Animali in ufficio: si può? Gli ultimi due anni ci hanno spesso costretto a stare a casa, con l’unica compagnia dei nostri amici domestici, i nostri cani e gatti che si sono prestati a essere ottimi collaboratori. Oggi è sempre più presente la richiesta di restituirgli il favore, e il mercato del lavoro è chiamato a dare risposte chiare. Quando e come è possibile portare un animale domestico sul luogo di lavoro?

Ci sono regole valide per tutti oppure è lasciato alla discrezionalità della dirigenza? Oggi cerchiamo di rispondere alle domande più importanti per offrirvi una guida base e rendere gli spazi di lavoro anche spazi di accresciuto benessere.

Animali in ufficio: meno stress, più gruppo e guadagni

Le aziende e le società che accettano cani o gatti in ufficio stanno diventando tantissime, fino a prevedere veri e propri spazi relax dove tutti i dipendenti che ne abbiano voglia o bisogno possono incontrare i loro amici a quattro zampe.

Altra scelta molto in voga, soprattutto nell’ambiente statunitense, è l’adozione di un ‘amico animale d’ufficio’, ovvero un cane che si aggira a farsi coccolare da tuti i dipendenti. Questa scelta è tutt’altro che insolita, anche perché è economicamente conveniente. I dati ci parlano di una maggiore coesione del personale (con effetti che le varie attività di gruppo di anni fa si sognavano), di una maggiore concentrazione e, in ultima analisi, di una maggiore voglia di essere presenti al posto di lavoro.

Il fatturato di fine anno ne risente in maniera positiva, l’attaccamento ai valori aziendali anche e il senso di gruppo è alle stelle.

Animali in ufficio: quando non si può proprio?

Ma quando il posto di lavoro non è già attrezzato, che regole ci sono? Abbiamo a prescindere qualche diritto sancito dalle norme? Vediamo insieme.

Ad oggi non c’è una normativa specifica, situazione che sembrerebbe, a prima vista, imporre la totale discrezionalità della dirigenza. Alcune regole di base nella legislazione, poi, escludono esplicitamente la presenza di animali in luoghi di lavoro particolari:

  • In stabilimenti industriali con lavorazioni ad alto rischio
  • Luoghi dove vi siano macchinari di precisione oppure con caratteristiche nocive all’animale (rumori o gas)
  • Negli ospedali, tranne ovviamente nei reparti adibiti anche alla pet therapy
  • Nei reparti di lavorazione e laboratori dove vi sia bisogno di evitare contaminazioni

Alla normale legislazione si aggiungono gli specifici regolamenti aziendali, che possono legittimamente imporne il divieto. Eccezione sono gli animali prescritti per supporto emotivo, una categoria che oggi nella nostra legislazione non è compiutamente regolata. Riconosciuto alla apri di una prescrizione medica, l’animale di sostegno dovrebbe essere accettato nei luoghi di lavoro, ma può essere anche relegato in uno spazio deputato distante ma raggiungibile dal dipendente.

Seconda eccezione, naturalmente, sono gli animali guida i quali devono essere in grado di supplire sempre la loro compito.

Se l’azienda li permette, ci sono varie possibilità

Se l’azienda invece accetta la presenza di animali sui luoghi di lavoro, può disciplinarla in vari modi.

  • Può lasciare che l’animale si muova liberamente, vietandogli però l’ingresso in determinati spazi che dovrebbero essere previsti
  • Può assegnargli uno spazio comune che sia sufficientemente ampio e attrezzato (anche di acqua e cibo)
  • Al ‘padrone’ dell’animale può essere imposto di tenerlo nelle sue vicinanze
  • A prescindere non può ammetterlo in spazi comuni quali la cucina o i bagni

La scelta va fatta anche nel rispetto totale di eventuali allergie di altri dipendenti o di particolari idiosincrasie o fobie. In tal senso a queste ultime va data priorità sulla scelta di portare i nostri amici al lavoro.

Animali in ufficio: si può?

Come portare gli animali in ufficio: prescrizioni e obblighi

Se l’azienda accetta gli animali nei luoghi di lavoro, le disposizioni del Ministero della Salute vanno comunque tutelate e seguite:

  • Devono essere dotati di microchip e registrati all’Anagrafe
  • Essere sottoposti e aggiornati a tutte le vaccinazioni obbligatorie
  • Mantenere una pulizia e una igiene consona al luogo. Se portatori di parassiti o affetti da patologie contagiose non possono accedere.
  • Vanno portati al guinzaglio (non lungo oltre 1,50 m) nei luoghi aperti al pubblico (anche interni alla struttura)
  • Può essere loro imposta la museruola dal regolamento aziendale o dall’autorità pubblica, così come vanno rispettati tutte le segnaletiche del caso

A prescindere da queste norme, al padrone dell’animale può essere sempre richiesto, fino al richiamo, una maggiore pulizia e controllo.

Danni provocati dagli animali. Chi è responsabile?

Il padrone dell’animale è sempre responsabile dei danni che quest’ultimo provoca. Anche qualora si parlasse di attacco e violenza su altre persone, ne risponde personalmente il padrone. Tuttavia vi è sempre il rischio che la presenza dell’animale accettata formalmente in azienda crei una responsabilità condivisa.

Per questo motivo è spesso richiesta una polizza assicurativa di responsabilità civile per danni causati dagli animali ad altri lavoratori o a terzi. Alcune aziende richiedono il patentino di buon conduttore cinofilo, rilasciato dall’Enci (Ente nazionale per la cinofilia italiana) dopo aver frequentato l’apposito corso.

Animali in ufficio: si può?

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