BILLIE EILISH: marchiatevi e sarete felici

Billie Eilish, personaggio insolito per il mio blog, ma volutamente ho dato voce ad una trilogia di post scritti da Guido Nosari .

Fatevi una risata, io non ne avevo sentito parlare ma questo poco conta, quello che mi diverte è come Guido in quest post ha saputo cogliere degli aspetti insoliti del personaggio. 

Ma chi è Guido Nosari? Artista internazionale, laureato in filosofia del diritto e in arti visive, autore per la Giunti e saggistica per la Editpress.

L’ho conosciuto per la mia passione verso la pittura e ho finito per “arruolarlo” nel LAB The Right  Tool come Art Director per aiutarmi ad organizzare iniziative che portano il nome di Art In Business-Business In Art. 

Un “genio beffardo”, divertente e molto colto. Ed ora Buona Lettura. 


Billie Eilish è una cantante di Los Angeles, influencer in Instagram e in ogni tipo di social, è nata nel 2001 e scala le classifiche.

Nel 2019 è uscito il suo ultimo album ‘When We All Fall Asleep, Where Do We Go?’, con singoli come ‘Bad Guy’ e ‘Bury a Friend’.

In Italia non è ancora così conosciuta come in tutto il mondo anglosassone dove, grazie a una carriera iniziata nel lontanissimo 2015, sta facendo numeri da record in tournée e sponsorizzazioni.

Su Instagram conta già quasi un milione di follower e i ragazzini degli Stati Uniti, Australia e Inghilterra iniziano, come loro ruolo, ad imitarla nei comportamenti e nel vestiario.

 

Non è che il fenomeno Billie Eilish sia particolarmente diverso da tanti altri fenomeni pop e musicali. Tuttavia, vedo che dietro di lei c’è una produzione particolarmente ben fatta, un team di comunicazione coerente e che punta a fatturati molto importanti.

Ok, ve lo dico subito: qua si parla di comunicazione, si parla di cattivi pensieri, si parla inevitabilmente di $$$, ma si eviterà di parlare di musica.

 

COSA RENDE COSI’ TRENDY BILLIE EILISH? A CHI PUNTA ESATTAMENTE?

Cos’è che ha reso la carriera di Billie Eilish così infiltrante nella società anglosassone?

Bisogna saperlo visto che punta a guadagnarsi anche il nostro mercato.

La figura di Billie Eilish solletica il così chiamato ”outkast”: molti di noi sono stati, o sono tutt’ora, esclusi dal gruppo, emarginati e allontanati dalla compagnia dei più fighi della scuola.

La produzione di Billie parla a tutti quei ragazzi che nel ristretto mondo scolastico vorrebbero essere visibili, o perlomeno visti! ma non sono abbastanza belli, non sono abbastanza intelligenti o particolari. Sta parlando a tutti i ragazzi che riscoprono il proprio isolamento come un valore: fanno delle proprie stranezze un biglietto da visita, accettano la rappresentazione della propria vita come romanticamente buia e senza scampo, adeguandosi a un non meglio precisato destino tragico dell’essere sensibile (o per lo meno dell’essere più-sensibile-di-chi-si-sta-divertendo, perchè “…la vita è sofferenza e chi ne trova gioia semplicemente non l’ha capito”).

Prima di continuare vorrei assicurare gli scettici che le grandi case discografiche, prima di puntare su un progetto, si assicurano di avere una audience ben indicizzata e ben determinata, sulla quale poi costruire la successiva carriera grazie a uno zoccolo duro di pubblico dal quale non discostarsi mai troppo (a meno che non si trovi un nuovo zoccolo duro più ampio o che spende di più)…. a domani per la prossima puntata….
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