Aperitivo con l'imprenditore

Aldo Barbieri ci racconta del Technology Transfer

Sicuramente può apparire una figura anomala e singolare quella del Dott. Aldo Barbieri, che ci racconta della sua attività che si svolge a livello mondiale ma di primaria importanza e di notevole interesse è per noi presentarla.  

Con poche parole si può definire un uomo che, mosso da una curiosità innata, è riuscito a coniugare il mondo della ricerca e dell’innovazione in un esemplare lavoro.

Caro Aldo, ci puoi descrivere la tua attività in generale ?

Sono imprenditore, in una nicchia il cui significato è racchiuso in due parole, in lingua inglese: “Technology Transfer”.

Nella mia azienda ricopro la duplice funzione di ricercatore e, primariamente, di broker tecnologico, ovvero intermediario fra la domanda e l’offerta di innovazione.

La complessità del processo di trasferimento tecnologico necessita di un approccio multidisciplinare e il team di supporto al cliente non può che essere nel verso di un continuo interfacciarsi fra la mia esperienza internazionale ultra trentennale e il team di lavoro. Infatti solo l’unione dei diversi tipi di professionalità, come scienziati, ricercatori, ingegneri, economisti, avvocati e via dicendo permettono di svolgere correttamente la mia funzione, suggerendo il modo di applicare concetti o processi a nuove situazioni di mercato.

 

Fuori dai confini italiani, molte aziende, università ed organizzazioni governative e non, hanno istituito degli uffici specifici per il trasferimento tecnologico dedicati all’ individuazione di tecnologie che hanno un potenziale interesse commerciale, oltre che lo studio di tutte quelle strategie che ne rendano possibile il business development.

Purtroppo in Italia questa figura è spesso sconosciuta ai più oppure è considerata ancora “mosca bianca”, per cui sono spesso obbligato a presentarmi come un consulente che suggerisce all’azienda produttrice alcune procedure per meglio trasferire i propri prodotti sui mercati ed in particolare al di fuori dei confini italiani.

Se da un lato è un peccato, da un lato è dunque per l’Italia un valore aggiunto poter pensare che ci siano persone come te che cercano di tracciare nuovi orizzonti per la nostra economia, che è sofferente rispetto al resto d’Europa…

Potresti allora spiegarci meglio come lavorate per aiutare un’Azienda a emergere?

A volte si parte dalla semplice idea progettuale di un prodotto innovativo, valutandone tutte le caratteristiche tecniche, di marketing, legali, ecc., ed in modo particolare lo studio dell’impatto che avrebbe tale tecnologia sui mercati, verificando soprattutto, e come prima cosa  – di fondamentale importanza per un corretto e sicuro proseguimento delle attività – se tali mercati sono maturi per la sua introduzione, se le lobby del settore ne permettono un graduale inserimento e fino a quale livello.

Il trasferimento di una tecnologia innovativa è spesso contornato da studi complessi e lunghi, che troppo spesso le aziende italiane non sono pronte ad affrontare, o semplicemente non possono supportare economicamente. Purtroppo e con mio estremo rammarico, in Italia non esistono ancora le condizioni per tale supporto da parte di banche o enti, se non tramite le solite e famose metodologie che pian piano stanno distruggendo l’immagine italiana nel Mondo. Proprio per questo motivo l’impresa si sposta all’estero e soprattutto c’è un grosso contraccolpo da tener presente: gli investitori esteri non si avvicinano più alle aziende che vogliono rimanere sul territorio natio.  

Questo è ovviamente solo uno dei motivi per cui il piccolo imprenditore spesso fallisce nell’impresa o è costretto a cambiare i piani di sviluppo, riducendosi a ritirarsi in quello che io chiamo “artigianato industriale” ed è un effetto che non è assolutamente da sottovalutare.

Al momento si vive nella speranza che qualcosa cambi e che le nuove generazioni riescano a sopprimere tali modalità di lavoro; nel frattempo aiutiamo la crescita di chi crede in noi.

 Spostandoci su un piano più personale, vogliamo dare uno sguardo emozionale a te come uomo. Quali sono i tuoi interessi?

