Mostra al museo di arte ShangYuan di Pechino con Guido Nosari e Heather Beadrsley

La mostra è aperta, oggi  sabato 1 Giugno al museo di arte contemporanea ShangYuan di Pechino è una bi-personale mia, Guido Nosari, e di Heather Beadrsley, artista statunitense.

Il titolo è “The Red Thread”, il filo rosso, e si riferisce a uno dei proverbi più conosciuti in Cina: ‘c’è un filo rosso e invisibile che unisce ogni cosa e tutte le persone che sono destinate a incontrarsi, a prescindere dal tempo, dallo spazio o dalle circostanze. Il filo potrà allungarsi o curvare, ma non si spezzerà’.

Da questo invisibile rapporto tra noi e i mondo che ci circonda nasce questa mostra che unisce due artisti che lavorano prevalentemente con i materiali tessili.

Un imprevedibile filo rosso ci aveva già legati da sempre alla Cina, alle esperienze che stiamo vivendo, all’estetica dell’estremo oriente.

Tutto ciò che possiamo fare, come artisti, è cercare di esprimere la nostra condizione, il nostro girare gli occhi per comprendere il più possibile da un mondo diverso.

I lavori che presenterò io sono di due tipi: tre grandi carte dipinte a olio, nelle quali riprendo colori e ritmi decorativi della cultura cinese per poi reinventarli e ripeterli fino allo sfinimento, in modo da stressarli, da renderli forma compatta e gravitazionalmente collassata in se stessa. La mano li impara con il tempo, li storpia lungo la superficie cartacea, non ha più bisogno di immedesimarsi in ciò che compie per poterlo ripetere e inizia a riempire le forme, per un attimo vuote, di contenuti personali, ricordi e pensieri.

Un decorativo sconosciuto diventa così luogo di espressione personale, ed entrambi i livelli si modificano vicendevolmente.

Al centro della sala ci sarà una installazione con delle foglie cucite a mano: vere foglie che subiscono un cucitura che riprende le forme delle loro venature, però le riprende rovesciandole, come se l’atto del cucire fluisse nella direzione contraria alla propria linfa di pianta viva. E’ questo, per me, un modo di dialogare con la materia, di entrare nelle sue vene pur evitando di perdermi.

Heather Beardsley propone un lavoro molto intimo, dove l’atto del cucire è vero esperimento di conoscenza e rivoluzione del mondo. Nella sua pratica interviene con il filo sulle foto, o con l’intaglio della carta, in modo da costruire livelli interpretativi nuovi delle immagini. Le foto che verranno presentate alla mostra di sabato ritraggono centri urbani spopolati, ai quali Heather aggiunge decorazioni tessili per riempirli di soggetti naturali, piante, arbusti e rampicanti.

I cieli metropolitani si riempiono di giravolte tessili e le immagini tradizionali della cultura cinese vengono ulteriormente amplificate da decorazioni di carta che le rendono lo sfondo per nuovi concetti estetici.

In entrambe le ricerche il filo rappresenta quindi un atto conoscitivo verso una parte importante della realtà: forare la superficie per renderla oggetto creativo, considerare l’importanza dell’esistente anche nel suo essere fenomeno esposto allo sguardo altrui.

Per gli artisti tessili il proverbio dal quale nasce questa mostra è sempre presente, e ci viene il dubbio che il primo a dirlo possa essere stato proprio un tessitore.

Oggi  l’inaugurazione, dopo un periodo molto intenso di lavoro per preparare tutto, in seguito vi manderò delle foto.

Saluti da Pechino.

Guido

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