5 opere d’arte e 5 storie sulla Propaganda

5 opere d'arte e 5 storie sulla Propaganda

5 opere d’arte e 5 storie sulla Propaganda. Oggi voglio creare un piccolo percorso attraverso 5 opere d’arte che parlano di Propaganda. Non è mia intenzione cercare di convincervi quanto l’arte debba o meno essere parte della propaganda, così come non è mio interesse analizzare il posto nella società degli artisti. Non prenderò neanche in esame, oggi, l’arte all’interno dei regimi Novecenteschi, che chiamiamo “arte di propaganda” salvando inconsciamente da questa definizione tutto ciò che viene prima e, soprattutto, dopo. Come per le 5 OPERE CHE PARLANO DELLA GUERRA, questi brevi racconti possono solo darci la possibilità di vedere qualcosa che ci era sfuggito.

Mosaico della Battaglia di Isso

5 opere d'arte e 5 storie sulla Propaganda

Se si va al Museo Archeologico Nazionale di Napoli si può ammirare il fantastico mosaico della Battaglia di Isso. Nella raffigurazione si può vedere Alessandro Magno che, in sella al suo destriero Bucefalo, sprona la battaglia contro Dario III di Persia.

Il mosaico è stato rinvenuto nel 1831 a Pompei, e faceva parte della pavimentazione della casa del Fauno. La realizzazione è datata intorno al 100 a.C. e si ipotizza che gli antenati del committente avessero avuto rapporti diretti con il re macedone. Potrebbe essere una copia di un dipinto del pittore greco Filosseno di Eretria, mentre alcuni storici propendono perché sia un originale strappato dalla Grecia e trasportato in Italia.

La Battaglia di Isso avvenne nel 333 a.C., e il giovanissimo Alessandro, capelli ondulati al vento, si staglia come il simbolo assoluto dell’ellenismo. E lo fu! Le avventure di Alessandro a cavallo di Bucefalo, fino in India, erano paragonabili ai poemi omerici per fama e diffusione. Si sono trovati statuette giocattolo per bambini che lo raffiguravano. La cultura classica che batteva in bellezza e armi ogni ‘barbaro’, Roma stessa come sua nuova culla, e Alessandro che da “Megas” diventava “Magno”.

Bonaparte valica il Gran San Bernardo

Uomo fin troppo banale Jacques-Louis David, eppure pittore eccelso. Nella sua carriera seppe approfittare di tutti i vantaggi dell’Ancien Règime, con i venti rivoluzionari divenne ideologo tra i Giacobini e ritrattista della Rivoluzione, nonché amico intimo di Robespierre. Ristabilito l’ordine scomparve per riapparire tra i sostenitori di Napoleone Bonaparte e diventarne ufficiale. Nel 1816, cacciato l’imperatore, i vecchi poteri tornarono al trono e dimostrarono di avere buona memoria: David venne esiliato dalla Francia con la legge contro i regicidi, che colpì gli ex membri della Convenzione rei di aver votato la condanna a morte di Luigi XVI nel 1793.

David morirà 9 anni dopo e il governo francese rifiuterà l’ingresso nei suoi territori della salma, tranne che per il cuore. Fu infatti sepolto a Bruxelles, nel Cimitero Saint-Josse-ten Noode, mentre il cuore fu successivamente inumato a Parigi, nel cimitero di Père-Lachaise, per stare accanto alla moglie Charlotte, deceduta pochi mesi dopo.

L’opera ‘Napoleone valica il Gran San Bernardo’, creata in 5 versioni diverse, è divenuta archetipo del ritratto di propaganda e ci parla di un filo rosso trasversale alla storia che unisce i “Grandi Uomini”.

Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore Op. 55, “L’Eroica”

Napoleone seppe veramente incarnare un ideale del suo tempo. David, Hegel, e non ultimo Ludwig van Beethoven si illusero di aver trovato in lui un’incarnazione della storia. La Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore Op. 55 venne composta da Beethoven fra il 1802 e 1804, anno della prima esecuzione privata. L’anno successivo tutto il mondo ne venne a conoscenza.

Come Hegel, Beethoven si era illuso che Napoleone fosse l’uomo che avrebbe rivoluzionato il mondo antico, colui che avrebbe portato i principi della libertà a cavallo per i continenti. L’Eroica viene dedicata a lui, un inno a questo gigante che avanza. Poi avvengono le prime repressioni e l’incoronazione a ‘Imperatore’. Ludwig non era certo un tipo pacato e la nostra fortuna è avere ancora il frontespizio con la dedica strappata e cancellata dall’autore stesso. Me lo immagino nel momento in cui sente l’ennesima notizia che fa cadere Napoleone dal piedistallo, la rabbia, la disillusione, afferrare il pennino, affondarlo sulla dedica, fino a strapparne la carta.

Il Maestro e Margherita

Michail Bulgakov riscrisse più volte questo capolavoro assoluto tra il 1928 e il 1940. Vedrà la luce e la pubblicazione solo nel 1967. Il romanzo parla della storia d’amore tra uno scrittore e drammaturgo anonimo, il “Maestro”, e Margherita Nikolaevna. Lo scrittore è perseguitato politicamente dalla burocrazia sovietica nella Russia anni ’30, e vedrà il suo riscatto solo grazie all’intervento del diavolo in persona.

Nel Maestro e Margherita si intravede un episodio centrale nella vita di Bulgakov. L’autore scrisse una lettera direttamente indirizzata a Stalin per poter espatriare: “soltanto la miseria, il vagabondaggio e la morte” l’avrebbero comunque atteso restando in Russia. Il 17 Aprile si svolgono i funerali del suicida Majakovskij, simbolo di un movimento intero, e il giorno dopo Bulgakov riceve una telefonata proprio da Stalin in persona. Gli viene preannunciata la possibilità di espatriare, ma al contempo Stalin gli propone di entrare nel direttorio del Teatro Accademico dell’Arte di Mosca. Accetta e viene assunto come attore e assistente regista. Non gli fu mai concesso di lasciare la Russia, neanche per reincontrare i fratelli espatriati. Il diavolo dà, il diavolo toglie.

Hope

5 opere d'arte e 5 storie sulla Propaganda

Il poster “Hope” di Barack Obama è un’immagine che ha segnato la storia di un’elezione. Chi non la ricorda?E’ stato l’artista americano Shepard Fairey a crearla, e nei mesi è diventata l’immagine ufficiale della campagna elettorale presidenziale del 2008. La fonte è una foto scattata dall’ex fotografo freelance della Associated Press (AP) Mannie Garcia. Colpì molto all’epoca la coerenza di una propaganda incentrata sul “nuovo che veniva dal basso” e l’uso della Street Art come mezzo espressivo principale. Anche allora abbiamo visto un uomo essere scambiato per un ideale.

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