Viva NOTRE DAME che brucia!!!

VIVA NOTRE DAME CHE BRUCIA! (…non sono pazzo, leggere prima!)
Notre Dame de Paris sta ancora bruciando. La capitale francese è sotto choc dall’incendio che ieri ha fatto cadere le volte del tetto e le guglie e che, ma questo non si sa ancora, potrebbe avere seriamente compromesso la stabilità strutturale della cattedrale di Parigi.

Le cause sembra siano dei ponteggi per la ristrutturazione fuori norma e non dotati degli impianti anticonduzione per fuoco ed elettricità.

I social e il web in generale hanno reagito come sempre reagiscono:
1:alle prime immagini scioccanti la risposta è stata quella della faccina che fa ‘Wow’ (in fondo non si sapeva ancora che fosse così grave);
2: quando invece si è visto che il fuoco stava mangiando la cattedrale la faccina è diventata quella piangente e i commenti si sono stretti in una patetica cerchia di frasi fatte;
3: già la sera stessa è iniziata una bagarre in tutta la rete per proporre l’icona che i telegiornali inizieranno a divulgare ogni volta che si parlerà di Notre Dame, facendo dell’ideatore una persona un po’ più famosa.
A prescindere da tutto questo, la frase che spopola è “Non ci posso credere”.
Bene, non prendetemi per pazzo ma la frase che io dico è “Viva il fuoco che mangia Notre Dame!”

Ora, naturalmente, vi devo una spiegazione: nella società contemporanea abbiamo l’illusione di poter salvare e mantenere intatto il passato e i suoi monumenti. Il concetto di ‘progresso’, un concetto di matrice novecentesca, ci ha dato l’illusione di essere la migliore società possibile solo perché siamo l’ultima arrivata e, quindi, di poter mantenere i monumenti del passato come step verso il presente, di capirli pienamente e poterli conservare meglio di chiunque altro perché sono la prova che siamo riusciti ad arrivare dove siamo.

Internet ci dà poi l’illusione che ciò che creiamo rimarrà nel tempo infinito, perché i database e la rete, non soggetti al tempo e al decadimento fisico, sono teoricamente perenni. Il vero monumento della contemporaneità è internet perché, come noi crediamo che internet sia eterno, chi costruì le pietre di Notre Dame credeva le stesse cose di quella cattedrale. Il monumento è proprio questo: il tentativo di una società di eternarsi.

La società contemporanea non sente più l’esigenza di rendersi immortale attraverso edifici e imprese nel mondo reale: la costruzione di monumenti, quando accade oggi, ha sempre un che di passeggero e al servizio di una realtà più importante: quella digitale (che si parli di social o di Borsa, non importa). Il monumento nuovo va fotografato e condiviso perchè esista veramente…. poi lo si potrebbe anche abbattere. Questo rapporto stretto con la realtà digitale è un pò frenato per i monumenti storici, che si intuisce non siano stati costruiti solo per essere digitalizzati. Vederli mentre si distruggono è una cosa inattesa dalla contemporaneità. E’ un fallimento surreale: “Ma come?” -sembriamo dire- “Uno dei fondali preferiti delle nostre foto digitali potrebbe non esserci più un giorno? Allora internet non è proprio fuori dalla realtà…”

Il fatto che Notre Dame bruci interessa molto poco alla gente, che tra una settimana non ne parlerà più. Il fatto che Notre Dame bruci indica che bruciano tutti i selfie che si possono fare davanti a Notre Dame, indica che per un po’ di anni Notre Dame non sarà più riproducibile nella sua perfezione sulle pagine social: la perdita di Notre Dame è temuta più digitalmente che nel mondo reale, basti vedere che ieri, mentre bruciava, è stata più fotografata che mai.

L’opera umana ha questo di particolare: come l’uomo è destinata a scomparire, e anche nella nostra corsa a creare una realtà imperitura fatta di database dovremmo sempre ricordare questa rivelazione.
Evviva Notre Dame che mentre brucia ci ricorda la realtà.
A tutti quelli che scrivono in internet “ma non è possibile!” c’è una sola risposta: “è possibilissimo, è sempre successo, sta succedendo e succederà, a discapito di tutti gli sforzi che potremo fare”.
Guido Nosari
 
 
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