L' Artigian-Artista

“Colori e note “: un artista in ricerca

Pittore, cantante-cantore, musicista, scrittore… Egildo Simeone.

Mi è stato presentato , da Savina ( la nostra blogger) e mi è parso da subito una persona con tanto da dire,perché le persone che ricercano sono questo…sono curiose, colme di domande ed hanno una mente associativa.

Dalle sue prime frasi l’intervista fa emergere sfaccettature chiare della sua personalità:

«Sono sempre alla ricerca di qualcosa. La strada della “crescita” non è mai facile ma ho avuto la fortuna di incontrare persone eccezionali nella mia vita che mi hanno aiutato a ritrovarla,  persone stupende delle quali sto scrivendo … uomini religiosi, registri cinematografici,  persone semplici, amici del cuore. »

«Recentemente ho iniziato anche a  scrivere, perché Francesco non mi lascia spazio sufficiente per dipingere. Sono partito dalla trascrizione del diario di un viaggio che ho fatto in Russia nel 1992, dove andai per dei corsi di pittura.»  Francesco, tutto il suo mondo, è il figlio arrivato quattro anni fa, quando era già un uomo maturo ma ancora con un serbatoio infinito di creatività da esprimere.

«Se da un lato sono felice di avere la stabilità di una famiglia, dall’altro ci sarebbe la voglia di avere più spazio per fare altro. Mi sento con i piedi per terra ma con la testa sono proteso verso l’alto. Ho un’anima artistica, un’anima anche molto legata alle tradizioni, agli avi. Mi piacerebbe sapere, conoscere tutto del mio antico passato.»

Il tono della voce è caldo, pacato, e traspare tutto questo voler “mordere il freno” per la vena creativa che lo alimenta e che lui alimenta fin da quando era più giovane e che, dall’astrattismo che lo attirò ai tempi dell’accademia di Belle Arti, lo ha portato ad interessarsi sempre più alla rappresentazione delle Icone. Una passione insolita per un occidentale, che arriva forse da un Credo che ha preso sempre più spazio nella sua esistenza.

«Se si vuol rendere l’intensità delle icone si deve essere almeno un credente, avere fede, credere nel Cristo. Questo consente di scoprire la profondità teologica, quella del cristianesimo, anche attraverso i colori, i tratti così definiti e mai approssimativi. Dopo il primo momento in cui disegnavo benissimo (in modo classico), durante l’accademia mi sono innamorato dell’astratto che, per certi versi ho colto anche nei tratti delle icone russe. Se solo guardassimo da vicino queste icone scopriremmo un dinamismo che le avvicina molto all’astrattismo. Anche i volti non sono legati alla naturalità, all’anatomia. Sono volti molto particolari, quasi invenzioni, occhi grandissimi, naso piccolo, affilato, bocca piccola, teste sproporzionate. C’è un mondo dietro a queste caratteristiche. Restituiscono la profondità e la forte tensione interiore, resa dalla staticità estetica, visiva.»

C’è una grande passione nelle sue parole. « A me piace tantissimo quel mondo anche se non seguo fedelmente le regole dell’iconografia … sono un po’  “fuori legge”.»

Sorride. «Io sono nato in un paese latino e quindi va bene copiare ma reinventando, secondo i nostri canoni.»

Ma questo è solo uno degli aspetti che fanno di Egildo un artigian-artista. Al quadro di questo primo appuntamento con lui, si aggiunge la sua passione vitale per la musica.

La musica fa da colonna sonora mentre vive la vita di tutti giorni e mentre dipinge.

«Suono fin da quando ero bambino ma non so niente di musica. Non la conosco. È il mio orecchio musicale che mi permette di suonare il pianoforte, la chitarra, o le percussioni, gli strumenti a fiato improvvisando sonorità nuove. Ho il dono del canto, utilizzo la voce anche in modo “strano” per evocare immagini o sensazioni, spaziando dal gregoriano alla musica popolare. La musica per me è tutto. È la mia colonna sonora quando dipingo, perché mi aiuta a concentrarmi.»

«Penso che pittura e musica si integrino a vicenda. Ho partecipato a spettacoli dove c’era sia la musica, sia la lettura e io dipingevo … un’unità di musica e pittura che sento appartenermi in pieno. Canto sempre, se non posso farlo a voce alta, canto interiormente … Ho sempre la musica dentro, per me è tutto.»

Capiamo dal suo racconto perché la sua nota, quella di questi tempi sia il LA Maggiore, la nota del diapason che vibra e mette in armonia gli altri strumenti, La nota di chi sa guardare oltre e tenta di comprendere il modo per accordarsi con la vita e con gli altri. Una nota che si sposa perfettamente con i suoi colori, quelli nei quali si trova meglio: il blu in tutte le sue gradualità e sfumature, partendo dal verde fino ad arrivare al viola. Colori “alti”, che si lasciano alle spalle quello che c’è di pesante e che lo portano a citare una frase di Dostoevskij, la sua preferita : “La Bellezza salverà il mondo”.

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