Aperitivo con l'imprenditore

DEONTOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE – Istruzioni per l’uso con Simona Petrozzi

L’ambivalenza è una caratteristica dominante della comunicazione del presente. Una comunicazione fatta di informazione e contro informazione, che viaggia alla velocità del Web e che, proprio per questo suo viaggiar veloce, è difficile da controllare.

Sarà per la sua sensibilità di mamma, prima che di imprenditrice, che Simona Petrozzi, pensando forse ai suoi figli come fruitori di informazioni online, ha dato vita ad una serie di servizi, attraverso la Siro Consulting. Una realtà capitanata da donne, dove l’immagine viene ripristinata correggendo l’informazione.

Simona prima donna che imprenditrice….

«Già! Simona prima di tutto è mamma ed è il suo primo impegno, poi viene tutto il resto: l’imprenditrice, la presidente dei giovani imprenditori. Questo è il mio modo di essere donna.»

Quanto Simona  è amica di se stessa?

“Credo uno dei problemi maggiori di noi donne sia l’autostima e su questo credo di averci lavorato molto, perché quando si ha una buona concezione di se stessi e soprattutto ci si piace, allora ci si relaziona in modo equilibrato. Devo dire che mi piaccio perché nel tempo ho modificato tanti lati del mio carattere e oggi ho una buona opinione di me, ovviamente non bisogna mai passare dall’autostima alla presunzione, perché sono due concetti diversi. Deve sempre esserci una umiltà di base.»

Che cos’è per te l’amicizia?

 « É una condizione difficile da mantenere ma necessaria. Siamo “animali sociali”, da soli non possiamo sicuramente vivere, infatti la relazione è quella che ci anima. Vedi, io ho tante conoscenze ma pochi amici veri e quando incontri quella vera, è importante alimentarla nel tempo, non è un fatto casuale, ci vuole cura, perseveranza…è un “lavoro” che deve esserci da entrambe le parti, proprio come in una qualsiasi relazione. È un dare-avere reciproco e la cosa bella è che la puoi instaurare anche con persone molto diverse tra loro, e diverse da me, come lo sono del resto le mie, di amicizie. Ci deve essere un comune denominatore che, nel mio caso, è la dedizione al lavoro e lo spirito di sacrificio…in un’amicizia devi esserci, sempre. Se poi questa la coltivi anche sul lavoro, beh, la cosa necessaria è separare i due ambiti, amicizia e lavoro, come è stato fatto con un’amica, l’avvocato Flick, con la quale si lavora con grande successo, ma separando questi due ambiti.»

Un rapporto con le donne, “amiche colleghe”, molto vivo. Cos’è che determina un rapporto facile e quando invece difficile?

«C’è da considerare che io vivo, a tutti gli effetti, in un mondo di uomini, sia nell’impegno sindacale, con associazione di categoria, che nel mio ruolo di imprenditrice.»

«Devo ammettere che noi donne abbiamo un potenziale immenso e questo è innegabile. Il problema è che non facciamo “rete”, questa è la grande differenza dagli uomini che, in certe situazioni, fanno più squadra di noi.»

«Personalmente ho la fortuna di lavorare con due donne che sono appunto amiche e colleghe l’Avv. Caterina Flick e la Dott.ssa  Marcheselli, che fanno parte del mio team, del mio lavoro. Siamo veramente unite da un grande spirito di sacrificio e questa è una cosa che ci porta ad “andare oltre” e di non soffermarci sulle piccole cose. Dico sempre: concentriamoci sulle grandi cose. In questo, sinceramente ritrovo la mia tendenza a rimanere affascinata dall’intelligenza e trovare donne intelligenti  è un forte stimolo, perché l’intelligenza permette di andare oltre alle scaramucce e ti consente di riconoscere i meriti e le capacità degli altri. Il complimento che una donna fa ad un’altra donna è un complimento disinteressato, se sei sincero, e questo è un altro plus importante del rapporto.»

Nella tua azienda come ti descriveresti come donna ?

