Intervista con...

Associazione La Casa delle Donne di Treviglio

Rabbia, impotenza, incredulità. Questi i sentimenti che sorgono quando si sente di violenze perpetrate sulle donne. E quando vien fatta alla ragazza “della porta accanto”, questi prendono il sopravvento, perché senti che il tessuto sociale nel quale hai vissuto fino a quel momento ha lasciato passare una brutalità che non ha spiegazioni.

Così che nasce l’Associazione La Casa delle Donne di Treviglio… dopo il primo femminicidio, costato la vita ad una donna trevigliese.

 

Dentro a questa tragedia è nata e cresciuta la sensibilità dell’Associazione, impegnata a trovare una via, che non è mai una e non è per tutte, per capire, dopo un percorso di accompagnamento, come accogliere questa sofferenza, trasformarla, e ritrovare ancora la voglia di vivere.

 

«Siamo un’associazione di 103 donne, che da qualche anno ha avviato, a Treviglio, iniziative contro la violenza alle donne, e dove le iscritte sono solo donne. Molte di queste, avvocatesse, psicologhe, amministrative come Grazia,  offrono la loro professionalità a livello di volontariato e questo ci permette di offrire servizi dai più pratici,  a quelli più strutturati come l’accoglienza alle donne con problematiche, sostenendole psicologicamente, con dei gruppi di “auto mutuo aiuto”. Ma non è tutto, perché lavorare sul tema del maltrattamento vuol dire cercare  di combattere una cultura contro l’aggressività di genere.»

 

Dai racconti di Milva Facchetti, coordinatrice delle attività all’interno dell’associazione, si delinea un mondo tutto al femminile dove il confronto, attraverso il gruppo “A.M.A. Auto Mutuo Aiuto” si rivela come lo zoccolo duro di tutti i loro sforzi. Un gruppo in cui queste donne hanno opportunità di raccontarsi, in uno scambio che arricchisce e dà forza ad ognuna di loro, sostenendosi reciprocamente, “donne che si occupano di donne”.

 

«È difficile denunciare, andare avanti quando si vivono esperienze così traumatiche. Quindi l’idea è stata quella di attivare una rete per essere solidali. Un’iniziativa, ad esempio, è quella di trovarsi una volta a settimana, sulla richiesta di alcune donne, per cenare insieme, superando l’isolamento della cena a casa propria, per un momento di condivisione vera. La sfida è quella di non abbandonarle. Dal maltrattamento non si esce da sole. Le donne non ce la fanno. »

 

L’Associazione Casa delle Donne nasce con una matrice forte, quella della solidarietà, e si muove sul territorio, con una serie di attività che vanno dagli articoli di giornale, a interventi e convegni. Ma nulla è lasciato al caso, come, ad esempio, il sapere “come” accogliere concretamente, attraverso un corso di formazione per tutte coloro che copriranno il ruolo di “operatrici dell’accoglienza”, o iniziative pratiche, come la raccolta di giochi per la Befana, grazie anche all’appoggio dell’IperCOOP di Treviglio e di tutta la città, per finire a quelle più impegnative.

 

«Abbiamo fatto uscire su tutti i giornali, la storia di Mara, una donna che ha avuto un maltrattamento efferato. Per Mara eravamo anche riuscite ad entrare nella nuova procedura prevista dalla Convenzione di Istanbul. Ma la giustizia non ci ha aiutato. L’uomo ha preso tutti gli sconti possibili perché incensurato, per cui non ha fatto un giorno di galera.»

 

È una battaglia sul campo molto intensa, la loro, che le spinge sempre più ad affrontare anche l’aspetto culturale che il maltrattamento alle donne comporta, un maltrattamento che nasconde tensioni tali da motivare un percorso di “separazione”, stabilito nel loro statuto, dall’uomo.

Una battaglia per veder riconosciuti questi crimini, senza patteggiamenti, senza sconti, senza riti abbreviati.

 

Fortunatamente, non tutti i casi si concludono come quello di Mara. A volte i loro sforzi, vengono riconosciuti in sentenze chiare e in “rinascite” inaspettate. È il caso di Touria.

 

« Touria si sposa giovanissima, viene in Italia e ha 5 figli. Dopo il maltrattamento efferato, segue un percorso in una casa protetta, grazie anche al programma di intervento dello Stato, riesce a testimoniare al processo e far sì che suo marito venga consegnato alla giustizia. Ma il riscatto più bello di tutta questa storia, è che nonostante tutto, Touria è rimasta nella nostra associazione, ed è diventata un importante punto di riferimento per tutte le donne straniere,  una luce di speranza nel territorio.»

 

È un percorso di assistenza molto importante, quello dell’Associazione La Casa della Donna che si rivela anche uno spazio di tutela, dove c’è il rispetto e la volontà di accompagnare le donne, a fare ciò che le donne vogliono si faccia, foss’anche quello di concedere una seconda possibilità a chi le ha maltrattate nel corpo e nell’anima. (https://casadelledonnetreviglio.wordpress.com/)

Se volete avere maggiori informazioni contattateci.

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