Arte in aeroporto a Hong Kong: brutto segno quando è “piacevole”

Arte in aeroporto a Hong Kong: brutto segno quando è "piacevole"

Arte in aeroporto a Hong Kong: brutto segno quando è “piacevole” . Hong Kong trasforma il principale aeroporto della città in una fiera d’arte. Cosa ci dice dello stato dell’arte questa iniziativa?

Parliamo dell’Hong Kong International Airport (HKIA), centro aeroportuale da milioni di passeggeri l’anno, che negli ultimi mesi ha visto un’ulteriore crescita di traffico.

Fino al 31 Dicembre i passeggeri da tutto il mondo vi troveranno l’Arts and Culture Festival 2023, che arricchisce gli spazi con mostre, eventi, performance e dibattiti, facendo diventare la struttura un vero centro per l’arte contemporanea. A creare, organizzare e unire gallerie, fondazioni e artisti c’è il lavoro congiunto di Accappa Projects, la Hong Kong Academy for Performing Arts, Hong Kong Arts Centre, il Leisure and Cultural Services Department, M+, MobArt Gallery e il West Kowloon Cultural District Freespace Jazz Fest.

Nelle sale, corridoi, attese e zone imbarco e sbarco si troveranno collocate opere d’arte diversissime: dalla video art alla scultura (tanto classica che digitale), film cult proiettati, opere che utilizzano il linguaggio pop del fumetto, illustrazioni interattive e momenti musicali.

Arte in aeroporto a Hong Kong: brutto segno quando è "piacevole"

Il numero di passeggeri nel nostro aeroporto ha continuato a crescere nell’ultimo anno. Come porta d’ingresso per accogliere i viaggiatori, ‘HKIA’ è un luogo ideale per mostrare il variegato paesaggio culturale della nostra città, fornendo una piacevole esperienza aeroportuale per i passeggeri (Fred Lam, amministratore delegato di AAHK)

Arte in aeroporto a Hong Kong: brutto segno quando è “piacevole”

E la notizia adesso è data. Ora proviamo a ragionarci sopra. Cosa dice dell’arte contemporanea una notizia del genere? Siamo sicuri sia un segno positivo della sua salute? Se partissimo dalle dichiarazioni dell’amministratore dell’aeroporto ci sarebbe da dare fuoco a questa mostra.

Trasformare l’arte in “un’esperienza aeroportuale piacevole” vuole dire ridurre tutto a un profumo-ambiente per bagni. L’arte abbassata a quelle squallide riviste datate che trovavamo da bambini nelle sale d’aspetto dello studio dentistico, solo più in grande.

Eppure questa idiota inconsapevolezza di cosa possa essere l’arte non è certo respinta dal panorama artistico generale. L’arte è sempre più legata a luoghi di passaggio, di riempimento del tempo tra una cosa utile e l’altra. L’arte è sempre più parassitaria del momento e dello spazio di noia, di non utilità. La vediamo aggrapparsi alle sale di attesa, alle stazioni ferroviarie e aeroportuali, in piccolo la vediamo tornare nei negozi (seppur con proclami di assoluta novità intellettuale) e negli showroom. Insomma, si infila ovunque ci sia un’attesa, un dover stare in quel posto per altro.

Da questo la vediamo sempre meno indipendente, la vediamo sfrattata da luoghi che contavano di sostenersi autonomamente con l’arte e sempre più ne cogliamo il distacco da ciò che interessa la società.

E’ veramente un brutto segno?

Ma questo è veramente un male? In fondo, se guardiamo un poco oltre gli anni che interessano i nostri nonni, l’arte non è sempre stata uno spazio indipendente. La modernità, reinterpretando l'”Ars gratia artis” in “art pour l’art“, inaugura un concetto artistico che vede l’opera d’arte come disinteressata a una funzione d’appendice della società, per essere sempre al limite del tempo assoluto.

Oggi quell’ideale sembra crollare sulle parole di amministratori aeroportuali che hanno la sensibilità di piastrellisti di provincia, ma ai quali è dato il potere di spiegare la nuova collocazione dell’arte contemporanea.

Allora ci chiediamo che fare: lottare per un’arte libera ma senza spazi, o per un’arte presente ma divulgata da insensibili burocrati? La domanda rimane aperta…

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