Roberto Manfredi: produttore, autore televisivo e documentarista

Un tuffo nella vita di Roberto Manfredi, uomo poliedrico che ha spaziato fra il mondo musicale e televisivo. Ci racconta la sua ricca storia , fatta di importanti incontri e una crescita lavorativa prestigiosa.

Roberto Manfredi è uomo creativo e dinamico. Con semplicità ci racconta la realtà lavorativa- imprenditoriale, attraverso tutti i canali che ha esplorato: musica, radio, tv, comunicazione digitale. Grazie a quanto mi ha descritto, nel nostro incontro personale,  abbiamo deciso di creare all’interno del LAB The Right Tool , un corso di formazione per autori e produttori esecutivi televisivi.

Ne parleremo diffusamente in un post dedicato, ora scopriamo chi è Roberto. https://faremusic.it/author/roberto-manfredi/

Sei nato nella musica, mamma pianista, papà musicista, fratello cantautore, come ti ha influenzato tutto questo?

Ho vissuto in una famiglia molto creativa, con mamma che suonava l’organo alla Chiesa Valdese di Milano, mio padre l’oboe in orchestra mentre mia sorella e  mio fratello ascoltavano musiche diverse. Mia sorella amava Elvis Presley mentre mio fratello Jannacci e Gaber, io che ero più piccolo ascoltavo i Beatles e i Rolling Stones.

Gia questa è stata una formazione incredibile: sono cresciuto ascoltando la musica a 360 gradi: Chopin, Bach, il rock’n’roll, il gospel, la canzone d’autore, il beat e la psichedelia.

Poi da giovanissimo ho incominciato a fare il grafico di copertine di dischi.

Conoscendo Cesare Monti l’art director di Lucio Battisti, che ha creato 300 copertine, mi ha presentato Tony Casetta, il discografico di De Andrè.

E’ poi stato semplice fare il passaggio nella discografia, dalla Ricordi alla Rca fino alla Polygram come responsabile del cast artistico nel 1980.

Quando ho compreso che iniziava la crisi discografica, mi sono licenziato producendo da solo vari dischi e ho aperto un’agenzia di spettacoli, concerti, eventi con esperienze molto formative e interessanti. Parallelamente ho diversificato l’attività facendo l’autore televisivo

Sono stato capo progetto di Video Music, con “Segnali di fumo”.che è stato il primo programma in italiano ad andare in diretta in tv e sul web. Era il primo esperimento di TV interattiva per i giovani  in cui le  interviste andavano in diretta anche con domande inviate dai telespettatori.

Grazie all’esperienza fatta in precedenza, riuscivo a integrare la parte esecutiva a quella artistica, ed avendo fatto programmi in Rai, Italia Uno e varie altre reti private,sono entrato in Magnolia e ci sono rimasto sette anni con il doppio incarico di produttore esecutivo e autore passando poi a varie case di produzione: Endemol, 3zero2, Ballandi Entertainment, Colorado Film, ITC Movie, Trident Music, Infront.

Ho sempre abbinato la parte artistica a quella produttiva, ruoli differenti ma integrati e complementari, guardandomi bene di fare l’artista in prima persona se non in casi eccezionali.

Ma perché questo?

Ho avuto la fortuna e la sfortuna di lavorare con persone incredibili, De Andrè, Benigni, Fo, Gaber, Jannacci, Nanni Ricordi,  quindi ho sempre avuto un raffronto di genio altissimo.

Per me quello era il parametro, forse mi sono sempre un po’ sottovalutato -mi dice ammiccando un sorriso-ma avevo parametri troppo alti.

Parliamo di Roberto oggi

Continuo a esercitare il duplice ruolo di autore e produttore esecutivo, scrivo libri per varie case editrici,  ho fatto il direttore artistico per tanti eventi, l’operatore culturale per mostre e festival, regie per videoclip, documentari e spettacoli,  lavoro per la Radio Svizzera Italiana che è vero servizio pubblico, con solo i 50 minuti di treno arrivo a Lugano e sembra di essere  in un’altra dimensione rispetto l’Italia.

 E’ possibile, secondo te, equilibrare il rapporto talento e parte commerciale?

Questo è  sempre stato il mio conflitto della vita, ogni tanto mi son tolto qualche soddisfazione però se tornassi indietro vorrei essere stato più generoso con me stesso. Sono un pò esterrefatto da certi libri che si vendono, da certi dischi o format tv che si producono.

Non voglio fare polemiche ma se il parametro è quello attuale , io senza dubbio  metto la mia professionalità per il mercato, ma l’arte, la cultura e la vera informazione stanno altrove.La tendenza generale in Italia va sempre più in ribasso, se non si destinano  dei fondi per la vera arte e si fa solo business procedendo in una mono direzione che porta ad avere poi programmi ideati e prodotti all’estero. Ormai la tv italiana importa solo format esteri e non esporta più il made in Italy, se non in rarissimi casi come avviene nella fiction ad esempio.

Se il nonsolowork fosse la tua lampada di Aladino cosa chiederesti?

Chiederei che ci fosse un ampio progetto di comunicazione per risvegliare il talento italiano e la creatività in vari ambiti, dal cibo alle innovazioni, tutto in una funzione di benessere per l’ individuo. Comunicazione utile e positiva.

Ci stiamo adattando a lasciare in mano alla tecnologia la qualità della vita non sapendola controllare o utilizzare in modo corretto e sostenibile.

E’ bello che esistano dei blog capaci di portare l’informazione in modo idoneo, il più  approfondito possibile, perché oggi comanda il messaggio breve, scarno, sintetico fino all’osso e a mio parere tutto questo nuoce alla ricerca e all’ approfondimento culturale, che significa anche saper leggere e interpretare la realtà del mondo e della nostra vita. Aladino va risvegliato dentro e fuori di noi.

Noi del Nonsolowork attendiamo con impazienza, il programma del corso di formazione per autori e produttori televisivi, che non mancherà di stupire per il taglio creativo e professionale, che si sposa con la personalità di Roberto.

 

 

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