Per quanto riguarda i miei interessi in generale, rimangono quelli di sempre legati alla curiosità di capire come e perché funzionano determinate tecnologie. Sin da piccolo smontavo i miei giocattoli, poi crescendo sono passato ad oggetti più importanti, analizzandone i componenti e la teoria ad essi collegata. Non ho mai perso lo stimolo e la voglia di capire e studiare tutto ciò che non conosco ed è proprio questa innata curiosità che mi ha portato ad avere una piccola indipendenza di informazioni ed una micro-multidisciplinarità che mi fa uscire però dalle problematiche più comuni con una discreta disinvoltura.

Non mi reputo però un tuttologo, anzi, il mio capire che sviluppare un vero e proprio know-how necessita di interiorizzare tantissimi concetti e questo mi spinge a rivolgermi a specialisti con una elevata professionalità, che mi aiutano e supportano nei progetti, ma comunque reputo necessaria una piccola dose di informazioni in ogni settore.

Anche l’hobby della fotografia mi accompagna da sempre, la mia fotocamera è la mia amica fedele nei miei viaggi, per immortalare i momenti più importanti del mio percorso di vita.

Entrambe queste passioni si coniugano a quella di viaggiare per il mondo.

Allora possiamo definirti, per usare una delle nostre espressioni ,un vero e proprio “Globe Trotter”…

Si, adoro conoscere usi e costumi delle popolazioni, oltre che vedere quanto Madre Natura offre nelle varie stagioni. I viaggi di lavoro diventano così interessanti momenti di piacere e svago per la mente e per il corpo, cosi fino ad oggi, lo stress della vita di ufficio e della monotonia di dialogo con i soliti contatti, non mi hanno ancora colpito.

E i traguardi che vuoi raggiungere nel 2018?

Il traguardo principale del 2018 è l’inserimento di una nuova figura professionale che mi possa affiancare e crescere con il team, per prendersi in carico una parte della clientela internazionale che dal prossimo anno non riuscirò più a seguire. La nascita della nuova struttura d’oltre Oceano mi obbligherà a stare in loco almeno sei mesi se non di più e la mia presenza nel Vecchio Continente europeo sarà anche in futuro sempre meno disponibile.

Credo molto nei giovani che con disciplina ed umiltà si avvicinano a questa magnifica professione in grado di aprire la visuale delle conoscenze oltre che permettere di viaggiare in ogni parte del mondo senza alcun limite. In questo particolare ambito lavorativo non c’è spazio per gli arroganti, i furbi od i banditi ed in passato la loro strada è sempre deviata su altri orizzonti molto lontani.

Con questa frase conclusiva, sentiamo di farti gli auguri perché questo traguardo possa essere raggiunto e invitiamo tutti i nostri giovani lettori – e sappiamo che ce ne sono parecchi che hanno un valore aggiunto – a prendere spunto perché il Made in Italy torni a essere garanzia di eccellenza. Noi lo crediamo possibile, e Voi? 

 

 

 

 

3 Commenti

  1. Marta

    Mi fa piacere scoprire che c’è chi ama scoprire orizzonti sempre nuovi e che capisce che il condividere è un arricchimento. Solo collaborando possiamo dare il nostro contributo attivo a far sì che l’Italia torni ad essere il Bel Paese..Grazie dunque al Dottor Barbieri!

  2. Giacomo

    Come giovane appena laureato apprezzo con molto piacere le parole dette dal Dottor. Aldo. La sua figura professionale è molto interessante, riuscire a coniugare la voglia di conoscere e creare un business è fantastico!

  3. Antonio Delitala

    Le parole e la professione del dott. Aldo Barbieri mettono a nudo le difficoltà di molte aziende italiane. Le condizioni di fare impresa in Italia sono eccessivamente restrittive e Impediscono la necessità di un continuo modificare e affinare le conoscenze del mercato e le diversità di ogni cliente straniero. La figura manageriale che il dottor Barbieri propone e ci descrive ci fa conoscere e fa superare un gap che per molte aziende diventa insormontabile.
    Ogni giorno il mondo diventa più piccolo per alcuni e irraggiungibile per altri un destino negativo .Non proprio “ quisque faber fortunae suae “.

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