Quartiere 798 di Pechino, il polo dell’arte contemporanea…e non solo

Ospite nel NonSoloWork Giudo Nosari, direttamente da Pechino….
 
Da una settimana sono a Pechino, ospite del museo Shangyuan per l’arte contemporanea, per il quale ho vinto una residenza d’artista. Vi racconto oggi del quartiere 798 di Pechino.
Ieri per la prima volta sono riuscito ad affacciarmi al centro della città (Pechino è veramente grande, ogni tratto di metropolitana dura un’eternità!). Per l’esattezza sono andato al quartiere 798, dedicato interamente all’arte, agli artisti e alle gallerie.

O almeno così dicono.

La mia unica esperienza passata di un quartiere per le gallerie risaliva a Berlino, dove una zona della città, che cambia a seconda della moda, si riempie di gallerie, utilizza tutti i suoi spazi vuoti, diventa meta per le serate e le inaugurazioni. Quando ero io a Berlino, per esempio, la zona era Neukolln.

Niente di tutto ciò, e l’inaspettato si è paventato: quando si arriva al quartiere 798 la prima cosa che si incontra sono dei tornelli e delle sbarre per il traffico. Superato il cancello ci si trova in un vero e proprio quartiere composto solo da edifici per l’arte. In questo quartiere ci sono le più importanti gallerie da tutto il mondo, ci sono padiglioni in rappresentanza di alcuni stati (non tutti; la Cina non è simpatica proprio in tutto il mondo) e per l’Italia c’è Galleria Continua, una realtà internazionale che porta avanti un’arte raffinata e di sapore impegnato.

I musei non mancano e le piazzette sono costellate di bar alla moda o Apecar (tipo Apecar) carichi di bottigliette e snack.

Insomma, il quartiere 798 è un vero polo fieristico per l’arte contemporanea attivo 365 giorni l’anno, è formale e costoso. Mentre la sua nascita si deve alla presenza in quel quartiere di molti studi d’artista e piccole gallerie (entrambi scomparsi da anni), oggi si entra in un sistema e un meccanismo ben oliato di esposizioni internazionali e fashion style.

Cosa si può volere di più? La crème dell’arte internazionale riunita in un quartiere pedonale, e ciò non priva per nulla il resto della città di altre realtà artistiche (o almeno così mi dicono, lo scoprirò).

Che volere di più, allora?

La vera domanda è: “cosa volere di meno?”

Si scopre solo se si è curiosi (e si ha qualcuno che parla in inglese!) che lo stato cinese ha posto all’interno del nostro quartiere 798 una specie di Consiglio Speciale Statale. Questo consiglio è fondamentalmente adibito al controllo della cultura (“controllo”, le parole sono importanti) e i suoi uffici trovano spazio nel cuore dell’arte contemporanea di Pechino.

Da questo imbuto di informazioni il buon governo riesce ad avere un punto di vista privilegiato su tutte le attività artistiche della città. Il messaggio è chiaro: le più importanti gallerie del mondo, se vogliono stare a Pechino, vengano a patti con un controllo manifesto e poco tollerante. Per tutti gli altri, che sono cinesi, non credo ci sia bisogno di ripeterlo.

Cosa mi porto via io dal quartiere 798? Mostre spettacolari, una personale di Hu Wei da restare a bocca aperta e, come sempre, molte cose inutili.

L’aspetto positivo della faccenda? C’è ancora chi crede che gli artisti siano importanti.
L’aspetto negativo? Chi lo crede li reputa anche pericolosi e ne vuole il controllo.

Al prossimo racconto da Pechino.

Guido Nosari

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