Intervista con...

Alessia Beretta , un salto triplo per volare in alto

 

In questi mesi abbiamo dato voce, nelle pagine del nostro Blog, anche ai più giovani, convinti che il loro entusiasmo unito alla caparbietà e alla voglia di emergere possano darci l’idea che sia possibile volare in alto.

Incontriamo questa volta Alessia Beretta, una bella ragazza che, nel 2016 è stata campionessa nazionale Juniores di salto triplo e che si sta ora preparando a nuove gare.

Sappiamo però che dietro a questi risultati c’è sicuramente una storia di preparazione atletica e uno spaccato di vita più complesso e vogliamo scoprirlo in questa intervista.

Ciao Alessia, hai voglia di raccontarci quando nasce e come si è evoluta la tua passione per il salto triplo?

Ho iniziato a fare atletica all’età di 6 anni. Già quando tornavo dall’asilo mi facevo portare dai miei genitori a vedere i ragazzi che si allenavano e loro, non appena è stato possibile, mi hanno iscritta! Da bambina era tutto un gioco, non avevo una disciplina preferita. È stato all’inizio delle superiori che ho scelto di specializzarmi nel salto triplo: mi affascinava tantissimo, allora come ora, il gesto tecnico di questa disciplina e riscontrando risultati positivi non ho più cambiato idea.

Abbiamo parlato, nel mese di Dicembre, dell’importanza di appoggiarsi a un mental coach (https://nonsolowork.com/2017/11/22/giovanni-gabrielli-un-mental-coach-innovativo-per-atleti-al-top/). C’è qualcuno che ti senti di ringraziare in modo particolare per averti guidato?

Certamente la mia allenatrice, Elisa che, essendo stata lei stessa atleta a livello nazionale mi capisce profondamente e credo sia un valore aggiunto. Il suo sostegno è fondamentale: sono consapevole di fare molta fatica ad accettare di non riuscire sempre a raggiungere gli obiettivi che mi impongo e di essere eccessivamente critica. Lei mi aiuta a ragionare in maniera più concreta, mi spinge a pensare di stare facendo un percorso a tappe, a capire che un atleta deve dare sempre il massimo ma che a volte il risultato non è quello atteso. E’ una “formula magica” per mantenere la lucidità sia dopo risultati molto negativi o, al contrario, molto positivi. La testa è uno strumento importantissimo per noi atleti, può essere la nostra arma più potente o la nostra più grande rovina: bisogna saperla trasformare in un punto di forza, è la mente che determina la differenza tra un atleta e uno che pratica sport.

Ci sono stati momenti, in questi anni, in cui hai sentito di voler mollare tutto? Se sì, cosa ti aiutato a proseguire?

Il momento più difficile è iniziato a ottobre 2016 quando, dopo una stagione che mi ha regalato bellissime emozioni, come la vittoria ai campionati italiani Juniores, ho contratto uno stiramento al bicipite. Sebbene i medici mi avessero dato il via libera la mia gamba sembrava essere di tutt’altro avviso. Per la prima volta nella mia vita non avevo voglia di andare ad allenamento, tornavo a casa delusa per un dolore di cui non capivo la causa. Sono riuscita ad andare avanti sia grazie alla forza che mi hanno trasmesso i miei genitori e il mio ragazzo, Matteo, che mi esortava a chiedermi: “Se loro ci credono perché non devo farlo io?”, sia per l’amore sconfinato che nutro per questo sport che ormai è parte essenziale di me.

Dopo il liceo, hai scelto di frequentare la facoltà di Biotecnologie all’Università di Milano-Bicocca. Quanto ha influito il tuo percorso sportivo su questa scelta? Cosa vorresti fare di questa laurea?

Ogni giorno quando mi alleno stabilisco una connessione molto forte tra mente e corpo: devo imparare ad ascoltarlo, a capire quali sono i suoi limiti ed è lui a suggerirmi se sono pronta a superarli. Per questo ho voluto studiare a livello molecolare tutti i complessi meccanismi che avvengono nel nostro organismo. Dopo la laurea vorrei trovare un lavoro nell’ambito delle biotecnologie: l’atletica rimarrà sempre nella mia vita e non intendo abbandonare questo mondo ma vorrei spendere i miei studi in ambito medico o farmaceutico, sempre con il sogno di diventare ricercatrice.

Chi sono, a oggi, i tuoi best supporters, chi accoglie con gioia le tue vittorie e ti consola nei momenti neri?

I miei best supporters sono senza dubbio il mio ragazzo, i miei genitori e mia nonna: loro non sono presenti solo nei grandi eventi ma condividono con me la fatica, la gioia, la soddisfazione e la delusione ogni singolo giorno: sono tanti i piccoli gesti con cui mi dimostrano che credono nel mio stesso sogno. Poi ovviamente ci sono i miei compagni di squadra, i miei amici e qualche fan.

Olimpiadi di Tokio 2020, una parola grossa. Ci pensi mai?

Certo la partecipazione alle Olimpiadi sono un sogno che mi porto dentro sin da quando ero bambina e lo sarà fino a che lo realizzerò o avrò la certezza di non poterlo realizzare. Mentirei se dicessi che non ci penso. Se ci credo? Ovviamente sì , e mi sto  allenando per riuscirci, ma in primis ho tanti altri obiettivi più facilmente realizzabili.

Ora, la domanda di rito. E’ appena iniziato il 2018, quali i sogni che vuoi realizzare quest’anno?

Il primo obiettivo di quest’anno è sicuramente migliorare quello che in atletica chiamiamo PB, ovvero Personal Best: ho un personale di 12.71m e vorrei raggiungere i 13m, che rappresentano un muro molto importante per noi tripliste. Inoltre a giugno si terranno a Jesolo i Giochi del Mediterraneo Under 23, manifestazione che mi permetterebbe di indossare per la seconda volta la maglia azzurra… E poi vedremo…

Questa intervista ad Alessia ci ha permesso di sognare con lei e volare in alto. E soprattutto ci spinge a dire una cosa, seppur banale, ma che dà slancio: mai smettere di credere in noi stessi, mai smettere di cercare di migliorarsi, mai smettere di puntare a nuovi obiettivi. La realtà ci dà la concretezza di realizzarli ma la fantasia le ali per volare!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *