Sostenibilità

Emma Watson e la moda sostenibile – 2°parte

Emma Watson, l’attrice diventata famosa nel ruolo di Hermione nella saga di Harry Potter, ha da sempre dimostrato di essere una star del cinema sui generis, sempre defilata dal glam ma impegnata a livello mondiale nella lotta della parità di genere, contro la povertà, a favore di una maggiore consapevolezza del mondo e dell’importanza dell’istruzione.

 

 

Talleur pantalone vintage YSL, camicia bianca di cotone organico SVILU, completo OSCAR DE LA RENTA con bustier ricamato con filo di seta organico e crop pants di lana organica.

 

E quello che ha fatto durante il tour promozionale per il lancio dell’action movie della casa di produzione Disney è un vero e proprio stratagemma di marketing unito alla consapevolezza della sostenibilità. L’attrice ha creato un profilo Instagram ad hoc, il @the_press_tour appunto,  in cui Emma ha condiviso con i suoi fan i momenti importanti del tour promozionale, ma cosa fondamentale, ha sensibilizzato il grande pubblico verso il tema della sostenibilità applicata appunto alla moda. L’attrice, in collaborazione con brand e grandi firme della moda internazionale, ha indossato capi realizzati con materiali di riciclo, con stoffe realizzate da industri dal ridotto impatto ambientale, abiti vintage. E ha condiviso non solo le foto (che personalmente credo siano stupende), ma anche i dettagli di produzione, i nomi dei brand, stilisti e società coinvolte nella produzione.  Insomma, una vera a propria mossa per portare a conoscenza quello che si può fare in termini di moda e sostenibilità e cosa le grandi case di moda stanno facendo per dirigere la loro produzione lungo queste strade. Una decisione quella di Emma Watson presa in tutta autonomia.

 

E così in tanti (anche la sottoscritta) sono venuti a conoscenza di molti brand che utilizzano tessuti ottenuti con materiale di riciclo, con sete e cotone ecososteibile e prodotti con basso impatto ambientale. E non si tratta solo di brand di nuova generazione: Louis Vuitton, Oscar de la Renta, Dior, Burberry, sono solo alcuni dei nomi di firme di alta moda che hanno vestito Emma Watson durante tutto il tour mondiale per il lancio del film “La Bella e la Bestia”, e la caratteristica comune è proprio l’uso di tessuti ecosostenibili. Dai fili di seta utilizzati per i ricami del bustier Oscar de la Renta, all’abito di Louis Vuitton con un tessuto di poliestere ricavato dal riciclo delle bottiglie di plastica. Un vero e proprio nuovo modo di fare moda, attento all’ambiente e tendente al riuso.

Spulciando il profilo Instagram creato da Emma, ci si rende subito conto che la moda non sta a guardare, le industrie fashion e beauty si trovano molto avanti rispetto anche ad altri settori, e solo grazie alla diffusione di tali notizie, dei nomi di stilisti e brand possiamo renderci conto che ci sono persone che hanno a cuore il futuro del pianeta.

Non solo Emma Watson: cosa possiamo fare noi

Questa comunque è una nuova e positiva oserei dire attenzione per l’ambiente da parte dell’industria della moda, e per moda intendo proprio in modo ampio, dalle grandi firme fino ai negozi per tutti. Infatti da un po’ di tempo a questa parte moltissimi brand di moda per “comuni mortali” hanno iniziato a produrre collezioni “green”: jeans colorati senza coloriture tossiche, t-shirt prodotte con cotone organico non OGM, o proveniente da industrie particolarmente attente all’ambiente. Certo, sono pochi capi rispetto a tutta la collezione, ma un po’ alla volta potremmo arrivare molto lontano. Inoltre, grazie e vere e proprie campagne di sensibilizzazione, questi brand fanno periodicamente una raccolta di abiti usati destinati alla spazzatura presso i loro store, per favorirne il riciclo, o eventualmente il loro corretto smaltimento, puntando così l’attenzione sul problema dello smaltimento dei tessuti. A farlo sono anche marchi di intimo e costumi da bagno, che regalano dei buoni sconto da in cambio di capi usati.

Quindi, cosa possiamo fare noi? Nel nostro piccolo potremmo fare come Emma Watson: indossare capi vintage, trovati nel baule della nonna, negli armadi della zia. Come ha fatto l’attrice, riusare abiti in ottime condizioni, usati poche volte e poi “passati di moda” è un ottimo modo per ridurre lo smaltimento dei tessuti. In caso di vestiti per bambini, che si sa   crescono in fretta, potrebbe essere utile rivolgersi a dei negozi che vendono abitini usati in ottime condizioni, oppure comprare capi di buona fattura, possibilmente green-friendly, e non in un numero eccessivo. Il consiglio è “pochi capi ma buoni”, sia per i bimbi che per gli adulti. Avere l’armadio pieno di roba, che probabilmente non indossiamo mai, è solamente inutile. Meglio spendere un po’ di più, ma siamo almeno sicuri del capo che acquistiamo, che siamo pronti a sostenere e a condividere con chi amiamo.

La sostenibilità parte anche da questo, una goccia nel mare non potrà cambiare le cose, ma tante gocce sì.

Il team di NONSOLOWORK abbraccia la sostenibilità e voi??? Scriveteci le vostre opinioni! 

 

 

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