Maternità e lutto prenatale 2°parte

E’un piacere per noi del Nonsolowork ospitare nelle nostra rubrica del Ben.Essere Sara Barletta che ci ha parlato del lutto prenatale a giugno. Oggi ne riparliamo perchè crediamo all’importanza di questa tematica.

E’un piacere per noi del Nonsolowork ospitare nelle nostra rubrica Sara Barletta che ci ha parlato del lutto prenatale https://nonsolowork.com/2019/06/26/luttoprenatale/, per sensibilizzare questo tema sentito da molte donne. Buona Lettura!

Bentrovato/a in questa rubrica dedicata alla maternità e al lutto perinatale/prenatale.

Oggi vorrei parlarti di una dimensione spesso tralasciata di ciò che chiamiamo lutto, e cioè il dolore. Shock e dolore sono le prime reazioni che mandano in cortocircuito la nostra mente e il nostro corpo dopo aver ricevuto una notizia tragica.

Si parla sempre in generale di lutto, lutto perinatale, prenatale, di elaborazione del lutto, ma che cosa è il lutto?

Molte mamme che ho conosciuto si sono chieste in modo più o meno velato: “Io posso sentirmi in lutto?”, “Posso piangere il mio bambino anche se ero solo di 9 settimane?”, e ancora: “Posso stare male per il mio bimbo morto poche ore dopo il parto, se a casa ho già altri figli che mi aspettano?”.

Il pensiero generale di noi mamme spesso tende verso la colpa; ci sentiamo in colpa per i sentimenti dolorosi che proviamo verso il nostro bambino, sentimenti che forse non dovremmo provare perché siamo abituate a nasconderli, in una società fatta di tabù.

Niente di più sbagliato! Quindi la mia risposta è SÌ, tutte noi abbiamo il diritto di provare esattamente emozioni e sentimenti tipici del lutto, a prescindere dalle circostanze in cui è venuto a mancare il nostro bambino.

Inoltre alimentare il senso di colpa, il silenzio e la chiusura risulta nocivo per il nostro percorso di benessere, in quanto tutto ciò che tendiamo a reprimere, prima o poi, scoppierà proprio come una bomba ad orologeria e forse sarà troppo tardi per porvi rimedio.

Da dove nasce il lutto?

Poco dopo aver salutato per sempre la mia bambina, ci sono state persone che mi hanno detto, forse pensando di tirarmi su il morale, frasi del tipo: “Pensa a chi perde un bambino già grande”.

Queste credenze alimentano il senso di colpa e inconsciamente portano la madre a reprimere il dolore in quanto ingiustificato.

La buona notizia, per tutte le mamme che se lo stanno chiedendo, è che il dolore e lo shock dovuti alla perdita sono indipendenti da qualsiasi quantificazione matematica o logica.

La disperazione, il pianto e il senso di vuoto non sono direttamente proporzionali al numero di anni vissuti insieme.

Ecco che puoi capire facilmente da dove nasca il lutto, il percepirsi in lutto, è frutto di un “sentire” profondo, di un legame instaurato con la persona deceduta, un legame che non ha base logica o oggettiva, bensì soggettiva.

Dolore, incredulità, pianto sconsolato e tutte le altre manifestazioni mentali e fisiche sono tipiche di una persona che ha appena perso qualcuno di molto caro.

Il dolore è relativo a quanto eravamo legati a quella persona, a prescindere dalle circostante.

Il lutto è la risposta a questo dolore, è la condizione, il percorso che la persona intraprende per elaborare questa grande perdita. È un percorso dinamico, ove ci sono diversi step di miglioramento e peggioramento: a momenti pare di stare meglio, altri invece si ricade nello sconforto. E tutto ciò è normale.

Avanzare in questo percorso, che ha come obiettivo ultimo il ristabilire l’equilibrio psico-fisico, è la sola “medicina” alla perdita. Bisogna dire che non tutte le morti causano un lutto; se domani ti arrivasse la telefonata che un lontano prozio d’America è venuto a mancare, potresti essere triste, potresti perfino piangere, ma la tua vita continuerebbe a scorrere quasi indisturbata.

Le morti che causano l’entrata nel percorso del lutto sono invece quelle dove c’è un alto coinvolgimento tra le parti e dove il dolore è così acuto che diventa insopportabile, impedendo anche le normali attività quotidiane.

La dimensione del lutto

Tutte le mamme che hanno salutato per sempre il loro bambino hanno il diritto di sentirsi in lutto, comportarsi come tali e fare questo percorso. La negazione del dolore è nociva, è una complicazione al normale processo di lutto. Esistono lutti che non cominciano mai e quindi non finiscono mai; tradotto significa quindi che la persona rimane in uno stato di torpore, tristezza e depressione perenne, senza miglioramenti. Ecco perché è importante invece abbandonarsi a questi sentimenti e farsi guidare nell’elaborazione del lutto.

Che cosa influenza la riuscita del percorso?

La buona risoluzione di un lutto perinatale la si ottiene attraversando gradualmente quello che molte di noi chiamano “inferno”, ognuna con i suoi modi e tempi.Non esiste uno standard, esiste un percorso fatto più o meno su misura per tutte noi. Tuttavia ci sono tre dimensioni del lutto che vanno indagate e se capite e accettate dalla persona in lutto, aiutano il ritrovamento di un nuovo equilibrio.

Cito dal libro “Il sogno infranto” della Dott.ssa Claudia Ravaldi, psichiatra, psicoterapeuta e mamma di cielo di Lapo, massima esponente in Italia sul tema e presidente dell’associazione Ciao Lapo, che si occupa di sostenere i genitori in lutto.

 

          Le 3 dimensioni del lutto sono:

-soggettiva: sto male perché ho perduto qualcosa a me molto caro e nessuno ha diritto a sindacare come e per quanto tempo starò in lutto.

-psicofisica: sto male fisicamente, ho delle reazioni fisiche come pianto, sensazione di soffocamento, attacchi di panico etc. Che hanno bisogno di essere sfogate.

-sociale: il mio malessere può essere aggravato o alleviato dal modo in cui la società riconosce il mio lutto.

Se durante il percorso di lutto si riconoscono questi tre fattori e con l’aiuto di un esperto si lavora per esprimere tali sensazioni, elaborarle e darle un senso nella propria “storia personale”, allora il percorso di elaborazione avrà successo.

Come già detto un nemico all’ elaborazione del lutto è l’isolamento, intenso ad ampio spettro. Ciò che consigliano gli esperti è di comunicare, leggere, condividere la propria esperienza e confrontarsi con persone che hanno lo stesso vissuto.

Ho creato uno spazio apposito sul blog Sara on Feet per raccontarci le nostre storie, si chiama “Il cordone delle mamme” (https://www.saraonfeet.it/tag/storie-di-mamme/).

Se hai piacere aspetto di ricevere la tua storia, in modo che anche tu possa aiutare un’altra mamma che leggerà di te e del tuo bambino. Nelle prossime rubriche approfondiremo il tema dell’elaborazione del lutto e vedremo nello specifico casi diversi di lutto prenatale/perinatale.

Di cosa ti piacerebbe parlassi nei prossimi incontri? Lasciami un feedback!

Se pensi che questi contenuti possano essere utili a una famiglia in lutto ti prego di condividerli, un piccolo gesto e un massimo rendimento!

Grazie, un abbraccio

Sara

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