia di una narrativa del riscatto unirono le due figure. Fu così che, a seguito di un messia, si mise nell’immaginazione medievale anche una prostituta redenta.

Ecco allora che le vite si mischiano nel racconto delle stesse, e il lavoro di uno storico sta anche nel sottolineare l’importanza di entrambi i fenomeni, nel vedere l’individuo e la società in dialogo.