Intervista con...

Il mondo vitivinicolo, raccontato da Alessandra Biondi Bartolini

Oggi vi faremo conoscere Alessandra Biondi Bartolini, una donna che ha saputo sfruttare al meglio le sue competenze per aprirsi una strada nel settore della divulgazione scientifica molto particolare ed interessante. Alessandra, infatti, ha da sempre lavorato nel mondo vitivinicolo come consulente per le aziende, ma un bel giorno, decide di unire alle sue conoscenze in questo ambito la passione per il giornalismo. Ad oggi Alessandra è membro di “Donne della vite”, associazione che raccoglie professioniste che in vario modo si occupano di viti e vino. Nella sua intervista che segue ci racconta qual è il tema che più le sta a cuore.

 

 

Consulente e ricercatrice: come si coniugano nella tua persona queste due attività?

Subito dopo la laurea, pur interessandomi alla ricerca scientifica, la strada che ho percorso è stata un’altra. Ho ricoperto ruoli esecutivi in aziende vitivinicole e poi in altre che, invece, si occupavano di tecnologie per questo tipo di industria. Poi, però, ho scelto di lasciare questo tipo di lavoro e diventare una libera professionista. Ho comunque sfruttato il background che mi ero creata in quegli anni, e così ho iniziato a fare consulenza per ricerca applicata per le imprese vitivinicole. Oggi mi occupo di comunicazione tecnico scientifica, e seguo le aziende più innovative del settore.

 

E Donne della Vite come nasce?

Donne della Vite nasce ad ottobre 2015 dall’incontro di sette professioniste che già si conoscevano, ma “messe insieme” dalla presidente Valeria Fasoli. Quasi tutte abbiamo studiato agronomia, ma poi abbiamo intrapreso percorsi diverse: ci sono giornaliste del mondo del vino, chi, come me, si occupa della parte tecnica enologica , coltivatrici, ricercatrici, produttrici, enologhe, sommelier, ristoratrici, enotecarie… tutte  figure legate al mondo della vite.
Dopo questo incontro abbiamo realizzato che mancava un luogo di aggregazione per le donne che lavorano nel mondo del vino e, soprattutto, della vite: così è nata l’associazione Donne della Vite.

Il gruppo delle fondatrici delle Donne della Vite (da sin Valeria Fasoli, Alessandra Biondi Bartolini, Laura Passera, Lorena Troccoli, Costanza Fregoni, Giulia Tamai, Clementina Palese).

Il tema della sostenibilità come si declina nel mondo vinicolo?

La sostenibilità è un concetto applicabile a molti aspetti dell’industria vinicola: dal vigneto, alla cantina, dalla distribuzione al packaging, parlare di sostenibilità è importante perché la coltivazione della vite può avere un forte impatto sull’ambiente. Durante la fase della coltivazione, ad esempio, dove sono utilizzati molti prodotti chimici o in cantina dove in alcune fasi dell’anno, specialmente durante il periodo della vinificazione, sono consumate grosse quantità di acqua per la pulizia. Al di là della diffusione di coltivazioni biologiche più sane per l’uomo e per l’ambiente, qualcosa si sta muovendo su scala più grande, e sarà qualcosa che tutti i produttori dai più grandi ai più piccoli riusciranno ad adottare. I miglioramenti dell’impatto sull’ambiente, a questo punto, saranno davvero sostanziali.

 In questa nuova fase, l’innovazione tecnologica ha un peso molto importante per la sostenibilità; ad esempio, si stanno facendo molti progressi per il riciclo delle acque di scarico, e ciò in cantina permette di limitare i consumi.

Spesso mi piace parlare di ”tecnologia a basso impatto” ovvero di una sostenibilità non solo ambientale, ma anche sociale ed economica, poiché le tre cose camminano di pari passo. L’applicazione di alcune tecniche sostenibili e innovative durante la produzione del vino, inoltre, permette di offrire al consumatore prodotti più salubri con un basso contenuto di allergeni e di solfiti.

Esiste, secondo te, un’azienda più all’avanguardia che ha già applicato alcune di queste innovazioni.

Ce ne sono molte fortunatamente, una ad esempio che le Donne della Vite hanno visitato nel marzo 2016  è Salcheto un’azienda di Montepulciano, da diversi anni leader nella produzione sostenibile.

Cantina Salcheto

 

La struttura è autonoma dal punto di vista energetico: per alimentare le caldaie vengono utilizzati gli scarti di potatura dei vigneti e la cantina è illuminata grazie a dei collettori solari posti all’esterno.
Il proprietario, Michele Manelli, è molto sensibile al tema e alla promozione della sostenibilità nelle aziende di questo settore e l’azienda è in possesso di diverse certificazioni di sostenibilità ambientale. Questo è un tema molto importante, e grazie a questo tipo di certificazione si possono sensibilizzare anche i consumatori. Il percorso verso questo obiettivo delle “cantine sostenibili” certificate è stato davvero rapido. Nel 2016 ad esempio un gruppo di lavoro è riuscito a realizzare Equalitas, uno standard di certificazione univoco e specifico per il settore vinicolo. Come puoi ben vedere, si sta facendo molto per raggiungere elevati standard di sostenibilità, sia nelle cantine che a livello di innovazione tecnologica, al fine di poter diffondere queste idee e poter parlare tutti lo stesso linguaggio.

Ringraziamo Alessandra di averci rilasciato questa intervista e la redazione è a disposizione per crearvi un contatto.

 

1 Commento

  1. Alessandra

    Grazie a nonsolowork.it per l’intervista. Quello che cerco di fare nella mia attività di divulgazione e con la presenza sui social media è di far capire che molti errori sono stati fatti ma che oggi grazie ad una crescente consapevolezza diffusa ad ogni livello c’è una grande attenzione alla sostenibilità e la scienza coopera nel trovare nuove soluzioni. Le Donne della Vite vogliono diffondere la cultura della sostenibilità e delle produzioni etiche che significa attenzione al paesaggio, ai consumi e al ruolo sociale del mondo del vino.

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