«Mah, se guardo a Simona in azienda, mi descrivo come una persona che lascia molto spazio agli altri, le decisioni sono sempre concertate e condivise con tutti. Il successo del team è un riconoscimento importante, perché significa che c’è di base un successo individuale. Se siamo capaci di lavorare serenamente insieme, allora il team si struttura, cresce ed è vincente. Il lavorare a testa bassa … il sacrificio è il collante che ci unisce.»

Mi racconti un po’ questo ramo della tua attività, la “web reputation”

« Dobbiamo renderci conto che Internet è un palcoscenico e su questo palcoscenico giocano il ruolo diversi attori, dei quali, spesso, i principali sono la vittima e colui che persegue la vittima. Ecco, la “Web reputation” si inserisce in questo contesto. É un’attività nuova, a tutti gli effetti una nuova professione del digitale che in USA e in Canada esiste già da tempo.

Si tratta di cambiare in meglio la reputazione online,  di aziende, personaggi pubblici, imprenditori, che sono spesso oggetto di commenti, informazioni scorrette da parte di chi, sul web, si sente autorizzato a scrivere di tutto e di tutti. E allora noi interveniamo ripristinando la correttezza dell’informazione, facendo rimuovere dal web le notizie false e diffamatorie»

 

Il Web è la corsia preferenziale di chi vuol fare “di una bugia una verità e di una verità una bugia”, per denigrare, danneggiare chicchessia, a partire dalla vittima fino ad arrivare al pubblico che osserva, legge e si fa un’idea, il più delle volte parziale se non addirittura infondata. Simona, a questo proposito è molto chiara.

 

«La persona che è stata oggetto di indagini o ha avuto dei problemi legati alla sua persona o alla sua azienda, una volta che queste situazioni legali sono state risolte, qualora ci fosse stata un’assoluzione, un’archiviazione, non è giusto che tali notizie rimangano sul  web.

Noi offriamo la correttezza dell’informazione, facendo rimuovere le notizie false e pretestuose, rettificandole o aggiornandole, in base a precisi criteri. Partiamo sempre dalla considerazione che un giornalista, ma chiunque si senta in diritto di scrivere sul web, può scrivere contenuti offrendo l’informazione certa, ma può anche aggiungere elementi personali, considerazioni proprie che diventano delle vere e proprie illazioni, perché non sono supportate da documenti o da fatti reali. È un approccio giornalistico scorretto, che va a ledere pesantemente l’immagine della persona. La nostra azione diventa determinante, perché attraverso questa attività noi verifichiamo la correttezza sulla base di dati certi, quali archiviazioni, assoluzioni, ma anche errori giudiziari, per non parlare poi dei casi di omonimie che sono veramente molti e che si ripercuotono pesantemente online e diventano un vero problema sul quale lavoriamo molto.»

 «Proprio oggi è uscito un bellissimo articolo sul nostro blog, a cura dell’Avv. Flick, dove si parla di questo… di correttezza, di deontologia  dell’informazione e quindi la difesa della reputazione di aziende alberghiere o ristoranti che vengono diffamati da recensioni false su Tripadvisor, da parte di competitor sleali, come il ristoratore che apre un locale vicino ad un altro e diffama il suo vicino per i propri interessi.»

«Sul web si rende sempre più necessario un monitoraggio, perchè allo stato attuale delle cose, tutto è pubblicabile ed è senza controllo. È importante che ci sia un limite a tutto quello che viene pubblicato solo per solleticare la curiosità del lettore o alimentare la morbosità del pubblico. Una grande problematica riguarda le “fake news” o “bufale”.

Questo è un altro tema importante sul quale stiamo lavorando insieme all’analisi di responsabilità, osservando cosa succede nel tessuto sociale e fino a che punto tutto sia pubblicabile da chiunque. Ricordiamo molti casi di cyberbullismo o di “revenge porn”. Ci auguriamo che questo trovi presto una strada procedurale e legiferata.» (http://www.siroconsulting.com/)

 

Se volete saperne di più, la redazione vi risponderà. Compilate il form, per scriverci.

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