La Signora degli Elefanti: l’esempio che il mondo dovrebbe seguire

Daphne Sheldrick, una delle più famose attiviste contro il maltrattamento della fauna selvatica è morta il 12 aprile a Nairobi a 83 anni.La fama internazionale deriva dall’aver salvato centinaia di elefanti orfani in Africa, un lavoro presentato in documentari come “Born to Be Wild”. La causa della morte è stata imputata al cancro al seno che ormai la signora Sheldrick portava ormai da parecchi anni.

La signora Sheldrick, di origine britannica ma nata in Africa (dove ha trascorso tutta la sua vita), è diventata una voce importante nel movimento per salvare la popolazione in declino degli elefanti e aumentare la consapevolezza sul bracconaggio, alimentato dal commercio dell’avorio. Quando parlava di elefanti, la signora Sheldrick ha cercato di trasmettere la loro intelligenza, i loro istinti protettivi e le loro capacità straordinarie.

“Gli elefanti non dimenticano”, ha scritto sulla sua rivista. “Il suo volto e la sua voce vivranno nel ricordo di molti orfani cresciuti a mano per decenni mentre vagano nei parchi dell’Africa orientale, vivendo la loro libertà”.

La signora Sheldrick nacque il 4 giugno 1934, in Kenya, che in quel periodo era ancora una colonia britannica. Suo padre, Bryan, e la madre, l’ex Marjorie Webb, avevano una grande azienda agricola e un’attività di legname fuori da Gilgil, a nord-ovest di Nairobi (capitale del Kenya).

“Le filastrocche ballavano sulle nostre pareti della camera da letto e gli uccelli del Kenya dipinti a mano ornavano i paralumi di seta”, scrisse la signora Sheldrick nella sua autobiografia “Amore, vita e elefanti: una storia d’amore africana” (2012).

Riguardo a suo padre la signora Sheldrick scrisse: “aveva un grande affetto per il mondo naturale, e quindi fu angosciato quando, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, fu mandato in una riserva di caccia in un’area chiamata Selengai e gli fu ordinato di uccidere gli gnu e le zebre per fornire cibo alle truppe britanniche e keniote.”

“Alla fine della guerra aveva sparato a migliaia di gnu e zebre, e so quanto fosse devastante per lui”, ha scritto. “Almeno, se c’è qualche comodità da avere, non c’era nessuno migliore di mio padre a svolgere questo tipo di lavoro. Era un naturalista sensibile, un uomo che si preoccupava profondamente della fauna selvatica e si assicurava che nessun animale ferito fosse mai lasciato a soffrire. “

Questo mostra l’ambiente in cui è cresciuta questa straordinaria attivista. Un famiglia in pieno contatto con gli animali e piena d’amore per la natura.

La svolta nella sua vita arrivò proprio durante una visita all’accampamento del padre, dove la signora Sheldrick rimase profondamente colpita.

“Non appena ho visto la posizione del campo ho pensato: ‘Questo è il modo in cui mi piacerebbe vivere, qui tra gli animali sotto il cielo'”, ha scritto.

Nel 1953 sposò Bill Woodley, che lavorava alle riserve di caccia del Kenya e le cui funzioni includevano la lotta al bracconaggio. Era un periodo difficile in Kenya, con la ribellione di Mau Mau che rese la vita pericolosa per i coloni europei, tra cui la signora Sheldrick. Il suo matrimonio con il Bill Woodley si concluse con un divorzio, in parte perché lei e il capo della riserva in cui lavorava, il signor Sheldrick, erano attratti l’un l’altro. Infatti i due si sposarono nel 1960.

Il signor Sheldrick divenne guardiano del Tsavo East National Park in Kenya. La coppia iniziò a vivere lì e iniziarono catturare animali orfani di ogni tipo, con l’accento sulla ricerca sui modi per reintrodurli in natura. A causa del bracconaggio e di una prolungata siccità, molti erano giovani elefanti, che sono piuttosto vulnerabili nei loro primi anni. La signora Sheldrick sviluppò una tipo di latte che i giovani elefanti che avevano perso la madre potevano tollerare che si rivelo efficace.

Nel 1994 la signora Sheldrick rimase gravemente ferita quando una elefantessa femmina selvatica, con un solo colpo la gettò in un cumulo di macigni, distruggendole la gamba; aveva commesso l’errore di stare in piedi tra l’animale e i suoi polpacci. Mentre lei giaceva immobile, l’elefante le si avvicino ma non, con intento ostile.

“Potevo sentire le sue zanne sotto di me, cercando di sollevarmi”, ha detto la signora Sheldrick al Daily Telegraph di Londra.

Abbiamo perso una delle più grandi figure nella lotta al bracconaggio, una donna che ha donato tutta la sua vita alla sensibilizzazione su questo problema, che il mondo sembra non vedere ma che è purtroppo presente. Ogni giorno tantissime specie di animale rischiano l’estinzione per colpa della noncuranza dell’uomo. Daphne Sheldrick è l’esempio da seguire, è la dimostrazione che quando ci si mette d’impegno si possono compiere azioni straordinarie, si può diventare un simbolo, un’ispirazione per tutti. Per rendere il nostro mondo un posto migliore, per imparare a rispettare i nostri “coinquilini”.

Non siamo soli su questa terra, dobbiamo sempre ricordarlo.
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